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ANI…MALE — La rana Wolverine: artigli d’osso che attraversano la pelle

Una Trichobatrachus robustus con gli artigli ossei delle zampe posteriori in evidenza

Ci sono animali strani. Poi ci sono quelli che sembrano progettati da qualcuno che, a un certo punto, ha deciso che la natura da sola non fosse abbastanza inquietante.

La Trichobatrachus robustus, conosciuta come rana pelosa e spesso soprannominata “Wolverine frog”, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Il motivo è semplice e meravigliosamente assurdo: quando viene minacciata può esporre, dalle zampe posteriori, strutture ossee appuntite che attraversano la pelle e funzionano come artigli difensivi.

Non sono veri artigli

Negli animali che immaginiamo normalmente dotati di artigli — gatti, rapaci, molti rettili — la parte esterna è rivestita di cheratina. Qui no: nella rana Wolverine la struttura affilata è ossea.

Lo studio anatomico pubblicato nel 2008 su Biology Letters descrive una falange terminale appuntita collegata, a riposo, a un piccolo nodulo osseo tramite tessuto connettivo ricco di collagene. Un muscolo è collegato all’altro lato della struttura. Gli autori hanno proposto che, sotto stress, la contrazione muscolare liberi l’estremità appuntita dal suo ancoraggio e la spinga verso il basso, fino a farla emergere attraverso il cuscinetto del dito.

Detto in modo meno anatomico: per difendersi, la rana trasforma temporaneamente una parte del proprio scheletro in un’arma che compare dall’interno del dito.

Il paragone con Wolverine è inevitabile, ma con una differenza non da poco: qui non c’è adamantio, non c’è fumetto e non c’è nessuna magia. C’è soltanto evoluzione.

E come rientrano?

Ed è qui che la storia diventa ancora più interessante: il meccanismo di retrazione non è stato chiarito con certezza. Gli autori dello studio lavorarono soprattutto su esemplari conservati e ipotizzarono che, una volta rilassato il muscolo, la struttura possa rientrare passivamente mentre i tessuti si riparano.

Gli anfibi, del resto, possiedono notevoli capacità di guarigione e rigenerazione dei tessuti. Ma proprio su questo punto bisogna evitare di trasformare un’ipotesi plausibile in una certezza: sappiamo bene come sono costruiti questi “artigli”, molto meno bene come venga gestito il ritorno alla normalità dopo il loro utilizzo.

Perché si chiama anche rana pelosa?

Come se gli artigli d’osso non bastassero, durante la stagione riproduttiva i maschi sviluppano sui fianchi e sulle zampe posteriori numerose estroflessioni della pelle simili a peli. Non sono peli veri: sono strutture ricche di vasi sanguigni che aumentano la superficie disponibile per gli scambi respiratori attraverso la pelle.

In pratica questa rana riesce a mettere insieme, nello stesso animale, un aspetto quasi peloso e un sistema difensivo che sembra uscito da un fumetto.

Il punto di ANI…MALE

La cosa affascinante non è soltanto quanto sia impressionante il meccanismo. È il promemoria che l’evoluzione non ha alcun obbligo di essere elegante.

Non progetta in anticipo, non cerca la soluzione più bella e non si preoccupa se il risultato ci sembra eccessivo. Se una struttura già presente può essere trasformata, generazione dopo generazione, in qualcosa che aumenta le possibilità di sopravvivenza, quella strada può diventare reale.

E allora una falange diventa un artiglio. La pelle diventa una superficie respiratoria più efficiente. E una rana africana finisce per assomigliare più a un personaggio Marvel che all’idea rassicurante che avevamo degli anfibi.

La fantasia crea i supereroi. La natura, ogni tanto, arriva prima.

Fonte

David C. Blackburn, James Hanken e Farish A. Jenkins Jr., “Concealed weapons: erectile claws in African frogs”, Biology Letters, 2008, DOI 10.1098/rsbl.2008.0219.

Un meccanismo raro, non un superpotere

Lo studio anatomico descrisse il sistema anche in altre specie africane dei generi Astylosternus e Scotobleps. La particolarità non è soltanto l’osso appuntito, ma il fatto che a riposo esso rimanga collegato a un nodulo tramite collagene: la difesa richiede quindi una vera riconfigurazione meccanica del dito. Gli autori non osservarono direttamente l’attivazione in animali vivi, perciò il movimento e soprattutto la retrazione restano ricostruzioni anatomiche plausibili, non una sequenza filmata in ogni dettaglio.

La “peluria” dei maschi è un adattamento separato, legato alla respirazione cutanea durante la riproduzione. Mettere insieme i due tratti aiuta a capire perché questa rana sia così spettacolare, ma evita la scorciatoia del mostro: ogni struttura risponde a una pressione biologica diversa.

Fonti complete

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