Esiste un animale che sembra un granchio uscito da un film di fantascienza, può arrampicarsi sugli alberi, ha chele capaci di esercitare una forza spaventosa e, nonostante viva sulle isole, rischia di annegare se rimane troppo a lungo sott’acqua. È il granchio del cocco. E no, non è uno scherzo.
Il suo nome scientifico è Birgus latro. “Latro”, cioè ladro: un soprannome che sembra scritto apposta per Ani…MALE. Ma più lo studi, più ti accorgi che la storia del granchio che ruba cose e apre noci di cocco è soltanto l’inizio.

Un granchio? Tecnicamente, un paguro che si è fatto enorme
Il granchio del cocco è imparentato con i paguri, quelli che da piccoli cercano conchiglie vuote da usare come casa. E, infatti, anche i giovani Birgus latro trascorrono una fase protetti dentro gusci raccolti in giro. Poi crescono, l’addome si irrobustisce e smettono di portarsi una conchiglia sulla schiena. Il risultato finale sembra un carro armato con dieci arti.
È considerato il più grande artropode terrestre vivente. Gli esemplari maggiori possono superare i quattro chilogrammi e raggiungere all’incirca un metro di apertura fra le estremità delle zampe. Una dimensione impressionante per chi è abituato a vedere i granchi soltanto in spiaggia o, purtroppo per loro, nel piatto.
Le chele: qui i numeri sembrano inventati
Nel 2016 ricercatori giapponesi hanno misurato la forza di chiusura delle chele di 29 granchi del cocco selvatici. Il valore massimo direttamente registrato fu di 1.765,2 newton. Già abbastanza da far venire una gran voglia di tenere le dita lontane.
Dai dati raccolti, gli scienziati hanno poi stimato che un individuo particolarmente grande, di circa quattro chilogrammi, potrebbe raggiungere una forza vicina a 3.300 newton. Attenzione alla differenza: 3.300 non è il risultato di una misurazione diretta su un gigante del genere, ma una proiezione scientifica. È il dettaglio che spesso sparisce dai video sensazionalistici, e che invece rende la scoperta ancora più interessante.
Perché quelle chele sono una macchina multifunzione. Servono a manipolare cibo, difendersi, competere con altri individui e, quando capita, aprire risorse dure e resistenti. Il cocco è famoso, ma non è affatto l’unica cosa che finisce nel suo menu.
Un granchio che sale sugli alberi. E perché no?
Il granchio del cocco vive su isole tropicali dell’Oceano Indiano e del Pacifico, frequentando foreste costiere, fessure nella roccia e tane nel terreno. Può risalire tronchi e altri sostegni usando zampe e chele. Una capacità che fa un certo effetto: guardi una palma, alzi gli occhi e ti trovi davanti un crostaceo grande quanto un piccolo cane.

Però bisogna sfatare un mito: non passa le giornate ad abbattere cocchi come un boscaiolo impazzito. Mangia frutti, semi, materiale vegetale, carcasse e molte altre risorse disponibili. Le noci di cocco sono una possibile fonte di cibo, non l’unico scopo della sua esistenza.
È nato nel mare, ma da adulto può annegarci
Ed ecco il paradosso biologico più spettacolare. La storia di questo animale comincia in acqua: le femmine liberano le uova in mare e le larve attraversano una fase marina. In seguito i giovani conquistano la terraferma. Ma, crescendo, il granchio sviluppa strutture respiratorie specializzate per respirare aria, chiamate polmoni branchiostegali.
Così l’adulto, pur essendo un crostaceo che vive sulle isole, non è capace di nuotare e, se rimane immerso troppo a lungo, può annegare. È come se l’evoluzione gli avesse regalato il continente e poi avesse buttato via il biglietto per tornare indietro. Naturalmente non c’è alcuna intenzione dietro questo processo: soltanto generazioni di adattamento alla vita terrestre.
Ha perfino un olfatto che ricorda quello degli insetti
Un lavoro pubblicato su Current Biology nel 2005 ha mostrato un’altra stranezza. Il granchio del cocco possiede adattamenti olfattivi sorprendentemente simili a quelli degli insetti, pur appartenendo a un gruppo ben diverso. In sostanza, il passaggio dalla ricerca di odori in acqua alla ricerca di sostanze nell’aria ha favorito soluzioni funzionali analoghe. È un esempio elegante di evoluzione convergente.
Questo spiega anche perché riesca a individuare cibo e carcasse con notevole efficienza. Quanto alla fama di ladro, il nome non è casuale: è noto per trascinare via anche oggetti trovati incustoditi. Ma non immaginiamocelo come un collezionista di gioielli con una tana piena di tesori: spesso è soprattutto il suo comportamento esplorativo e opportunista.
E poi c’è la scena horror: un granchio che uccide un uccello
Nel 2016 il biologo Mark Laidre osservò nell’arcipelago delle Chagos un episodio impressionante, raccontato nel 2017 su Frontiers in Ecology and the Environment. Un granchio del cocco si arrampicò fino a una sula piedirosse che dormiva su un ramo basso, le afferrò un’ala e la ferì gravemente. L’uccello cadde e altri granchi raggiunsero la zona, attratti probabilmente dagli odori, partecipando successivamente al consumo della preda.
Questo episodio è stato documentato, ma va interpretato correttamente: non significa che tutti i granchi del cocco caccino regolarmente uccelli, né che gli uccelli siano la base della loro alimentazione. Significa però che un animale spesso descritto come un innocuo mangiatore di frutta può, nelle circostanze giuste, comportarsi da predatore di vertebrati. La realtà fa già abbastanza impressione senza inventarci nulla.
Il mostro che siamo noi a mettere in pericolo
Nonostante il suo aspetto corazzato, il granchio del cocco è vulnerabile alle attività umane. Cresce lentamente, può vivere per decenni e in molte isole è stato raccolto intensamente per essere mangiato. Si aggiungono perdita di habitat, animali introdotti e mortalità stradale. L’Isola di Natale, in Australia, conserva un’importante popolazione tutelata.
La cosa curiosa è che abbiamo paura delle sue chele, ma spesso è lui a dover avere paura di noi. È questo il lato oscuro più interessante della natura: non esistono animali “cattivi” nel senso umano. Esistono organismi capaci di adattamenti estremi, e una specie — la nostra — che ama definirli mostruosi mentre continua a decidere se lasciargli un posto nel mondo.
Fonti e approfondimenti
- Natural History Museum — biologia e comportamento del granchio del cocco
- Oka, Tomita e Miyamoto (2016), PLOS ONE — forza delle chele misurata e stimata
- Laidre (2017) — predazione di un uccello nell’arcipelago delle Chagos
- Parks Australia — storia naturale e conservazione
- Stensmyr e colleghi (2005), Current Biology — evoluzione dell’olfatto




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