Non sa cosa sia la solitudine. Non sa cosa sia l’amicizia. Eppure crescere con gli altri cambia il modo in cui li cercherà.
Una ricerca sui girini del rospo giapponese comune, Bufo formosus, ha confrontato individui allevati in gruppo e individui cresciuti in isolamento. Poi li ha messi davanti alla possibilità di avvicinarsi ad altri girini.
Fratelli, estranei o nessuno?
La ricercatrice Kazuko Hase ha raccolto girini provenienti da quattro masse di uova, trattando ciascuna come un gruppo di fratelli. Dopo la schiusa li ha allevati combinando due condizioni ambientali — acqua di rubinetto o di stagno — con due condizioni sociali: gruppi di venti fratelli oppure isolamento.
Dopo due settimane è arrivato il test. Ogni girino poteva muoversi in una vasca con una zona vicina ai fratelli, una vicina a individui non imparentati e una zona neutra. Il movimento veniva seguito per sessanta minuti.
La parentela non ha vinto
Il risultato più sorprendente è che i girini non hanno mostrato una preferenza significativa per i fratelli rispetto agli estranei. Questo distingue Bufo formosus da altre specie di rospo nelle quali sono state osservate associazioni orientate verso i parenti.
Nemmeno il tipo di acqua ha prodotto un effetto significativo. A fare la differenza era invece la storia sociale dell’animale.
Quelli cresciuti da soli restavano più lontani
I girini allevati in isolamento trascorrevano più tempo nella zona neutra e meno tempo vicino agli altri, indipendentemente dal fatto che fossero fratelli o meno. In altre parole, l’isolamento precoce sembrava ridurre la loro responsività verso i conspecifici.
Questo non significa che abbiano “disimparato l’amicizia”. Significa qualcosa di più preciso e scientificamente utile: in questa specie l’esperienza sociale durante lo sviluppo contribuisce a modellare la tendenza all’aggregazione.
Perché stare insieme può essere utile già da girini
I girini di questa specie formano aggregazioni e possiedono colorazione scura e tossicità. Stare in gruppo può contribuire a ridurre il rischio individuale di predazione e rendere più efficace il segnale di pericolo. La socialità, quindi, non ha bisogno di assomigliare alla nostra per avere conseguenze concrete sulla sopravvivenza.
Attenzione alla parola “solitudine”
Bisogna evitare la scorciatoia antropomorfica. Lo studio non dimostra che un girino “si senta solo”, né misura tristezza, amicizia o bisogno affettivo. Misura comportamento: dove l’animale sceglie di stare in presenza di determinati stimoli sociali.
Ed è proprio questo a renderlo affascinante. La socialità non deve necessariamente iniziare da un sentimento complesso. Può emergere dall’incontro fra predisposizioni biologiche ed esperienza.
Forse per diventare animali sociali non basta nascere con la capacità di riconoscere gli altri. Bisogna anche avere avuto qualcuno accanto.
L’esperienza entra nel comportamento
Il risultato aggiunge una sfumatura importante a un’idea che tendiamo a trattare come un’alternativa: istinto oppure apprendimento. Nei girini le predisposizioni della specie non scompaiono, ma l’ambiente sociale incontrato durante lo sviluppo sembra contribuire a modulare il comportamento successivo.
È proprio qui che un animale apparentemente semplice diventa interessante. Non serve attribuirgli emozioni umane per riconoscere che la sua storia individuale lascia una traccia misurabile. Due organismi della stessa specie, con una biologia molto simile, possono arrivare allo stesso test con esperienze differenti e comportarsi in modo diverso. Anche prima di chiamarla cultura, la vita possiede già una memoria dell’ambiente in cui è cresciuta.
Fonti
- Animal Cognition — Social isolation, rather than kinship, influences association behavior in toad tadpoles
- Kyoto University — The tadpoles that don’t care about their siblings




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