L’ennesima tazza di caffè.
E per par condicio…
ne faccio bere un po’ anche al foglio.
Lui piange.
Lacrime marroni.
Forse ricorda
da dove viene il caffè.
O forse soffre più di me.
Poi lancia un urlo muto.
Il caffè scottava.
Un urlo così forte
che persino i pipistrelli della zona
sono caduti giù come foglie senza autunno.
Io continuo a scrivere.
Calligrafia incerta.
Pressione forte.
Quasi lo strappo.
Correggo.
Cancello.
Riscrivo.
E scrivo di te.
Perché sei in ogni poesia,
anche in quelle
dove non ci sei.
Tu mi hai insegnato a vivere.
A pensare.
A scrivere.
A bere il caffè amaro.
E grazie a questo
ho capito una cosa.
Che anche se proviamo ad addolcire la realtà…
lei torna sempre,
puntuale,
e presenta il conto.
Allora tanto vale viverla così com’è.
Integrale.
Cruda.
Senza zucchero.
Tanto ci sei tu.
Che addolcisci persino il fiele.

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