Due persone dormono in case diverse.
Una entra in un sogno lucido e produce una parola. Otto minuti dopo, quella parola arriva nel sogno dell’altra.
Sembra telepatia.
Ed è proprio per questo che bisogna raccontare bene cosa è successo.
Perché nessun pensiero è passato direttamente da un cervello all’altro. Nel mezzo c’erano sensori, segnali muscolari, un linguaggio artificiale, un computer e degli stimoli sonori.
E, paradossalmente, la storia vera è forse ancora più interessante.
Prima di tutto: cos’è un sogno lucido?
Un sogno lucido è un sogno nel quale chi sta dormendo diventa consapevole di stare sognando. Questa consapevolezza può essere molto variabile: alcune persone riescono anche a modificare volontariamente elementi del sogno, mentre altre conservano semplicemente la consapevolezza di trovarsi in un’esperienza onirica.
Il fenomeno non è soltanto aneddotico. In laboratorio la lucidità può essere verificata durante il sonno REM chiedendo al sognatore di eseguire sequenze prestabilite di movimenti oculari, rilevabili con l’elettrooculografia senza che la persona debba svegliarsi.
È una piccola porta aperta tra due stati che normalmente consideriamo separati.
Parlare con qualcuno che sta sognando si poteva già fare
È importante chiarirlo perché la storia di REMspace viene spesso raccontata come se prima non fosse mai esistita comunicazione con una persona addormentata.
Nel 2021 quattro gruppi di ricerca indipendenti pubblicarono su Current Biology uno studio su 36 partecipanti dimostrando quella che definirono interactive dreaming.
Durante sogni lucidi verificati, alcuni partecipanti riuscivano a percepire domande provenienti dall’esterno, eseguire semplici calcoli o riconoscere stimoli e rispondere mentre continuavano a dormire, utilizzando movimenti oculari o contrazioni dei muscoli facciali.
Furono registrate 29 risposte corrette durante episodi di sogno lucido confermati.
Quindi il confine tra veglia e sogno non è completamente impermeabile: una piccola quantità di informazione può attraversarlo in entrambe le direzioni.
REMspace prova ad aggiungere un secondo sognatore
REMspace, startup californiana guidata dal ricercatore sui sogni lucidi Michael Raduga, ha cercato di concatenare questi meccanismi.
L’idea non è collegare direttamente due cervelli. È utilizzare un sistema tecnologico come intermediario.
In termini molto semplificati:
sognatore A → attività muscolare → sensori → algoritmo/server → stimolo sonoro → sognatore B.
Il primo partecipante produce quindi un segnale durante il sogno; la macchina lo interpreta o lo memorizza e successivamente lo presenta al secondo partecipante quando anche quest’ultimo entra in una condizione adatta.
Il problema più difficile: parlare mentre il corpo dorme
Durante il sonno REM i muscoli volontari sono in gran parte inibiti. È una caratteristica fondamentale: mentre sogniamo di correre, combattere o saltare, normalmente il corpo non esegue quei movimenti.
Questo rende molto difficile pronunciare parole normalmente.
Ma “molto difficile” non significa che ogni traccia dell’intenzione motoria scompaia.
REMspace lavora da alcuni anni su ciò che chiama Remmyo, un sistema che tenta di trasformare piccole contrazioni dei muscoli facciali rilevate tramite elettromiografia, o EMG, in unità linguistiche riconoscibili.
Un linguaggio costruito per attraversare il sonno
Invece di pretendere che una persona addormentata pronunci perfettamente una frase italiana o inglese, il sistema utilizza un vocabolario artificiale progettato scegliendo suoni e pattern muscolari più facilmente distinguibili.
Il concetto ricorda, in modo molto rudimentale, un’interfaccia uomo-macchina: il cervello tenta un’azione vocale, i muscoli lasciano una firma elettrica e un algoritmo cerca di attribuirle un significato.
Nel 2023 ricercatori collegati a REMspace hanno pubblicato su Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice uno studio sulla decodifica in tempo reale di vocalizzazioni durante sogni lucidi, mostrando la fattibilità di riconoscere almeno parte di questi segnali.
Quindi due persone hanno davvero parlato nei sogni?
Qui bisogna distinguere la frase spettacolare dal risultato scientifico.
REMspace ha annunciato nell’ottobre 2024 di avere realizzato la prima comunicazione fra due persone durante sogni lucidi. Secondo l’azienda, i partecipanti dormivano nelle proprie abitazioni mentre un sistema remoto monitorava i parametri fisiologici.
Quando il primo partecipante entrava in un sogno lucido, il sistema gli presentava una parola casuale. La risposta prodotta veniva rilevata e conservata dal server. Otto minuti più tardi, quando il secondo partecipante entrava a sua volta in un sogno lucido, il sistema gli trasmetteva l’informazione, che sarebbe stata riconosciuta e confermata.
Un successivo manoscritto del gruppo descrive esperimenti su sette sognatori lucidi esperti, dieci sogni lucidi registrati e due casi di trasmissione di parole Remmyo tra persone.
È un risultato intrigante.
Ma non è ancora equivalente alla solidità di una dimostrazione indipendente replicata da più laboratori.
Cosa sappiamo e cosa non sappiamo
Sappiamo da studi peer-reviewed indipendenti che persone in sogno lucido possono ricevere alcune informazioni dall’esterno e produrre risposte verificabili senza svegliarsi.
Sappiamo inoltre che segnali muscolari residui durante il REM possono contenere informazioni associate a tentativi di vocalizzazione.
REMspace sostiene di avere collegato questi due principi in una catena capace di trasferire una parola da un sognatore a un altro attraverso un sistema informatico.
Quello che non è stato dimostrato è un collegamento diretto cervello-cervello, una condivisione dello stesso sogno o una forma di telepatia.
E non sappiamo ancora quanto il sistema sia affidabile, generalizzabile a persone non esperte o capace di gestire informazioni più complesse.
Non è una chat nei sogni. Almeno non ancora
Il termine “comunicazione fra sogni” evoca inevitabilmente due persone che si incontrano nello stesso spazio onirico e conversano.
Quello descritto è molto diverso.
Potremmo immaginarlo come due computer che non sono collegati direttamente: il primo invia un pacchetto a un server, il server lo conserva e successivamente lo consegna al secondo.
Solo che, in questo caso, alle due estremità della rete ci sono due cervelli addormentati.
Perché allora è interessante?
Perché se il principio venisse confermato e reso affidabile aprirebbe una possibilità scientifica straordinaria: interagire con una mente mentre sta vivendo un sogno senza interrompere necessariamente quel sogno.
Potremmo chiedere a una persona cosa sta percependo nel momento stesso in cui lo percepisce, invece di aspettare il risveglio e affidarci esclusivamente al ricordo.
Per le neuroscienze del sonno sarebbe un cambiamento concettuale importante. Il sogno smetterebbe di essere soltanto un’esperienza ricostruita a posteriori e diventerebbe, almeno in parte, un processo con cui possiamo interagire in tempo reale.
La parte più affascinante non è la telepatia
Forse il modo peggiore di raccontare questa ricerca è trasformarla in qualcosa di paranormale.
Non abbiamo bisogno della telepatia per renderla sorprendente.
Abbiamo un cervello immerso in un mondo che sta generando da solo. Abbiamo un corpo quasi paralizzato dal sonno REM. Abbiamo minuscoli segnali muscolari che riescono comunque a uscire da quel mondo. E abbiamo una macchina che prova a raccoglierli, interpretarli e rimandarli oltre il confine del sonno.
Non abbiamo collegato due sogni.
Abbiamo cominciato a costruire un ponte tecnologico abbastanza sottile da attraversare il sonno senza svegliare chi lo sta percorrendo.
E forse è molto più interessante della telepatia.
Fonti
Konkoly KR et al., Real-time dialogue between experimenters and dreamers during REM sleep, Current Biology 31 (2021): 1417–1427.e6.
Raduga M. et al., Unmuting lucid dreams: Speech decoding and vocalization in real time, Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice.
REMspace – First Ever Communication Between People in Dreams, annuncio dell’azienda, ottobre 2024.
Per le affermazioni più recenti sulla comunicazione sognatore-server-sognatore si fa riferimento anche al manoscritto diffuso dal gruppo REMspace; i risultati specifici richiedono ancora conferma indipendente.




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