Camilla,
il tuo nome viene dagli dèi,
da chi serviva il sacro senza paura,
con le mani pulite e il cuore in fiamme.
Forse non porti un incenso,
ma quando sorridi, la città profuma di te.
Hai Roma negli occhi,
e Roma ti riconosce —
nelle sere di pioggia, nei cori,
nelle ombre che sanno di casa.
Sei come quei riti antichi
che nessuno ricorda ma tutti sentono,
come una preghiera detta sottovoce
davanti a un gol al novantesimo.
Camilla,
sei la fanciulla libera dei templi antichi,
ma anche la tifosa che non smette di credere.
Hai il fuoco di chi non si inginocchia,
e la grazia di chi, anche nel buio,
illumina gli altri.
E io che ti guardo,
resto un po’ in silenzio —
perché in te Roma prega ancora,
e io, senza accorgermene, con lei.
