Se hai mai fatto la doccia con una tenda leggera conosci il fenomeno.
Accendi l’acqua. Aspetti qualche secondo. E quella maledetta cosa comincia lentamente ad avvicinarsi alle tue gambe.
Non c’è vento. Nessuno la sta spingendo con una mano. Eppure sembra determinata ad appiccicarsi a te.
“È l’effetto Bernoulli”. Sì, ma non basta
Una spiegazione molto diffusa tira in ballo Bernoulli: quando un fluido si muove più velocemente, in determinate condizioni la pressione statica può diminuire. Nella doccia questo effetto può contribuire, soprattutto vicino al soffione.
Ma la faccenda è più interessante.
All’inizio degli anni Duemila l’ingegnere David Schmidt, allora all’Università del Massachusetts Amherst, affrontò il problema con la fluidodinamica computazionale. Divise virtualmente una doccia in circa 50.000 piccole celle e simulò il comportamento dello spray e dell’aria.
Dentro la doccia nasce un vortice
Le gocce d’acqua lanciate dal soffione interagiscono con l’aria e le trasferiscono quantità di moto. Il risultato della simulazione è una circolazione stabile dell’aria: un vortice continuamente alimentato dallo spray.
Questa circolazione contribuisce a creare una zona di pressione più bassa all’interno rispetto all’esterno della tenda. E qui succede la parte controintuitiva.
Non serve immaginare una misteriosa forza che “risucchia” la plastica. La pressione maggiore presente dall’altra parte della tenda la spinge verso la regione a pressione minore.
Molte cose che chiamiamo “risucchio” sono, in realtà, qualcosa che viene spinto dall’altra parte.
E l’acqua calda?
Il calore può modificare i moti dell’aria e aggiungere effetti di convezione, ma il modello di Schmidt non ha bisogno dell’acqua calda per produrre il fenomeno: anche uno spray freddo può generare la circolazione responsabile della differenza di pressione.
Una tenda più pesante, più rigida o meglio vincolata reagisce meno perché la stessa piccola differenza di pressione deve spostare un oggetto più difficile da deformare. Anche la geometria della doccia, la ventilazione e il getto possono cambiare parecchio il risultato.
Un laboratorio di fluidodinamica nel bagno
È questo che rende divertente la fisica quotidiana: non servono un acceleratore di particelle o un buco nero. A volte basta una doccia, un telo di plastica e quella sensazione irritante sulla gamba.
Quindi domani mattina, quando la tenda tornerà ad attaccarsi a te, puoi reagire in due modi: imprecare oppure contemplare per qualche secondo il piccolo esperimento di fluidodinamica che hai accidentalmente costruito nel bagno.
Personalmente, le due cose non sono incompatibili.
Fonti
- Scientific American — spiegazione di David Schmidt
- UMass Amherst / ScienceDaily — simulazione fluidodinamica della tenda della doccia




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