C’era un tempo in cui mi nascondevo anche dallo specchio.
Non per paura del giudizio degli altri — quello, in qualche modo, l’ho sempre saputo schivare — ma per il mio.
Ogni mattina iniziava con una piccola menzogna: “Domani cambio.”
E poi domani arrivava, uguale a ieri, solo un po’ più pesante.
Avevo perso il ritmo delle cose semplici: dormire bene, respirare piano, sentirmi dentro il mio corpo.
Mi sembrava di trascinarmi in un involucro che non mi apparteneva più.
Non era solo una questione di chili. Era un confine tra due versioni di me: una che si lasciava andare, e un’altra che non smetteva di urlare, anche quando nessuno la sentiva.
Poi, un giorno qualunque, ho messo le scarpe e sono uscito.
Non avevo un piano, solo la voglia di sporcarmi di fatica.
Ogni passo era un piccolo tradimento alla mia vecchia abitudine di fermarmi.
Il fiato corto diventava ritmo, la stanchezza diventava musica.
La prima volta che ho sudato davvero, ho capito che stavo piangendo senza lacrime.
Quel sudore era la forma più onesta di perdono che potessi darmi.
Non è stato un colpo di scena. È stata una serie infinita di oggi è il domani di ieri, come dico nella mia canzone.
Giorni in cui mi odiavo e altri in cui mi sorprendevo a sorridere per un nulla.
Ogni volta che perdevo un chilo, guadagnavo un pensiero.
Ogni volta che mi guardavo allo specchio, riconoscevo un pezzo del me che avevo lasciato per strada.
Qualcuno mi ha detto: “Non sei più lo stesso.”
Aveva ragione, ma non nel modo in cui pensava.
Non sono fatto di marmo.
Sono fatto di errori, tentativi e ricadute.
Sono cambiato perché ho smesso di fingere di essere immutabile.
Ho imparato a lasciar andare la versione di me che pesava più dei miei chili.
Ho smesso di chiedere scusa al corpo che ho, e ho iniziato a ringraziarlo per quello che fa.
Adesso il confine tra ieri e oggi è sottile, ma lo rispetto:
non è più una barriera, è un promemoria.
Quando mi guardo allo specchio, non vedo un corpo diverso.
Vedo una storia che si è riscritta da sola,
una canzone che si è accordata con la mia vita.
E se un giorno mi sentirò di nuovo perso,
saprò dove tornare:
a quel primo passo, quando non ero ancora nessuno —
ma avevo finalmente deciso di diventarlo.
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