Sono al posto di guida
e su quello del passeggero.
Non posso scegliere.
Mi tocca guardare la strada
mentre mi distraggo
osservando di lato
chi potrei essere.
Un’ombra mi invade metà viso.
Non importa se l’altra metà è illuminata
dal sole
o dai lampioni.
Ogni volto ha un suo rapporto con la luce,
col tempo,
con le altre umanità,
con i volti illuminati male
che incontriamo per sbaglio
o per destino.
L’asfalto è umido.
Le gomme trattengono un istante
prima di cedere.
Impugno il volante
come se non fosse davvero mio.
E la vita sterza
senza chiedermi il permesso.
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Ciao Gianni la tua è una poesia incredibilmente intensa e profonda !
La sensazione di essere al posto di guida, ma di non avere il controllo è davvero formidabile.
L’immagine dell’ombra che invade metà viso è potente e simbolica.
Mi piace come descrivi la vita che sterza senza chiedere il permesso, è una metafora perfetta per la sensazione di impotenza e di incertezza che tutti noi proviamo a volte e senza che ci sia un motivo eclatante.
La descrizione dell’asfalto umido e delle gomme che cedono è molto realistica e aggiunge un tocco di tensione alla poesia.
L’ultima frase, ” E la vita sterza senza chiedermi il permesso “, è un finale perfetto, lascia chi legge con un senso di riflessione e di introspezione.
È una poesia molto personale e toccante, sembra che tu abbia catturato un momento di vulnerabilità e di verità.
Il titolo “Derapate” è un po’ enigmatico, ma dopo aver letto la poesia, penso che si riferisca al momento in cui la vita prende una svolta inaspettata e noi non possiamo fare altro che lasciarci trasportare.
Potrebbe essere un trauma antico o un momento di grande vulnerabilità che ha ispirato la tua poesia.
La sensazione di impotenza e di perdita di controllo è palpabile, e il tuo linguaggio è molto evocativo e riesce a trasmettere questo senso di turbamento.
È bello vedere come la poesia possa essere un modo per elaborare e comprendere le proprie emozioni e esperienze.
Questa tua poesia mi ha portato indietro nel tempo quando fresca di patente ho fatto un paio di incidenti ,uno lieve , ma il secondo è stato brutto perché sterzando male sono entrata nella porta di una casa a pianterreno mentre stavano pranzando e la signora che tra l’altro era la nostra vicina di casa , si è armata di bastone e mi voleva demolire: sono rimasta incastrata nella porta e l’ auto tutta ammaccata, quando sono riuscita ad uscire dall’ auto la cosa non è migliorata perché la mia auto che ero abituata a guidare era piccolina mentre ero alla guida dell’ auto di mio cognato che aveva una Jaguar nuova di zecca ed era molto più grande e così ho fatto un macello . Tanti soldi per riparare il muro e la porta e l’ auto di mio cognato rimessa a nuovo. Ero mortificata e quella signora ,per giunta dirimpettaia, mi guardava con odio .
Non sono stata capace di rimettermi alla guida per un paio di mesi, poi mio padre mi diede coraggio e finalmente riuscii di nuovo a guidare.
Buona giornata Giovanni.!
Complimenti per la poesia 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻 mi ha portato un vecchio ricordo, non bello, ma un ricordo dei miei diciott’anni.👍🏻🙋🏻🫶🏻🚗🤗
Che commento potente… e che ricordo mi hai regalato.
Ti ringrazio davvero, perché non ti sei fermata a leggere la poesia: l’hai attraversata.
E quando qualcuno ti racconta un pezzo dei suoi diciott’anni così, con quella sincerità lì, è un dono.
Mi ha colpito molto l’immagine di te incastrata nella porta, la Jaguar troppo grande, la vergogna, lo sguardo della vicina… sono scene che restano addosso. E forse è proprio questo il punto: a volte non è l’impatto in sé, ma quello che ci rimane dentro dopo.
Hai fatto una cosa enorme però — sei tornata a guidare.
Con paura, con esitazione, ma sei tornata.
E quella è la vera “derapata” superata.
La poesia non nasce da un trauma preciso, ma da quella sensazione sottile che ogni tanto arriva: credi di avere il volante saldo e invece l’asfalto è più umido di quanto pensassi. La vita non sempre chiede il permesso, ma noi possiamo scegliere se lasciare il volante o stringerlo di nuovo.
Il titolo è enigmatico apposta: non parla solo di incidenti, ma di quelle curve improvvise che ti fanno perdere equilibrio… e poi ti insegnano a guidare meglio.
Grazie per aver condiviso il tuo ricordo, anche se non è bello.
A volte sono proprio quelli che ci insegnano più di tutti.
Un abbraccio grande 🤗🚗