Bentornati su Ani… MALE, la rubrica dove scopriamo che la natura è strana, crudele e ogni tanto ci sorprende
Oggi parliamo di un animale apparentemente fragile.
Non ha artigli.
Non ha zanne.
Non ha corna.
Non ha corazze.
Non vola.
Non nuota particolarmente bene.
Non corre più veloce di un ghepardo, di un cavallo, di un’antilope o probabilmente nemmeno del cane del vicino quando vede un piccione.
Eppure, sulla lunga distanza, questo animale è uno dei più impressionanti del pianeta.
L’essere umano.
Noi siamo abituati a pensarci come animali fisicamente deboli.
E in parte è vero.
In uno scontro diretto con quasi qualunque animale selvatico di taglia media, la nostra strategia migliore sarebbe fingere di essere parte dell’arredamento.
Però abbiamo una superpotenza sottovalutata:
la resistenza.
Gli esseri umani sono tra i migliori animali al mondo nella corsa di lunga durata.
Non nello scatto.
Non nei cento metri.
Lì veniamo umiliati da mezza savana.
Ma quando la distanza aumenta, quando il caldo diventa un problema, quando bisogna continuare per ore, allora la faccenda cambia.
Il nostro corpo ha alcune caratteristiche molto particolari.
Camminiamo e corriamo su due gambe.
Abbiamo tendini e muscoli adatti a risparmiare energia durante il movimento.
Possiamo respirare senza essere obbligati a seguire esattamente il ritmo dei passi.
E soprattutto sudiamo.
Tanto.
In modo imbarazzante.
Ma utilissimo.
Molti animali quadrupedi, quando corrono a lungo, hanno un problema enorme: si surriscaldano.
Devono fermarsi, respirare, recuperare, abbassare la temperatura.
Noi invece possiamo raffreddarci sudando su quasi tutto il corpo.
Il che ci rende pessimi da abbracciare dopo una corsa, ma molto efficaci nel non collassare.
Secondo alcuni studiosi, questa capacità potrebbe aver avuto un ruolo importante nell’evoluzione umana.
I nostri antenati avrebbero potuto praticare la cosiddetta caccia per sfinimento.
La scena è questa.
Un’antilope scappa.
È molto più veloce dell’uomo.
Vince subito.
Poi però si ferma.
Deve raffreddarsi.
L’uomo arriva.
L’antilope riparte.
Vince di nuovo.
Si ferma di nuovo.
L’uomo arriva di nuovo.
E così per ore.
Alla fine, l’animale non viene battuto in velocità.
Viene battuto in ostinazione.
In pratica l’essere umano ha guardato la natura e ha detto:
“Tu sei più veloce, più forte e più elegante.
Però io sono più testardo.”
E questa, a quanto pare, è stata una strategia evolutiva niente male.
Naturalmente non significa che siamo imbattibili.
Un cavallo, per esempio, resta un atleta straordinario e su molte distanze ci batte senza problemi.
Ma esistono gare particolari, come la famosa Man versus Horse Marathon in Galles, in cui uomini e cavalli competono sullo stesso percorso.
E qualche volta hanno vinto gli uomini.
Non sempre.
Non spesso.
Ma il fatto che sia anche solo possibile dice molto.
Perché l’essere umano non è costruito per dominare in una singola prova.
È costruito per durare.
Possiamo camminare per ore.
Correre a ritmo moderato per distanze enormi.
Portare carichi.
Adattarci a climi diversi.
Continuare anche quando altri animali devono fermarsi.
Siamo deboli?
Dipende.
Se la gara è sollevare un masso, sì.
Se la gara è mordere qualcuno, decisamente sì.
Se la gara è sopravvivere a una maratona sotto il sole, forse un po’ meno.
Alla fine, la nostra forza non è stata essere i migliori in tutto.
È stata essere abbastanza bravi in tante cose.
E soprattutto capaci di non mollare.
Per questo, quando pensiamo all’essere umano come animale, forse dovremmo smettere di immaginarlo solo come una scimmia spelacchiata con l’ansia.
Siamo anche questo, certo.
Ma siamo pure una macchina da resistenza.
Un animale capace di inseguire il futuro per chilometri, sudando, inciampando, lamentandosi…
ma continuando ad andare avanti.
E forse è proprio questa la nostra vera superpotenza.
Non correre più veloce degli altri.
Ma arrivare ancora lì, quando gli altri si sono fermati.
Fonti
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15549097/
- https://carrier.biology.utah.edu/Persistence%20Hunting.html
- https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0047248408001358
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41205424/
- https://en.wikipedia.org/wiki/Man_versus_Horse_Marathon

Ho qualche perplessità perché se penso agli uccelli, che volano per migliaia di chilometri senza femrarsi mai, ai cammelli nel deserto che percorrono lunghe distanze in un territorio ostile, ai lupi che sopportano fame e freddo, (solo per fare esempi), non vedo l’umano vincente.
Hai ragione, ma infatti l’articolo non dice che l’uomo sia il più resistente in assoluto. Se prendiamo una singola caratteristica, quasi ogni animale ci batte in qualcosa: gli uccelli nelle migrazioni, i cammelli nel deserto, i lupi nella sopravvivenza al freddo, i pesci negli abissi.
La particolarità dell’essere umano è un’altra: siamo incredibilmente versatili. Non siamo i migliori in quasi nulla, ma siamo tra i pochi capaci di adattarci a quasi tutto. Dall’Artico ai deserti, dalle montagne alle città, correndo maratone sotto il sole o attraversando oceani su una zattera.
In un certo senso la nostra forza non è vincere una gara specifica, ma riuscire a partecipare a tantissime gare diverse.
Sì, è vero, però gli animali usano solo ed esclusivamente il loro corpo per fare qualunque cosa, noi no. 😉
Sì, è vero 😉 però anche lì secondo me conta la versatilità.
Un essere umano allenato può fare apnea per diversi minuti, correre maratone o ultramaratone, nuotare a lungo, scalare montagne, sopportare caldo e freddo: magari non sarà mai “il migliore” in una singola specialità, ma può diventare discretamente forte in tante cose molto diverse.
Molti animali invece sono straordinari, ma super specializzati. Il cammello è pazzesco nel deserto, l’uccello migratore nel volo, il lupo nel freddo e nella caccia di resistenza. Però difficilmente lo stesso animale eccelle in contesti così diversi.
Poi hai ragione: noi abbiamo anche cultura, strumenti e allenamento consapevole. Gli animali no. Ma forse è proprio quello il “superpotere” umano: non solo il corpo, ma la capacità di capirlo, allenarlo e adattarlo.