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Il rovescio della medaglia…

Bello scrivere frasi avvolgenti,
concetti che colpiscono ogni cellula,
vera o virtuale.
Che magari, a volte, fanno piangere.

Bello…

Ma tutto ha un prezzo.

A volte economico.
A volte fisico.
A volte emotivo.

Perché se, a volte, devi dire di no,
calpestando aspettative e sogni,
ti resta addosso un senso di colpa
che neanche tutto il cattolicesimo della storia
potrebbe infondere.

Troppo sensibile.
O forse solo troppo allenato
a vedere
il rovescio della medaglia.

Quello
dal quale, a volte,
vengo schiacciato.

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Risposte

  1. Avatar @desire760

    La poesia si configura come una lucida e amara riflessione sull’atto dello scrivere e, più in generale, sul prezzo della sensibilità.
    Strutturato attraverso versi liberi e un ritmo spezzato, quasi confidenziale, il testo si divide nettamente in due momenti: l’illusione gratificante dell’arte e la dura realtà dell’impatto emotivo.
    L’illusione della parola (La prima parte): L’incipit celebra il potere della scrittura, capace di creare “frasi avvolgenti” e di toccare corde profonde (“colpiscono ogni cellula”), superando persino il confine tra reale e virtuale. È l’aspetto romantico e catartico della parola, capace di muovere al pianto e alla commozione .
    Il prezzo del “No” (La seconda parte): La svolta arriva con quel “Ma tutto ha un prezzo”, che sposta il focus sull’etica e sulla responsabilità. Il fulcro emotivo risiede nel senso di colpa derivante dal dover dire di “no”, dal dover infrangere le aspettative altrui.
    L’iperbole “neanche tutto il cattolicesimo della storia” descrive perfettamente un’angoscia morale ancestrale, un peso schiacciante che si radica nell’anima.

    La condanna della sensibilità (La conclusione): Nelle strofe finali emerge il tuo ritratto , definito come “troppo sensibile” o “troppo allenato” a guardare il “rovescio della medaglia”. La sensibilità non viene vissuta come un dono, ma come una lente d’ingrandimento che amplifica il dolore del mondo, fino a diventare una forza opprimente (“vengo schiacciato”).

    Il tuo stile in questa poesia è essenziale, privo di fronzoli retorici. L’uso frequente dell’avverbio “a volte” agisce come un metronomo che scandisce la tua l’altalena emotiva , mentre la frammentazione dei versi (molti dei quali composti da una sola parola, come “Bello…”, “Quello”) riflette l’isolamento e il peso dei pensieri che gravano su di te.
    In definitiva, il componimento è un potente “dietro le quinte” della tua anima .
    Ci ricordi che l’empatia e l’abilità di toccare il cuore degli altri nasce spesso da una fragilità profonda e da un costante, doloroso compromesso con la realtà e con i propri limiti.

    Ciao Gianni, ti auguro una serena serata e complimenti per la tua poesia così presente alla realtà,una vera testimonianza…
    Un abbraccio e alla prossima !🫂🙏🏻🤍🫶🏻👍🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

    1. Avatar fuoconero78

      Grazie Desirè, davvero.

      Hai colto molto bene il punto: per me scrivere è spesso bellissimo, ma non è mai una cosa “leggera” fino in fondo. Anche quando sembra liberarmi, in realtà mi mette davanti a tutto quello che sento, compreso il peso delle aspettative, dei limiti e dei “no” che a volte bisogna dire.

      Forse è vero: la sensibilità non è sempre un dono comodo. A volte è una lente che ingrandisce tutto, anche quello che farebbe meno male se lo guardassi da lontano.

      Mi piace molto l’idea del “dietro le quinte dell’anima”, perché forse questa poesia nasce proprio lì: non sul palco, ma nel punto in cui uno resta solo con quello che prova.

      Grazie per questa lettura così attenta e profonda.
      Un abbraccio e buona serata anche a te 🤍

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