Il delfino gode di una reputazione fin troppo buona.
Intelligente. Socievole. Elegante. Sorridente.
Il classico animale che, se esistesse LinkedIn per cetacei, avrebbe una foto professionale davanti all’oceano e nella bio scriverebbe: Problem solving • teamwork • comunicazione • orientamento al risultato.
Poi arriva Bubbles.
E Bubbles decide che, invece di catturare un pesce e mangiarselo come fanno tutti i predatori normali, è molto più interessante inseguire un altro predatore finché questo non rigurgita… e mangiarsi quello che ha appena espulso.
Signore e signori, bentornati in Ani…MALE.
Il signor Bubbles ha trovato una scorciatoia
Siamo nelle acque di Lady Elliot Island, nel settore meridionale della Grande Barriera Corallina australiana.
Qui vive un tursiope comune (Tursiops truncatus) che il personale dell’isola conosce da anni con il nome informale di Bubbles. È un maschio adulto, riconoscibile nelle osservazioni anche grazie a una caratteristica cicatrice a V sul fianco destro.
Un cetaceo rispettabile. Uno che potrebbe tranquillamente procurarsi il pranzo da solo.
E invece no.
Il suo bersaglio è il carangide dagli occhi grandi, Caranx sexfasciatus: un pesce predatore che può muoversi in banchi numerosi.

Bubbles si avvicina, osserva il gruppo, sembra scegliere un individuo preciso e parte all’inseguimento.
Non prova subito a morderlo. Non tenta di inghiottirlo. Lo segue. Il pesce accelera, cambia direzione, tenta di seminarlo. Bubbles gli rimane addosso.
Finché arriva il momento magico:
BLUARGH.
Il carangide rigurgita quello che aveva mangiato. E Bubbles… molla il pesce e mangia il contenuto espulso.
Perché evidentemente cucinare è una perdita di tempo.
Non sembra un incidente
Se fosse successo una sola volta potremmo pensare a un comportamento opportunistico: il pesce vomita per lo stress, il delfino vede del cibo gratis e ne approfitta.
Ma tra giugno 2021 e ottobre 2025 i ricercatori hanno raccolto 20 osservazioni di foraggiamento di Bubbles mentre interagiva con i carangidi. In 11 casi la sequenza si è conclusa con il pesce che rigurgitava e il delfino che consumava ciò che era stato espulso.

Durante una singola sessione Bubbles è stato osservato ripetere la procedura fino a dieci volte in circa mezz’ora.
Dieci.
Praticamente un buffet.
Pesce numero uno: BLEARGH.
Grazie.
Pesce numero due: BLEARGH.
Molto gentile.
Pesce numero tre: «Bubbles, ti prego…»
BLEARGH.
Avanti il prossimo.
E soprattutto sceglie la vittima
C’è un dettaglio ancora più interessante: Bubbles non sembra limitarsi a correre dentro il banco sperando che qualcuno perda il pranzo.
Le osservazioni indicano che seleziona un singolo carangide e continua a seguirlo ignorando quelli vicini. Persino quando deve risalire in superficie per respirare, al ritorno sembra riprendere l’inseguimento dello stesso pesce.
Questo fa pensare che non stiamo assistendo a un semplice incidente alimentare. Potremmo trovarci davanti a una vera specializzazione individuale di foraggiamento, appresa e ripetuta nel tempo.
In altre parole: Bubbles potrebbe aver capito che non serve catturare il pesce. Basta convincerlo a consegnare la spesa.
Click, strani suoni e un carangide molto nervoso
Durante gli inseguimenti Bubbles produce numerosi segnali acustici: intensi treni di click di ecolocalizzazione e particolari vocalizzazioni tonali a bassa frequenza.
In una registrazione di 75 secondi abbastanza pulita da essere analizzata, i ricercatori hanno contato 200 vocalizzazioni.
Attenzione, però: lo studio documenta la sequenza tra inseguimento, suoni e rigurgito, ma non dimostra che esista un fantomatico “pulsante sonoro del vomito”. La spiegazione più prudente è che il carangide rigurgiti durante il forte stress della persecuzione e che Bubbles abbia imparato a sfruttare sistematicamente questa reazione.
Che forse è persino peggio.
Perché significa che, a un certo punto, questo delfino potrebbe aver scoperto qualcosa di molto semplice:
«Aspetta un attimo… ogni volta che rincorro questi cosi abbastanza a lungo, esce del cibo.»
E da allora la pace è finita.
Si chiama cleptoparassitismo
Il termine scientifico è cleptoparassitismo: una strategia nella quale un animale ottiene una risorsa alimentare rubandola a un altro individuo invece di procurarsela direttamente.
È noto in molti gruppi animali, ma nei cetacei era rimasto un fenomeno scarsamente documentato. Nel caso di Bubbles abbiamo invece una sequenza ripetuta e osservata direttamente:
- il carangide possiede il cibo;
- Bubbles perseguita il carangide;
- il carangide rigurgita;
- Bubbles mangia il cibo espulso;
- il carangide, almeno lui, se ne va vivo.
Gli autori dello studio propongono quindi queste osservazioni come la prima descrizione diretta e dettagliata del cleptoparassitismo usato come strategia alimentare da un cetaceo.
Ma perché non si mangia direttamente il carangide?
Ed ecco la domanda che ci facciamo tutti.
Bubbles.
Amico mio.
Mangia il pesce.
È lì. Lo stai già inseguendo. Hai denti. Fai un ultimo sforzo.
E invece potrebbe esserci una logica perfettamente sensata. Catturare, controllare e ingerire una preda costa energia. Se Bubbles riesce a ottenere alimenti già catturati da un altro predatore con un costo inferiore, il comportamento potrebbe risultare energeticamente conveniente. È una delle ipotesi discusse dagli autori.
In pratica il carangide ha già fatto il lavoro sporco: ha trovato la preda, l’ha inseguita, l’ha catturata e l’ha ingoiata.
Poi arriva Bubbles.
«Ottimo lavoro, collega.»
BLUARGH.
«Grazie.»
E gli altri delfini?
Qui la storia diventa ancora più curiosa. Bubbles è stato visto anche in compagnia di altri tursiopi, ma nelle osservazioni documentate questa particolare tecnica è stata associata sempre a lui.

Potremmo quindi trovarci davanti a una sorta di tradizione personale: un’innovazione sviluppata da un singolo animale.
E nei tursiopi non sarebbe affatto sorprendente. Sono famosi per la loro enorme plasticità comportamentale: popolazioni differenti possono sviluppare tecniche di caccia specifiche, cooperare tra loro, sfruttare strutture artificiali o perfino interagire con pescatori umani.
La domanda interessante adesso è un’altra: qualche giovane tursiope guarderà Bubbles abbastanza a lungo da pensare «questa schifezza funziona»?
Se un giorno la tecnica dovesse essere osservata anche in altri individui e trasmessa socialmente, allora la faccenda diventerebbe ancora più interessante dal punto di vista della cultura animale.
Il lato oscuro del sorriso
È facile umanizzare i delfini. Quel rostro sembra sempre sorridere. Il loro comportamento sociale è complesso. Giocano, collaborano, imparano gli uni dagli altri.
Ma la natura non costruisce i propri animali intorno alle categorie di carino, buono o cattivo.
Costruisce strategie che funzionano.
E Bubbles ne ha apparentemente sviluppata una estremamente efficace. Non deve necessariamente uccidere il carangide. Non deve nemmeno mangiarlo. Gli basta inseguirlo fino a quando il poveretto decide che mantenere il pranzo nello stomaco non è più una priorità.
Poi Bubbles raccoglie quello che resta.
E torna dal banco.
A scegliere il prossimo.
Quindi, caro Mr Bubbles… sei intelligente. Sei ingegnoso. Sei probabilmente uno dei cetacei con il comportamento alimentare più interessante mai documentato.
Ma permettici una considerazione puramente umana:
che cazzo di schifo. 🐬🤮🐟
Fonti
Edwards-Francis R., Kiszka J.J., Ingram M. et al. (2026), Repeated Observations Suggesting Kleptoparasitism by a Common Bottlenose Dolphin (Tursiops truncatus) on the Great Barrier Reef, Ecology and Evolution, 16(9), e74270. DOI: 10.1002/ece3.74270.
Le immagini dell’articolo sono ricostruzioni illustrative realizzate per accompagnare il testo e non fotografie delle singole osservazioni scientifiche.




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