body{font-size:0!important}body>.wp-site-blocks,body>#wpadminbar,body>#fn-article-nav,body>#fn-inner-hero,body>.wp-site-blocks main,body>.wp-site-blocks footer{font-size:16px!important}footer.wp-block-template-part{background:#080909!important;color:#cfc7be!important;border-top:1px solid #302525!important}footer.wp-block-template-part *{color:#cfc7be!important}footer.wp-block-template-part a{color:#df3c36!important}

IL MONDO VISTO DAL NERO — La bolla più grande dell’universo

Un essere umano dentro una grande bolla trasparente contempla un universo pieno di galassie.

Ci siamo abituati a parlare delle bolle degli altri. Quelle politiche, culturali, economiche, persino quelle costruite attorno a una passione o a uno stile di vita. Ma c’è una bolla che non prendiamo quasi mai in considerazione: quella che potrebbe contenere l’umanità intera.

E se il problema non fosse soltanto ciò che non sappiamo, ma il fatto che non riusciamo nemmeno a immaginare alcune delle cose che ignoriamo?

Ognuno vive nella propria bolla

Persone isolate in diverse bolle trasparenti, metafora delle bolle sociali e culturali.
Le nostre certezze possono diventare un filtro attraverso cui osserviamo il mondo.

Le bolle non sono necessariamente un difetto. Nascono dall’appartenenza: la famiglia, gli amici, il lavoro, le convinzioni, gli interessi, le comunità di cui ci sentiamo parte. Ci aiutano a orientarci in un mondo troppo grande per essere compreso da una sola persona.

Il problema comincia quando scambiamo la nostra prospettiva per la realtà intera. Ci convinciamo che ciò che conosciamo sia tutto ciò che vale la pena conoscere; che quello che non rientra nei nostri schemi sia improbabile, assurdo o semplicemente falso.

Non sto puntando il dito contro una categoria o un gruppo particolare. Questa tendenza attraversa le differenze sociali, culturali e personali. Nessuno ne è completamente immune, me compreso.

E se esistesse una versione di questo stesso fenomeno su una scala molto più grande? Non una bolla che separa alcune persone da altre, ma una bolla di conoscenza condivisa dall’intera specie umana.

Il 95% che ci manca

Piccola regione luminosa all'interno di una vasta sfera cosmica oscura.
La composizione cosmica stimata: circa 5% materia ordinaria, 27% materia oscura e 68% energia oscura.

Abbiamo raggiunto la Luna, inviato sonde ai confini del Sistema solare, rilevato onde gravitazionali e osservato galassie formatesi quando l’universo era giovanissimo. Possiamo prevedere il comportamento di fenomeni con una precisione impressionante.

Eppure il modello cosmologico oggi più utilizzato ci dice qualcosa di spiazzante: soltanto il 5% circa del contenuto totale di materia ed energia dell’universo è costituito dalla materia ordinaria, quella di cui sono fatti stelle, pianeti e persone. Circa il 27% è associato alla materia oscura e il 68% all’energia oscura.

Il punto va chiarito: questo non significa che conosciamo solo il 5% della fisica. Sappiamo osservare e misurare molti effetti attribuiti alle componenti oscure. Per esempio, la materia oscura si manifesta gravitazionalmente; l’energia oscura è il nome che diamo alla componente responsabile, nel modello standard, dell’espansione cosmica accelerata. Ciò che non conosciamo ancora è la loro natura fondamentale.

Ma proprio questa ignoranza circoscritta, e tutt’altro che banale, dovrebbe insegnarci un po’ di umiltà: l’universo continua a funzionare anche dove la nostra comprensione si ferma.

Due particelle e una domanda scomoda

Due particelle luminose distanti, con trame d'onda correlate che rappresentano l'entanglement quantistico.
L’entanglement produce correlazioni quantistiche che non si spiegano con semplici variabili locali classiche.

Prendiamo l’entanglement quantistico. Quando due sistemi condividono uno stato entangled, le misurazioni possono mostrare correlazioni che non si lasciano spiegare con la normale intuizione classica, persino quando i sistemi sono molto lontani tra loro.

È una delle conquiste più solide e sorprendenti della fisica moderna. Ma è anche un fenomeno che ci costringe a usare parole come ‘separazione’, ‘distanza’ e ‘correlazione’ con molta più cautela.

A me viene spontanea una domanda: e se ciò che chiamiamo materia oscura, energia oscura o persino la struttura dello spazio nascondesse un livello di realtà che ancora non sappiamo descrivere? Potrebbe esistere qualche relazione profonda tra quel livello e le correlazioni quantistiche?

È una speculazione, non una scoperta. Non abbiamo prove che il 95% cosmologico sia un mezzo invisibile attraverso cui le particelle entangled comunicano. Anzi, nella meccanica quantistica l’entanglement non richiede un mezzo che trasporti segnali tra le particelle e non permette, da solo, di inviare messaggi più veloci della luce.

Questo limite non rende meno affascinante la domanda. La rende più interessante: una buona ipotesi scientifica deve poter essere controllata con osservazioni o esperimenti, non soltanto sembrarci suggestiva.

La più grande illusione dell’umanità potrebbe non essere quella di credersi al centro dell’universo, ma quella di credere di averne capito i confini.

Forse la bolla siamo noi

Un uomo vissuto secoli fa non era necessariamente meno intelligente di noi. Aveva altri strumenti, altre osservazioni, altre idee disponibili. Il suo mondo non coincideva con il nostro; eppure, dall’interno, poteva sembrargli perfettamente coerente.

Noi siamo diversi per quantità e qualità delle conoscenze accumulate, ma non siamo immuni dallo stesso rischio: dimenticare che ogni teoria, per quanto efficace, descrive ciò che siamo riusciti finora a interrogare.

Newton non è stato semplicemente cancellato da Einstein: le leggi di Newton restano straordinariamente utili nei loro campi di applicazione. È cambiato il quadro più generale dentro cui capirle. Forse una futura teoria della realtà farà con alcune delle nostre idee qualcosa di altrettanto radicale.

La domanda, allora, non è se la scienza abbia fallito. Al contrario: è proprio grazie alla scienza che possiamo identificare i limiti delle spiegazioni attuali e tentare di superarli.

La prigione senza pareti

Quando una persona vive dentro una bolla sociale, può incontrare qualcuno con un’esperienza diversa e accorgersi che il mondo non finisce dove finisce il proprio punto di vista.

Ma se la bolla abbracciasse tutta l’umanità, chi potrebbe mostrarcene il confine?

Forse non serve qualcuno che venga da fuori. Potrebbero bastare un risultato inatteso, una previsione sbagliata, uno strumento che finalmente misura ciò che prima era invisibile. È già successo nella storia della conoscenza, e probabilmente succederà ancora.

La possibilità che più mi colpisce è questa: potremmo non essere soltanto in attesa di risposte nuove. Potremmo essere in attesa di imparare a formulare domande che oggi non siamo ancora capaci di concepire.

E forse il nero non è ciò che ci impedisce di vedere.

È semplicemente ciò che non abbiamo ancora imparato a guardare.

Fonti e approfondimenti

🔥 Hai sentito una scintilla?
Puoi sostenere Fuoconero, il sito e le prossime storie.
Lascia una scintilla

Resta dentro Fuoconero

Se vuoi ritrovare i nuovi articoli senza affidarti agli algoritmi, puoi riceverli direttamente via e-mail.

Continua su Fuoconero

Esplora Fuoconero

Il mondo visto dal nero Notizie Il mondo visto dal nero Cronaca, scienza, tecnologia e cultura osservate senza fermarsi al titolo. Vai alle notizie Le rubriche di Fuoconero Rubriche Le rubriche Fisica…MENTE, ANI…MALE e NATURAL…MENTE: scienza, natura e curiosità. Scopri le rubriche Fuoconero, il romanzo Romanzo Fuoconero Entra nell’universo narrativo della Stella Nera e scopri il romanzo. Scopri il romanzo

Lascia un commento

Scopri di più da Fuoconero

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Lascia una scintilla