Ci sono luoghi nei quali arrivi per la prima volta e che, stranamente, ti sembrano subito familiari. Per me il Palombara Comix è stato così.
Sarà stata l’atmosfera di paese, quella sensazione che le distanze tra le persone siano un po’ più corte. Sarà stata la location, davvero bellissima. Sarà stato il modo in cui sono stato accolto. Fatto sta che mi sono sentito a casa quasi immediatamente.
Sentirsi subito a casa
Nei giorni precedenti l’evento il maltempo aveva colpito duramente la zona, con un vero e proprio nubifragio. Una di quelle situazioni che possono mandare all’aria mesi di preparazione e mettere in difficoltà qualsiasi organizzazione.
E invece il Palombara Comix si è fatto. E si è fatto bene.
Gli organizzatori del Palombara Comix sono riusciti a portare a casa il risultato con un lavoro enorme, costruendo comunque una manifestazione accogliente, viva e piena di cose da vedere e da raccontare. Dietro un evento riuscito ci sono sempre ore di lavoro, problemi da risolvere e persone che decidono di non mollare. A loro va uno dei miei ringraziamenti più grandi.
Fuoconero, ma non soltanto
Naturalmente ero lì con Fuoconero: il romanzo, il tavolo, le copie, le persone che si fermano, le domande, quelle conversazioni che magari cominciano parlando di un libro e finiscono da tutt’altra parte.
Ma durante l’intervista con Mandi è venuta fuori una cosa che mi rappresenta forse ancora meglio: Fuoconero, ormai, non è soltanto un romanzo.
Abbiamo parlato del blog, delle poesie, delle canzoni, dell’associazione, dei progetti presenti e futuri e, in definitiva, di quello strano universo che negli anni si è formato intorno a un nome che continua a seguirmi praticamente ovunque.
Mandi mi ha dato lo spazio per raccontare tutto questo con curiosità e leggerezza, andando anche oltre il libro. E poi è arrivata una domanda che probabilmente mi porterò dietro ancora per parecchio tempo:
«Perché hai fatto un romanzo su Roma?»
La risposta mi è uscita quasi da sola: «Perché non puoi scrivere “romanzo” senza scrivere “Roma”.»
E forse, ripensandoci, una risposta migliore non avrei saputo prepararla nemmeno avendo una settimana di tempo.
Le persone che restano
Ma la parte più bella di eventi come questo spesso non finisce sul programma. Sono le persone.
Ho avuto la fortuna di conoscere Andrea Di Noi, illustratore dal talento impressionante, uno di quegli artisti davanti ai cui lavori ti viene spontaneo fermarti qualche secondo in più.
E poi Eros Ferruzzi, grandissimo mangaka, con il quale ho scoperto anche un dettaglio assolutamente fondamentale per qualsiasi valutazione artistica seria: ha un tatuaggio degli 883. A quel punto, chiaramente, partiva già parecchio avvantaggiato.
Due incontri diversi, ma entrambi capaci di ricordarmi perché partecipare a manifestazioni come questa abbia un valore che va molto oltre la semplice promozione di un libro. Un grazie speciale, naturalmente, anche a Mandi, che ha condotto l’intervista permettendomi di raccontare non soltanto ciò che ho scritto, ma anche tutto quello che continua a nascere intorno a Fuoconero.
Perché alla fine gli eventi finiscono, i tavoli vengono smontati e le luci si spengono. Le persone che incontri, invece, possono restare.
E poi è arrivato anche un premio
Come se non bastasse, gli organizzatori mi hanno anche consegnato un piccolo riconoscimento del Palombara Comix.

Piccolo nelle dimensioni, forse, ma decisamente più grande nel significato. Me lo sono portato a casa con piacere, insieme alle foto, alle chiacchiere, ai nuovi incontri e ai ricordi di questa esperienza.
E visto che bisogna pur essere un po’ ambiziosi nella vita, mi permetto di aggiungere una cosa: spero sia il primo di una lunga serie.
Un altro pezzo di strada
Sono tornato dal Palombara Comix con la sensazione che questo percorso stia continuando a crescere in una maniera che qualche tempo fa difficilmente avrei immaginato.
Prima il libro. Poi le presentazioni. Il blog, le poesie, la musica, l’associazione, nuovi progetti, nuove persone. Forse alla fine Fuoconero è proprio questo: non qualcosa che ho scritto una volta, ma qualcosa che continua a cambiare forma insieme a me.
Palombara è stato un altro pezzo di strada. E, soprattutto, un pezzo di strada che sono contento di aver percorso.





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