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Natural…Mente–L’intestino di plastica non basta più: ora il laboratorio prova a imitare anche il “terreno” della vita

Cellule intestinali su una membrana biomimetica morbida all’interno di un sistema organ-on-chip.

Per anni abbiamo provato a imitare il corpo umano coltivando le sue cellule in laboratorio. Ma c’è un problema quasi paradossale: puoi avere le cellule giuste e, allo stesso tempo, metterle nel mondo sbagliato.

Un gruppo di ricerca guidato da POSTECH, insieme a CHA University e Cleveland Clinic, ha sviluppato una membrana biomimetica pensata per riprodurre non soltanto alcuni segnali biochimici dell’intestino, ma anche una caratteristica spesso trascurata: la sua morbidezza.

Le cellule sentono dove vivono

Nel nostro corpo le cellule non galleggiano nel nulla e non crescono sopra una superficie rigida. Sono immerse nella matrice extracellulare, un ambiente fatto di molecole, fibre e proprietà meccaniche che contribuisce a regolarne il comportamento. In altre parole, il “terreno” manda istruzioni agli abitanti.

La nuova membrana utilizza componenti derivati dal colon suino per riprodurre la composizione biochimica della matrice e, contemporaneamente, un ambiente fisico più morbido e vicino a quello del tessuto intestinale nativo.

Che cosa è cambiato nelle cellule

Quando cellule epiteliali ottenute da organoidi di colon umano sono state coltivate sulla membrana, i ricercatori hanno osservato caratteristiche più vicine al tessuto reale: maggiore mantenimento di proprietà associate alle cellule staminali intestinali e alla proliferazione, aumento di marcatori legati ad alcune linee cellulari secretorie e una morfologia dell’epitelio più simile a quella nativa.

È importante perché molti modelli tradizionali utilizzano membrane sintetiche molto più rigide dell’intestino. Il rischio è chiedere alle cellule di comportarsi come nel corpo mentre le costringiamo a vivere su un pavimento che, dal loro punto di vista meccanico, non assomiglia affatto al corpo.

Dall’organoide all’organ-on-chip

La piattaforma può essere integrata sia nei sistemi di coltura convenzionali sia nei dispositivi microfluidici organ-on-chip. In prospettiva potrebbe aiutare a costruire modelli più realistici per studiare barriera intestinale, malattie, risposta ai farmaci e interazioni con il microbiota.

Il limite da ricordare

Non è un intestino artificiale completo e lo studio non dimostra ancora che questa piattaforma sappia prevedere meglio la risposta clinica di un paziente. È un passo nella costruzione di modelli più realistici.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più affascinante: per costruire una copia della vita non basta copiare gli abitanti. Bisogna imparare a copiare anche il mondo in cui abitano.

Fonti

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