Un gatto chiuso in una scatola è contemporaneamente vivo e morto.
Naturalmente nessun fisico serio propone di provarci davvero. Il gatto di Schrödinger nasce nel 1935 come esperimento mentale per mostrare quanto diventino assurde, quando le portiamo nel nostro mondo quotidiano, alcune conseguenze della meccanica quantistica.
Ma dietro il paradosso resta una domanda reale: perché noi non vediamo tavoli, gatti e persone comportarsi come sistemi quantistici?
Il confine che non sappiamo ancora disegnare
Nel mondo microscopico un sistema può essere descritto come una sovrapposizione di stati possibili. Nel mondo macroscopico, invece, osserviamo risultati definiti. L’interazione con l’ambiente produce decoerenza e fa scomparire rapidamente gli effetti quantistici osservabili, ma da decenni alcuni fisici si chiedono se esista anche un meccanismo più fondamentale capace di imporre il passaggio dal quantistico al classico.
Una possibilità affascinante chiama in causa la gravità.
Quando lo spazio-tempo trema
Negli anni Sessanta il fisico ungherese Frigyes Károlyházy propose che lo spazio-tempo potesse essere soggetto a minuscole fluttuazioni inevitabili. In versioni successive del modello, queste fluttuazioni potrebbero disturbare progressivamente le sovrapposizioni quantistiche.
Il problema è che fluttuazioni tanto piccole non possono essere osservate direttamente. Ma una teoria scientifica diventa davvero interessante quando riesce a prevedere qualcosa che possiamo cercare.
Il modello prevede che le fluttuazioni facciano accelerare casualmente particelle cariche. E una carica accelerata emette radiazione elettromagnetica: debolissima, ma in linea di principio misurabile.
Per ascoltare quasi il nulla bisogna nascondersi sotto una montagna
Il test è stato condotto ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, sotto circa 1,4 chilometri di roccia. La montagna scherma gran parte dei raggi cosmici e del rumore di fondo che sommergerebbe un segnale così tenue.
I ricercatori hanno utilizzato un cristallo di germanio ad altissima purezza, grosso all’incirca quanto una tazza, ulteriormente protetto da rame e piombo. Hanno raccolto dati per 62 giorni, stimato il fondo atteso e cercato ciò che il modello avrebbe dovuto lasciare.
Il risultato: niente
Il segnale previsto non è comparso.
E qui la scienza diventa controintuitiva: non trovare qualcosa può essere un risultato importante. Se una teoria prevede una firma osservabile e un esperimento sufficientemente sensibile non la trova, una parte dello spazio delle possibilità viene eliminata.
Lo studio, pubblicato nel New Journal of Physics, esclude la versione generalizzata del modello di Károlyházy sottoposta a questo test.
Cosa NON significa
Non significa che “la gravità non ha niente a che fare con la meccanica quantistica”. Non significa che abbiamo risolto il problema della misura. E non significa nemmeno che abbiamo scoperto definitivamente cosa separi il nostro mondo macroscopico da quello quantistico.
Significa qualcosa di più preciso: questa particolare previsione di un modello gravitazionale della decoerenza non è stata osservata.
Una teoria può morire senza fare rumore
Siamo abituati a immaginare la scoperta scientifica come un picco improvviso su uno schermo. A volte, invece, il progresso è un grafico che rimane ostinatamente piatto.
Per 62 giorni, sotto una montagna, un piccolo cristallo ha aspettato una radiazione che avrebbe potuto raccontarci qualcosa di profondo sul rapporto fra gravità e mondo quantistico.
Quella radiazione non è arrivata.
E adesso sappiamo un po’ meglio dove non cercare.
Per una volta il gatto di Schrödinger non ci ha detto cosa è successo. Ci ha detto cosa, probabilmente, non è successo.
Fonti
ScienceDaily – What kills Schrödinger’s cat? Gravity may not be the answer.
EurekAlert/FQxI – What kills Schrödinger’s cat?.
Nicola Bortolotti et al., Experimental exclusion of a generalized Károlyházy gravity-induced decoherence model, New Journal of Physics 28 (2026) 064511, DOI 10.1088/1367-2630/ae774c.




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