Un congelatore dovrebbe congelare. Eppure, in diversi supermercati europei, qualcuno sarebbe riuscito a trasformarlo in una specie di forno. Ma come può una macchina progettata per raffreddare arrivare addirittura a 70 gradi? La risposta è nascosta tra termodinamica, elettronica e sicurezza informatica.
Il giorno in cui il freddo è impazzito
Immaginate di entrare in un supermercato, avvicinarvi al banco dei surgelati e scoprire che, anziché custodire prodotti a -18 °C, il congelatore segnala una temperatura degna di una giornata nel deserto. Anzi, molto peggio.
È lo scenario raccontato dalle notizie arrivate dall’Europa il 2 novembre 2026. In Svezia, Belgio, Lussemburgo e anche Estonia, diversi punti vendita hanno segnalato problemi ai sistemi di refrigerazione riconducibili, secondo le prime ricostruzioni, a intrusioni informatiche.
La catena svedese ICA ha confermato anomalie in un numero limitato di negozi e Coop ha riferito problemi in sei punti vendita. Un supermercato ha parlato di impostazioni portate a 50 °C; in un altro è stata segnalata una lettura di 55 °C. In Belgio, Delhaize ha confermato un incidente informatico relativo ai sistemi di refrigerazione di decine di negozi, mentre Carrefour ha riferito un impatto più limitato.
Alcune testate hanno citato addirittura 70 °C in supermercati belgi. Ma occorre essere precisi: quel valore non risultava confermato dall’azienda e, soprattutto, non è sempre chiaro se si riferisca alla temperatura impostata nella centralina, a un sensore dell’impianto oppure all’aria all’interno del banco.
Non è il primo episodio. Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2026, in Francia, un attacco contro i controllori di refrigerazione di centinaia di supermercati ha causato gravi perdite di alimenti. In alcuni casi le temperature sono state segnalate a 50 °C e i cicli di sbrinamento sarebbero stati prolungati per ore.
Ma un freezer può davvero raggiungere temperature così elevate? Per rispondere dobbiamo prima dimenticare gli hacker e occuparci di fisica.
Un frigorifero non produce freddo
Cominciamo da un concetto che sembra banale, ma non lo è: il freddo non è qualcosa che viene prodotto. È il risultato della sottrazione di calore.
Un frigorifero utilizza un circuito termodinamico per trasferire energia termica dal proprio interno verso l’ambiente esterno. Compressore, condensatore, dispositivo di espansione ed evaporatore collaborano per realizzare questo trasferimento attraverso un fluido refrigerante.
Per questo alcune parti esterne di un frigorifero risultano calde: l’energia estratta dal vano interno viene ceduta all’esterno, insieme all’energia elettrica usata dal compressore.
E se spegniamo il compressore? Il congelatore smette di raffreddare. Nel tempo, la sua temperatura tende ad avvicinarsi a quella dell’ambiente circostante. Se la stanza è a 22 °C, non c’è alcun motivo per cui un freezer spento debba arrivare spontaneamente a 70 °C.
Ed è qui che la vicenda diventa interessante.
Il segreto è nello sbrinamento
I grandi impianti commerciali hanno un problema che conosciamo anche dai congelatori domestici: il ghiaccio. L’umidità dell’aria può depositarsi sulle superfici fredde dell’evaporatore, congelare e ostacolare lo scambio termico.
Per continuare a lavorare bene, l’impianto deve periodicamente liberarsi di quella formazione di ghiaccio. Il processo si chiama sbrinamento, in inglese defrost.
Esistono tecniche diverse: arresto del raffreddamento, utilizzo di gas refrigerante caldo o vere e proprie resistenze elettriche. Il paradosso è evidente: per proteggere il freddo, a volte bisogna usare il calore.

Normalmente il sistema è controllato: sensori e centraline stabiliscono quando avviare lo sbrinamento, quanto farlo durare e quando interromperlo. Ma cosa accade se qualcuno riesce a manipolare proprio quelle istruzioni?
Immaginate che il raffreddamento resti sospeso e che un riscaldatore, o un circuito di sbrinamento a gas caldo, continui a funzionare molto più del previsto. Il congelatore non si limita più a perdere lentamente il freddo: riceve attivamente energia termica.
È questa la chiave dell’attacco francese descritto dalla stampa e del meccanismo indicato da tecnici belgi nei nuovi episodi: forzare o prolungare la modalità di sbrinamento. La configurazione precisa varia da impianto a impianto e non tutti gli attacchi sono stati ricostruiti in ogni dettaglio.
Ma quei 70 gradi sono davvero possibili?
Fisicamente sì, in determinate condizioni. Una resistenza elettrica può raggiungere temperature molto superiori a quelle necessarie per sciogliere il ghiaccio. Se rimane attiva, può trasferire calore alle superfici e all’aria del vano, mentre l’isolamento termico rallenta la dispersione.
Facciamo un esempio semplice. Supponiamo che un sistema di sbrinamento elettrico abbia una potenza di 2.000 watt. Se resta acceso per quattro ore, consuma 8 chilowattora di energia: ben 28,8 milioni di joule.
Energia = Potenza × Tempo
Non tutta quell’energia finirà negli alimenti: una parte viene dispersa, una parte assorbita dalle strutture e una parte impiegata per fondere il ghiaccio. Ma basta a capire perché un riscaldamento incontrollato possa essere distruttivo.
C’è però una distinzione fondamentale. Quando una notizia parla di «freezer a 70 °C», possiamo trovarci davanti ad almeno tre numeri diversi:
- La temperatura impostata nel controllore elettronico.
- La temperatura misurata da una sonda, che potrebbe essere montata sull’evaporatore o in un punto specifico del vano.
- La temperatura effettiva degli alimenti, che può crescere a una velocità molto diversa, soprattutto nei prodotti più grandi.
Un sensore vicino a una fonte di calore può mostrare valori altissimi mentre il centro di un alimento è ancora molto più freddo. Una temperatura impostata nel software, inoltre, non è la prova che sia stata raggiunta.
Il valore di 70 °C è dunque plausibile come evento fisico, ma non va trasformato automaticamente in una misurazione accertata del contenuto dei congelatori belgi. È proprio la distinzione che manca spesso nei titoli.
Non servono 70 gradi per distruggere un supermercato
La parte peggiore è che non occorre arrivare a temperature estreme per provocare danni enormi. Gli alimenti surgelati vengono normalmente conservati intorno a -18 °C, e una lunga interruzione della refrigerazione può compromettere la catena del freddo.
Quando la temperatura aumenta, il ghiaccio nei prodotti comincia progressivamente a fondere. Il rischio microbiologico dipende dal tempo, dalla temperatura realmente raggiunta e dal tipo di alimento. Non ogni cibo scongelato diventa automaticamente pericoloso; tuttavia un supermercato deve poter garantire la sicurezza dei prodotti che vende.
Se non è possibile documentare condizioni di conservazione adeguate, può rendersi necessario eliminare interi lotti. Significa scartare grandi quantità di carne, pesce, latticini e surgelati, spesso in poche ore. Il danno non è soltanto economico: è anche uno spreco alimentare enorme.
Quando un hacker modifica il mondo fisico
Siamo abituati ad associare gli hacker al furto di password, ai conti bancari o ai computer bloccati. Ma esiste una dimensione della sicurezza informatica che riguarda direttamente le macchine: la cosiddetta Operational Technology, abbreviata in OT.
Sono sistemi che monitorano e controllano processi fisici: impianti frigoriferi, linee industriali, infrastrutture idriche, energia e molti altri. Il collegamento a una rete rende più facile la manutenzione a distanza, ma espone anche nuovi punti d’ingresso agli attaccanti.
In Francia, secondo le ricostruzioni pubblicate, gli intrusi avrebbero modificato le impostazioni dei controllori e prolungato gli sbrinamenti, ritardando anche gli allarmi. In Belgio, il responsabile di una società di refrigerazione coinvolta ha raccontato che gli evaporatori erano stati attivati in modalità sbrinamento.
Le indagini devono ancora chiarire completamente responsabilità, modalità d’accesso e collegamenti fra i vari episodi. Ma la lezione è già evidente: quando un software governa una macchina, un’istruzione malevola può diventare calore, movimento, pressione o danno materiale.
Si poteva evitare?
La protezione di questi impianti non riguarda soltanto password o antivirus. Contano gli aggiornamenti, la separazione delle reti, la gestione degli accessi remoti, il monitoraggio delle anomalie e la capacità di intervenire rapidamente.
Esiste poi un principio di buona ingegneria: le protezioni essenziali non dovrebbero dipendere tutte dallo stesso sistema che può essere compromesso.
Per esempio, dove previsto dal progetto, limiti indipendenti di temperatura o di durata dello sbrinamento possono interrompere una condizione pericolosa anche quando il normale controllore non si comporta come dovrebbe. Nessuna singola misura elimina tutti i rischi: sicurezza informatica e sicurezza fisica devono essere progettate insieme.
Il vero problema non sono i 70 gradi
Torniamo alla domanda iniziale. I freezer dei supermercati hanno davvero raggiunto 70 °C? Per alcuni episodi, le informazioni pubbliche del 2 novembre non permettono di dirlo con certezza.
Ma fissarsi su quel numero rischia di farci perdere il punto. I frigoriferi non hanno violato le leggi della termodinamica. Le hanno rispettate perfettamente: se forniamo calore a un sistema e non lo smaltiamo, la sua temperatura può salire.
Il problema nasce quando una macchina esegue istruzioni che non avrebbe dovuto ricevere. E mentre affidiamo sempre più attività quotidiane a dispositivi intelligenti e connessi, il confine tra errore digitale e conseguenza fisica diventa sempre più sottile.
Forse la parte più inquietante non è che un hacker possa trasformare un freezer in un forno. È che, in certi impianti, può riuscirci senza nemmeno entrare nel supermercato.
E mentre cerchiamo di rendere tutto più intelligente, sarebbe opportuno ricordare che l’intelligenza di un sistema non coincide necessariamente con la sua sicurezza.
Fuoconero — Fisica…MENTE
Fonti e approfondimenti
- Reuters, 2 novembre 2026 — nuovi attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati europei
- Associated Press, 2 novembre 2026 — anomalie in Svezia, Belgio, Lussemburgo ed Estonia
- Euronews, 2 novembre 2026 — le segnalazioni dei 70 °C in Belgio
- Le Monde, 13 ottobre 2026 — modalità e conseguenze dell’attacco in Francia




Lascia un commento