Corso semi-serio su come vi rovino le giornate attraverso la poesia Lezione 1: come una sensazione diventa metafora

Lo so: probabilmente non ve ne frega nulla.
Ma se siete qui… magari un pochino sì.

Quando scrivo, di solito non parto da una grande idea.
Parto da una cosa piccola.

Una luce che mi colpisce in un certo modo.
Un sapore.
Un rumore.
Un oggetto lasciato lì.
Una tazza.
Un foglio.
Una frase che sembra innocente e invece apre una crepa.

Poi succede il danno.

Quella cosa reale smette di essere solo reale e diventa altro.
Il caffè non è più caffè.
Il foglio non è più foglio.
Una macchia diventa una ferita.
Un sapore amaro diventa una verità che non riesci più ad addolcire.

Ed è più o meno così che nasce questa poesia.

Allora prendiamo in esame “Ops mi è caduto il caffè.”

L’ennesima tazza di caffè.

Diciamo che non bevo e non fumo, ma recupero col caffè

E per par condicio…
ne faccio bere un po’ anche al foglio.

Diciamo che potrebbe essermi caduto il caffè sul foglio…potrebbe….

Lui piange.
Lacrime marroni.

Il caffè caldo addosso non è mai piacevole…


Forse ricorda
da dove viene il caffè.

Diciamo che la filiera del caffè… non è trasparentissima…


O forse soffre più di me.

Ogni tanto ci vuole un po’ di sano ottimismo!

Poi lancia un urlo muto.
Il caffè scottava.
Un urlo così forte
che persino i pipistrelli della zona
sono caduti giù come foglie senza autunno.

Mi piaceva l’idea che il foglio urlasse a ultrasuoni, e i pipistrelli, poverini, fossero gli unici in grado di sentirlo…

Io continuo a scrivere.
Calligrafia incerta.
Pressione forte.
Quasi lo strappo.
Correggo.
Cancello.
Riscrivo.

Questa è la parte fisica, in cui si suda per scrivere; ma non per la “fatica” del gesto: per cercare le parole che possano colpire sia male che bene…

E scrivo di te.
Perché sei in ogni poesia,
anche in quelle
dove non ci sei.

La musa non è sempre presente nella poesia: a volte la guarda, a volte la indica, a volte… la mangia.
Ma è sempre lì.

Ah, e non è sempre una persona. Magari può essere l’idea di una persona, perché, in fondo, le persone non sono perfette; ma magari l’idea che abbiamo di loro sì…

Tu mi hai insegnato a vivere.
A pensare.
A scrivere.
A bere il caffè amaro.

Qui ho messo un pezzo di vita vissuta: ultimamente ho perso molto peso tra dieta e allenamento, e il caffè amaro è una delle chiavi che mi sta accompagnando nel percorso…

E grazie a questo
ho capito una cosa.
Che anche se proviamo ad addolcire la realtà…
lei torna sempre,
puntuale,
e presenta il conto.

Questo pezzo è banale, quasi didascalico, ma non per questo meno doloroso.
O almeno, ha fatto male a me…

Allora tanto vale viverla così com’è.
Integrale.
Cruda.
Senza zucchero.

E poi, a un certo punto, ci si rimbocca le mani e si affronta un sorriso che non c’è più, per convincerlo a tornare…

Tanto ci sei tu.
Che addolcisci persino il fiele.

Vabbè, poi la chiusura fa capire che il mondo, a volte, è meno amaro se lo si guarda in due…

La poesia completa è qui:
https://fuoconero.com/2025/11/28/ops-mi-e-caduto-il-caffe/

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13 pensieri riguardo “Corso semi-serio su come vi rovino le giornate attraverso la poesia Lezione 1: come una sensazione diventa metafora

  1. Mi è piaciuto il modo in cui parli di un certo processo creativo. A volte un’opera può essere un lavoro complesso che ha una struttura ben costruita e pensata nel tempo, mentre a volte può essere una scintilla del momento che viene fuori come un fiume in piena.

    1. Grazie mille, mi fa piacere che sia arrivato questo aspetto.

      In realtà l’idea è anche quella di andare a ripescare vecchi post senza eliminarli e riscriverli, perché in fondo appartengono al momento in cui sono nati.

      Vorrei provare a dargli una cornice più organica: non correggere il passato, ma rileggerlo, raccontarlo, spiegare cosa c’era dietro quella scintilla o quel fiume in piena.

      Un modo per far respirare di nuovo testi vecchi, senza tradirli.

    1. Ahahah allora non sono solo 😄
      Ogni tanto il foglio diventa parte integrante della ricetta… un po’ d’inchiostro, un po’ di caffè e via 😅
      Credo che la distrazione sia il prezzo da pagare quando la testa corre più veloce delle mani.

      1. Anche in Una specie di Scintilla a un certo punto Addie dice che la testa va più veloce della mano e per questo la grafia non è un granché. Mi hai fatto tornare in mente questo passaggio del romanzo, che è brevissimo, ma secondo me rappresenta la disgrafia in un certo senso.

  2. Certo, appena trovo un attimo gli do un’occhiata volentieri. Tra presentazioni e lavoro “normale” sono un po’ impicciato, però intanto ho messo i prossimi eventi nella sezione apposita del sito.

    Comunque sulla grafia ti capisco fin troppo bene: la mia sembra davvero quella di un bambino. Una volta mandai una cartolina a una mia ex e la madre pensò fosse del cugino di 7 anni… livello calligrafia: “prima elementare, ma con trauma” 😂

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