Questo dossier fa parte dell’Archivio Fuoconero, una raccolta di racconti, frammenti e testimonianze laterali ambientati nell’universo narrativo di Fuoconero.
La storia principale comincia nel romanzo, tra Roma, indagini impossibili, fiamme nere e il simbolo della Stella Nera.
Prima del dossier: la città che brucia davvero
Centralia non ha bisogno della fantasia per sembrare impossibile.
Sotto questa piccola località della Pennsylvania esiste davvero un incendio che brucia nei vecchi lavori minerari del Buck Mountain Coal Bed dal maggio del 1962. La ricostruzione più accreditata indica come origine un incendio appiccato in un’area usata per lo smaltimento dei rifiuti: il fuoco raggiunse materiale carbonioso e quindi le gallerie della miniera abbandonata. Da quel momento scomparve alla vista, ma non si spense.
Tra il 1962 e il 1978 Stato e governo federale spesero circa 3,3 milioni di dollari tentando di controllarlo, con risultati limitati. Il problema non era soltanto il calore: le cavità prodotte dalla combustione potevano far collassare il terreno, mentre fumi e gas trovavano nuove vie verso la superficie attraverso crepe e cedimenti.
La città imparò così a convivere con termometri, rilevatori di gas e un sottosuolo che poteva cambiare senza preavviso. Un ragazzo precipitò in una fessura fumante apertasi improvvisamente sotto i suoi piedi e riuscì a salvarsi. La Route 61 subì gravi danni da subsidenza. Alcune famiglie cominciarono ad andarsene.
Nel 1983 uno studio dell’Office of Surface Mining stimò che spegnere l’incendio sarebbe costato circa 663 milioni di dollari. Nel 1984 il Congresso stanziò 42 milioni per l’acquisizione volontaria e il trasferimento di abitazioni e attività esposte ai rischi dei gas nocivi e dei cedimenti. Negli anni successivi centinaia di proprietà furono acquistate e gran parte della popolazione trasferita.
Il Pennsylvania Department of Environmental Protection avverte ancora oggi che l’area interessata dall’incendio è estremamente pericolosa per la presenza di gas e per il rischio di collassi improvvisi del terreno.
L’incendio è reale. I tentativi falliti sono reali. I trasferimenti sono reali. La città svuotata è reale.
Thomas J. Keller, il Borehole 47-C e tutto ciò che segue, invece, appartengono all’universo narrativo di Fuoconero.
Ed è proprio nel punto in cui finiscono i documenti che comincia questo dossier.


DOCUMENTO CF-83/BLACK
Classificazione originaria: RISERVATO
Data: 17 novembre 1983
Luogo: Centralia, Pennsylvania, USA
Responsabile dell’ispezione: Special Investigator Thomas J. Keller
Agenzia dichiarata: Office of Surface Mining
Destinatario reale: [OMISSIS]
1. CENTRALIA
Centralia brucia dal 1962.
Questa è la versione semplice.
La versione che trovai nei fascicoli era fatta di mappe sovrapposte, vecchi pozzi, gallerie chiuse, rilevazioni termiche e linee rosse che cambiavano posizione a ogni aggiornamento.
Ventuno anni dopo l’inizio dell’incendio arrivai in Pennsylvania per verificare l’avanzamento del fronte sud-orientale. Alcune strade erano calde anche con l’aria fredda. Il vapore usciva dalle crepe. In certe abitazioni erano stati installati rilevatori di gas. La terra aveva già dimostrato di poter cedere senza preavviso.
Non c’era niente di misterioso nella mia missione.
Dovevo misurare temperature, confrontare vecchie mappe minerarie e indicare quali aree avrebbero potuto essere raggiunte dal fuoco.
Almeno questo era scritto sul mio ordine di servizio.
2. BOREHOLE 47-C
Il 14 novembre accompagnai una squadra durante il controllo di una serie di fori di sondaggio a sud-est del centro abitato.
Uno di essi era identificato come Borehole 47-C.
La prima anomalia non fu spettacolare. Fu peggio: sembrava un errore.
A circa 63 metri la temperatura avrebbe dovuto essere compatibile con quella di un’area prossima al fronte dell’incendio. La sonda indicò 19,0 °C.
La estraemmo. Controllammo i contatti. La reinserimmo.
19,2 °C.
Usammo una seconda sonda.
19,1 °C.
Tre metri più in alto la temperatura saliva. Tre metri più in basso tornava a salire. Esisteva una fascia fredda dentro un sottosuolo che avrebbe dovuto essere caldo.
Non un punto.
Una zona.
Come se il fuoco avesse incontrato qualcosa e avesse scelto di passarle intorno.

3. LA CAVITÀ
Alle 16:42 la sonda superò la profondità prevista dalle mappe e smise improvvisamente di incontrare resistenza.
Sotto il 47-C c’era uno spazio vuoto.
Profondità stimata: 71 metri.
Nessuna delle planimetrie in nostro possesso riportava una galleria in quel punto.
Abbassammo una telecamera. Per undici secondi vedemmo soltanto interferenze. Poi l’immagine si stabilizzò.
Comparve una parete.
Non sembrava carbone. Non sembrava roccia lavorata. Era troppo regolare.
Al centro c’era un segno geometrico: tre segmenti spezzati disposti attorno a uno spazio triangolare, ciascuno terminante in una punta.
Un simbolo che, anni dopo, avrei ritrovato indicato con un solo nome.
La Stella Nera.

L’ingegnere accanto a me disse: «Qualche minatore si divertiva».
Nessuno rise.
Perché non sembrava inciso né dipinto. La parete era annerita dal calore ovunque, ma lungo il disegno la superficie appariva diversa, come se il simbolo non fosse stato aggiunto alla roccia.
Come se fosse ciò che il fuoco non era riuscito a cancellare.

4. 95%
Alle 17:03 gli strumenti smisero di essere d’accordo tra loro.
La sonda termica continuava a indicare valori intorno ai 18-19 °C. La termocamera, puntata verso la stessa cavità, saturava il sensore come davanti a una sorgente di calore estrema.
Caldo e freddo nello stesso punto.
Un contatore Geiger registrò il fondo ambientale. Poi scese.
Fino a zero.
Non un valore basso.
Zero.
Lo sostituimmo. Il secondo apparecchio fece la stessa cosa.
Poi, sul monitor collegato alla telecamera, comparve qualcosa che nessuno di noi aveva inserito.
95
Rimase visibile per meno di un secondo.
Nessuna unità. Nessuna etichetta. Nessun parametro.
Solo 95.
All’epoca lo annotai perché era mio dovere annotare qualsiasi anomalia.
Molti anni dopo avrei scoperto che, nei documenti collegati all’Ignis Nero, quel numero compariva troppo spesso per essere una coincidenza.
Poi lo schermo diventò nero.
5. L’UOMO SULLA ROUTE 61
Quella sera tornai verso l’albergo. Erano circa le 22:30.
La Route 61 era quasi deserta. A circa due miglia da Centralia vidi qualcuno sul ciglio della strada.
Un uomo. Cappotto scuro. Fermo.
Non faceva autostop. Non sembrava aspettare nessuno.
Quando gli fui accanto girò lentamente la testa.
Aveva gli occhi aperti.
Ma non vidi il bianco.
Solo nero.
Accelerai. Nello specchietto era ancora immobile.
Poi le luci dell’auto si spensero per circa due secondi.
Quando tornarono, la strada dietro di me era vuota.
Sul lato interno del parabrezza si era formata della condensa. Non sul vetro intero. Soltanto davanti al sedile del passeggero.
Qualcuno aveva tracciato una parola con un dito.
IGNIS
6. GLI UOMINI SENZA AGENZIA
Il mattino seguente trovai tre uomini nella hall dell’albergo.
Uno mostrò rapidamente un’identificazione federale. Gli altri due non mostrarono nulla.
Conoscevano il numero del sondaggio.
Conoscevano l’orario dell’anomalia.
E sapevano del 95.
Mi chiesero tutte le registrazioni del Borehole 47-C.
Domandai per quale agenzia lavorassero.
«Non importa.»
Prima di andarsene uno di loro mi chiese se avessi visto qualcosa sulla Route 61.
Risposi di no.
«Meglio così.»
Quella sera telefonai al mio superiore. Il numero indicato sul mio ordine di servizio risultava inesistente.
Chiamai l’ufficio centrale.
Mi dissero che non risultava nessuna missione denominata CF-83.
Poi controllarono il personale inviato a Centralia.
Nessun Thomas J. Keller.
Ero io Thomas J. Keller.
7. LA FOTOGRAFIA DEL 1969
Due giorni dopo trovai una busta sotto la porta della mia stanza.
Dentro c’era una fotografia che riportava sul retro la data 1969. Quattro uomini erano davanti a una trincea aperta durante uno degli interventi sull’incendio.
Tre nomi erano scritti a matita.
Il quarto uomo non era identificato.
Era quello della Route 61.
Stesso volto. Stesso cappotto.
Sul retro qualcuno aveva aggiunto:
NON STANNO CERCANDO DI SPEGNERLO.
STANNO CERCANDO DI CAPIRE PERCHÉ NON BRUCIA LÌ.
95%
8. ADDENDUM — 1984
Il rapporto Keller non compare negli archivi ufficiali relativi all’incendio di Centralia.
Nel 1984 il Congresso stanziò realmente 42 milioni di dollari per l’acquisizione volontaria e il trasferimento delle proprietà minacciate. Negli anni successivi centinaia di abitazioni e attività furono acquistate. La popolazione crollò. La Route 61 sarebbe stata chiusa definitivamente nel 1992 a causa dei danni provocati dall’incendio.
Il fuoco continuò.
Le case scomparvero.
Centralia diventò il fantasma di una città costruita sopra qualcosa che non riusciva a spegnere.
Il Borehole 47-C non compare nelle mappe pubbliche consultabili.
Thomas J. Keller non produsse altri rapporti.
NOTA AGGIUNTA — ARCHIVIO FUOCONERO
Il documento CF-83/BLACK sarebbe stato recuperato molti anni dopo insieme a materiale appartenuto a Lucius Arator.
Sul margine inferiore dell’ultima pagina era presente un’annotazione manoscritta.
«Non è il fuoco a essere entrato nella miniera.
È la miniera che ha raggiunto il Fuoco.
Centralia è soltanto una crepa.»
Accanto alle parole era stato tracciato il simbolo della Stella Nera.
E sotto, quasi illeggibile, un’ultima frase:
«Il 5% è ciò che vediamo. Il resto sta aspettando.»

Fatti e finzione
Sono documentati l’incendio sotterraneo di Centralia dal 1962, i numerosi tentativi di contenimento, i rischi legati a gas e subsidenza, lo studio dell’Office of Surface Mining del 1983 con la stima di 663 milioni di dollari, i 42 milioni stanziati nel 1984 per il programma di acquisizione e trasferimento e la successiva chiusura della Route 61.
Sono invece finzione narrativa il documento CF-83/BLACK, Thomas J. Keller, il Borehole 47-C, le temperature e le anomalie descritte nel rapporto, l’uomo sulla Route 61, il numero 95, la Stella Nera e il collegamento con Lucius Arator.
Fonti per la parte storica
- Pennsylvania Department of Environmental Protection — Centralia Mine Fire: Chronology
- Pennsylvania DEP — Centralia Mine Fire Resources
- U.S. Geological Survey — The Centralia Mine Fire
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Questo dossier è soltanto una crepa laterale nell’universo di Fuoconero. La storia principale comincia a Roma, con Giorgio Alinghi, Paolo, Francesca, la Stella Nera e una sostanza che non dovrebbe esistere.




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