Fisica…MENTE
Ci sono mondi che brillano, mondi che riflettono e mondi che trasformano la luce in spettacolo.
E poi c’è TrES-2b.
Un pianeta talmente scuro da sembrare quasi un errore nel cielo: una sfera gigantesca che riceve la luce della propria stella e ne restituisce una quantità minuscola. Le osservazioni con Kepler hanno indicato un’albedo geometrica inferiore all’1%: in pratica, TrES-2b riflette meno dell’1% della luce visibile che lo raggiunge.
La NASA lo presenta ancora oggi come il pianeta più scuro scoperto in orbita attorno a una stella e lo descrive come meno riflettente del carbone.
No, non è un buco nero.
È un pianeta vero.
Un Giove caldo immerso nella notte
TrES-2b è un gigante gassoso, circa 1,36 volte il raggio di Giove secondo il catalogo NASA. Orbita vicinissimo alla propria stella: completa un giro in appena 2,5 giorni.
Appartiene alla famiglia dei cosiddetti Giovi caldi: pianeti giganti talmente vicini alla loro stella da raggiungere temperature atmosferiche estreme.
Ed è proprio qui che arriva il paradosso. Un mondo investito da una quantità enorme di radiazione dovrebbe sembrarci luminoso. TrES-2b, invece, è quasi nero.
Perché è così scuro?
Non esiste ancora una risposta semplice del tipo “è colpa di questa singola sostanza”. La sua bassissima luminosità riflessa dipende dalle proprietà dell’atmosfera: alle temperature di un Giove caldo mancano le nubi chiare e riflettenti che rendono più brillanti altri pianeti, mentre diversi assorbitori atmosferici possono trattenere efficacemente la luce visibile.
Il risultato è un mondo che, alle lunghezze d’onda osservate da Kepler, sembra quasi divorare la luce.
Nero, ma non completamente spento
La parte più bella della storia è che TrES-2b non dovrebbe apparire come una sfera perfettamente nera.
La NASA sottolinea che alcuni scienziati ipotizzano una debole luminescenza rosso cupo proveniente dalla sua atmosfera rovente. Quindi immaginate una gigantesca sfera quasi invisibile, con appena un bagliore rossastro: più simile a una brace soffocata che al pianeta luminoso che ci aspetteremmo vicino a una stella.
Come fai a vedere qualcosa che quasi non riflette?
Ed è qui che la faccenda diventa ancora più interessante. Non dobbiamo necessariamente “vedere” direttamente un esopianeta per sapere che esiste.
TrES-2b è stato scoperto nel 2006 con il metodo del transito: quando passa davanti alla propria stella, ne riduce leggermente la luminosità. Successivamente, la precisione di Kepler ha permesso di misurare variazioni incredibilmente piccole nella luce del sistema e di stimare quanto poco il pianeta contribuisca con luce riflessa.
Nel 2011 David Kipping e David Spiegel arrivarono a concludere che, separando il contributo della radiazione termica, la vera albedo di TrES-2b fosse inferiore all’1%. Studi successivi hanno continuato a confermarne l’eccezionale oscurità.
L’Universo ha anche un lato nero
Siamo abituati a raccontare lo spazio attraverso ciò che brilla: stelle, nebulose, galassie, supernove.
TrES-2b fa esattamente il contrario.
Ci ricorda che l’Universo può stupirci anche togliendo luce invece di aggiungerla. E che un pianeta non deve necessariamente risplendere per essere straordinario.
Un pianeta quasi invisibile, gigante e rovente, più nero del carbone. Sembra il posto inventato da uno scrittore di fantascienza. Invece lo aveva già inventato l’Universo.
Fonti
- NASA Science — TrES-2 b
- Kipping & Spiegel — Detection of visible light from the darkest world
- Barclay et al. — Photometrically derived masses and radii of the planet and star in the TrES-2 system




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