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FISICA…MENTE — Abbiamo davvero superato la velocità della luce? La falsa “bolla warp” di Rochester

Laboratorio di fotonica con impulso laser strutturato che attraversa un sistema ottico.

Una bolla di spaziotempo grande appena un millimetro. La luce che, vista dall’esterno, corre a 1,4 volte la velocità limite dell’Universo. Informazioni trasmesse più velocemente di c, senza violare Einstein. NASA e DARPA già interessate ai dati.

Se fosse vero, sarebbe uno degli esperimenti di fisica più importanti degli ultimi decenni. E, inevitabilmente, il primo pensiero andrebbe lì: abbiamo appena costruito una minuscola versione di un motore a curvatura?

La storia, attribuita al Dipartimento di Fisica dell’Università di Rochester e a un articolo di Physical Review Letters del 2025, sta circolando online con tutti gli ingredienti perfetti per diventare virale.

C’è però un problema piuttosto grande.

Quell’esperimento non risulta esistere

Non emerge alcun articolo del 2025 su Physical Review Letters dell’Università di Rochester che descriva una “bolla di spaziotempo” realizzata tramite metamateriali, larga un millimetro e capace di far apparire la luce a 1,4 c.

Non risultano neppure, nelle fonti scientifiche e istituzionali collegate alla storia, la presunta trasmissione di informazione più veloce della luce o la richiesta dell’“intero set di dati” da parte di NASA e DARPA.

In altre parole: la “micro warp bubble di Rochester” raccontata nei post virali non è supportata dalla pubblicazione scientifica che viene indicata come fonte.

Ma qui arriva la parte interessante. Perché la bufala sembra aver preso pezzi di fisica assolutamente reale e li ha cuciti insieme fino a costruire qualcosa che suona plausibile.

Il vero studio di Rochester del 2025

Nel giugno 2025 un gruppo che comprende ricercatori del Laboratory for Laser Energetics dell’Università di Rochester ha davvero pubblicato uno studio dal titolo Arbitrary-velocity laser pulses in plasma waveguides.

La rivista, però, è Physical Review Research, non Physical Review Letters. E soprattutto il lavoro non parla di una bolla che curva lo spaziotempo.

I ricercatori studiano impulsi laser strutturati nello spazio e nel tempo, costruiti in modo che il picco di intensità possa muoversi a una velocità scelta, anche indipendentemente dalla normale velocità di gruppo dell’impulso. Nel lavoro questa possibilità viene analizzata all’interno di guide d’onda al plasma, interessanti perché possono sopportare intensità enormemente superiori a quelle delle strutture allo stato solido.

È fisica affascinante, con possibili applicazioni nella generazione di radiazione THz e negli acceleratori al plasma. Ma un picco di intensità che si sposta con una velocità controllata non equivale a trasmettere nuova informazione più velocemente della luce.

Qui lo studio originale pubblicato dall’American Physical Society.

Impulso laser strutturato in un banco ottico con forme d'onda visualizzate sullo sfondo.
Un picco d’intensità può essere manipolato e apparire superluminale senza che nuova informazione venga trasmessa più velocemente della luce.

Eppure la luce può sembrare più veloce della luce

Ed è qui che le cose diventano davvero strane.

La ricerca sul cosiddetto fast light mostra da tempo che, in particolari mezzi dispersivi, la velocità di gruppo di un impulso può risultare superiore a c o persino negativa.

Rochester ha una storia importante proprio in questo campo. In esperimenti guidati da Robert Boyd, un impulso inviato attraverso una fibra ottica poteva essere deformato in modo tale che il suo picco apparisse all’uscita sorprendentemente presto. Non perché un messaggio avesse attraversato la fibra superando la luce, ma perché il mezzo modificava e ricostruiva la forma dell’impulso.

La distinzione è fondamentale: la velocità del picco non è necessariamente la velocità con cui viaggia l’informazione nuova.

La stessa Università di Rochester, raccontando questi esperimenti, sottolineava esplicitamente che nessuna informazione veniva realmente trasportata a velocità superiore a quella della luce.

Qui il materiale dell’Università di Rochester sugli esperimenti di “fast light”.

Superluminale non significa necessariamente “più veloce di Einstein”

Questo apparente paradosso nasce dal fatto che esistono diverse velocità quando parliamo di onde.

  • La velocità di fase descrive il movimento delle singole fasi dell’onda.
  • La velocità di gruppo descrive, in molti casi, il movimento dell’inviluppo o del picco di un pacchetto d’onda.
  • La velocità del segnale riguarda invece la propagazione effettiva di nuova informazione.

Le prime due possono assumere comportamenti apparentemente superluminali in sistemi particolari. La terza è quella che conta quando chiediamo se possiamo inviare un messaggio da Roma ad Alpha Centauri più rapidamente di un raggio luminoso.

Gli studi sulla propagazione superluminale degli impulsi mostrano infatti che la causalità resta preservata: il fatto che il massimo di un impulso venga anticipato non consente di inviare informazione nel passato o oltre il cono di luce.

Un esperimento pubblicato su Physical Review Letters ha misurato direttamente questa differenza tra velocità di gruppo e velocità del segnale.

E la “curvatura” dello spaziotempo?

Anche questo pezzo della storia parte da un concetto reale.

Nella relatività generale lo spaziotempo non è uno sfondo rigido: massa ed energia ne modificano la geometria. Inoltre l’espansione cosmologica può aumentare la distanza tra regioni molto lontane a un tasso che, espresso come velocità recessiva, supera c senza che localmente un oggetto attraversi lo spazio più veloce della luce.

Nel 1994 Miguel Alcubierre mostrò matematicamente che una particolare geometria potrebbe, in linea teorica, comprimere lo spazio davanti a una regione ed espanderlo dietro: la famosa metrica di Alcubierre, diventata il riferimento scientifico quando si parla di “warp drive”.

Ma tra una soluzione matematica delle equazioni di Einstein e una macchina costruita in laboratorio c’è un abisso. Servono condizioni fisiche estremamente problematiche, comprese forme di distribuzione dell’energia che non sappiamo realizzare nel modo richiesto.

Un metamateriale può far sì che onde elettromagnetiche si comportino matematicamente come se si trovassero in una geometria diversa. Questo è utilissimo per simulare alcuni fenomeni della relatività. Ma simulare una metrica con la propagazione della luce dentro un materiale non significa aver deformato realmente lo spaziotempo circostante.

NASA e DARPA?

Anche qui il racconto virale sfrutta due nomi perfetti per rendere tutto più credibile.

NASA e DARPA finanziano e studiano davvero tecnologie avanzate, fotonica, propulsione e concetti di frontiera. DARPA ha finanziato anche ricerche sulla manipolazione della propagazione della luce.

Ma questo non dimostra la frase molto più specifica secondo cui entrambe avrebbero “richiesto l’intero set di dati” del presunto esperimento di Rochester. Per quella affermazione servirebbe una fonte verificabile. Nelle fonti associate alla storia non emerge.

Come nasce una bufala scientifica perfetta

Questa storia è interessante proprio perché non è composta da assurdità evidenti. È costruita usando tasselli reali:

  • Rochester studia davvero impulsi luminosi con comportamenti apparentemente superluminali.
  • Nel 2025 ricercatori di Rochester hanno davvero pubblicato un lavoro su impulsi laser il cui picco può muoversi a velocità controllata.
  • I metamateriali possono davvero imitare alcune geometrie efficaci per le onde.
  • La relatività generale permette davvero allo spazio di espandersi e deformarsi.
  • Esistono davvero soluzioni teoriche chiamate “warp drive”.

Poi basta fare cinque piccoli salti logici: “picco superluminale” diventa “informazione superluminale”; “geometria efficace” diventa “spaziotempo realmente deformato”; un lavoro sui laser diventa una “warp bubble”; un risultato teorico diventa un prototipo; infine si aggiungono NASA e DARPA.

E improvvisamente sembra di essere a un comunicato stampa di Star Trek.

La verità è meno fantascientifica. Ma è comunque bellissima.

No: non abbiamo una prova sperimentale che possiamo inviare informazioni più velocemente della luce. Non abbiamo costruito una bolla warp da un millimetro. E non abbiamo dimostrato di saper ingegnerizzare lo spaziotempo nel senso raccontato dal post virale.

Abbiamo però qualcosa di reale e, a modo suo, straordinario: siamo diventati capaci di progettare impulsi luminosi la cui struttura si muove in modi che sembrano sfidare l’intuizione, manipolando con precisione sempre maggiore il rapporto tra spazio, tempo e propagazione delle onde.

Non è ancora il motore a curvatura.

Ma il fatto che la fisica vera riesca ad assomigliargli abbastanza da generare una bufala credibile è forse la parte più affascinante di tutta la storia.

Una regola utile per le notizie impossibili

Quando una notizia scientifica promette di riscrivere un limite fondamentale della fisica, tre controlli richiedono pochi minuti: esiste davvero il paper citato? La rivista e il DOI corrispondono? L’università o il laboratorio coinvolto hanno pubblicato qualcosa che descriva proprio quel risultato?

Se la storia parla di un esperimento epocale ma la pubblicazione indicata non contiene quel risultato, non serve essere fisici teorici per fermarsi. In questo caso il controllo più semplice è anche quello decisivo: la fonte primaria racconta un esperimento diverso.


Fonti principali

  • J. P. Palastro et al., Arbitrary-velocity laser pulses in plasma waveguides, Physical Review Research 7, 023249 (2025).
  • University of Rochester, materiali sugli esperimenti di Robert Boyd relativi al “fast light”.
  • N. Brunner et al., Direct Measurement of Superluminal Group Velocity and Signal Velocity in an Optical Fiber, Physical Review Letters 93, 203902 (2004).
  • Z. Yang, Physical mechanism and information velocity of fast light: A time-domain analysis, Physical Review A 87, 023801 (2013).
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