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FUOCONERO — Quando il nero non è oscurità, ma ciò che resta di te

Copertina del singolo Fuoconero con figura centrale in fiamme nere, eclissi e Stella Nera nel cielo

Ci sono canzoni che raccontano qualcosa. E poi ci sono canzoni che, in qualche modo, ti raccontano.

“Fuoconero” nasce da lì.

Non volevo semplicemente scrivere un altro brano. Volevo mettere in musica un nome che mi accompagna da anni, un’identità che nel tempo è diventata poesia, racconti, immagini, un romanzo e adesso anche musica.

Perché Fuoconero non è soltanto un nome. È quella parte di noi che continua a bruciare quando tutto il resto sembra essersi spento.

Il fuoco che non illumina

La canzone parte da un’immagine apparentemente contraddittoria: un fuoco nero.

Il fuoco dovrebbe illuminare. Il nero dovrebbe rappresentare l’assenza di luce. Eppure alcune esperienze funzionano esattamente così: non illuminano improvvisamente la strada davanti a noi, non regalano risposte e non trasformano necessariamente ogni dolore in una bella lezione da raccontare.

A volte semplicemente ci attraversano. E ci cambiano.

Il nero di questa canzone non rappresenta il male. È ciò che rimane nascosto, quello che normalmente non mostriamo agli altri e che, proprio per questo, qualche volta ci definisce molto più di ciò che lasciamo vedere.

Il cinque per cento

Nel ritornello ritorna un concetto che appartiene profondamente all’universo di Fuoconero:

Forse vediamo solo il cinque per cento,
ma il resto mi urla da dentro.

L’immagine nasce anche dalla cosmologia. Quello che conosciamo direttamente rappresenta soltanto una piccola parte dell’universo. Gran parte di ciò che esiste ci sfugge ancora e possiamo comprenderne la presenza soprattutto attraverso gli effetti che produce.

Ed è difficile non pensare alle persone.

Di qualcuno vediamo un volto, ascoltiamo qualche parola, osserviamo un comportamento e magari pensiamo di averlo capito. Forse abbiamo visto soltanto il suo cinque per cento.

Dietro potrebbe esserci un intero universo fatto di ricordi, paure, desideri, ferite, contraddizioni e possibilità.

Il 95% invisibile diventa così qualcosa di più di un riferimento scientifico. Diventa una metafora dell’universo e di noi stessi.

La Stella Nera

Anche la copertina del singolo porta uno dei simboli centrali dell’universo Fuoconero: la Stella Nera.

È sospesa sopra una figura che sembra esplodere dall’interno, mentre un corpo nero domina il cielo. Non è soltanto un elemento grafico.

La Stella Nera rappresenta qualcosa che esiste oltre la superficie delle cose, qualcosa che magari non riusciamo ancora a comprendere completamente ma che continua a esercitare la propria influenza.

Nella canzone accade qualcosa di simile. Il protagonista non cerca più di cancellare la propria parte oscura. La riconosce, la attraversa e alla fine la trasforma in identità.

Le cicatrici non sono il finale

Nella seconda parte della canzone il fuoco cambia ancora significato. Diventa memoria.

Ognuno porta con sé qualcosa che non può essere semplicemente cancellato. Ma sopravvivere non significa necessariamente dimenticare.

Qualche volta significa raccogliere quei pezzi, guardarli e riuscire ancora a dire: sono qui.

Ed è probabilmente questo il centro di “Fuoconero”. Non la vittoria, non la vendetta e nemmeno una redenzione perfetta.

La resistenza.

Fame di verità

Nel cuore del brano ritorna il 95% invisibile: ciò che resta fuori dalla nostra percezione, fuori dalle definizioni e dalle risposte più semplici.

Se precipito nel buio
non è fine:
è fame di verità.

Forse è proprio questa la differenza tra il buio e il Fuoconero.

Il buio può essere semplicemente assenza. Il Fuoconero, invece, continua a bruciare.

Fammi diventare me stesso

Le ultime parole del brano contengono probabilmente tutto ciò che volevo raccontare:

Fuoconero…
non mi spegnere adesso.
Fuoconero…
fammi diventare me stesso.

Perché alla fine il viaggio non consiste nel diventare qualcun altro. Forse consiste nel togliere, uno dopo l’altro, tutti gli strati che abbiamo indossato perché qualcuno ci aveva spiegato come avremmo dovuto essere.

Fino a scoprire quello che rimane.

Anche se imperfetto. Anche se bruciato. Anche se nero.

Soprattutto se è vero.


FUOCONERO — Testo

Come il lato oscuro
che mi cresce dentro al petto,
come il nome che mi porto
anche quando l’ho maledetto.

Come il nero dell’universo,
come il vuoto che non muore,
come l’ombra dei miei giorni
quando cambia il suo colore.

Sono il bordo della soglia
tra la fine e la visione,
quello che non vuole piegarsi
alla tua definizione.

Sono il fuoco delle cose
che ritornano davvero,
sono il sangue che si ostina
a chiamarsi fuoconero.

Fuoconero, esplodimi dentro,
fai tremare il mondo con quello che sento,
spacca la notte, divorala tu,
fammi gridare quello che non dico più.

Fuoconero, sfondami il petto,
strappa via tutto quello che accetto,
forse vediamo solo il cinque per cento,
ma il resto mi urla da dentro.

Se hai camminato nell’inferno
senza far rumore mai,
se hai tenuto in piedi il cielo
con le mani che non hai,

se hai raccolto dalle macerie
ogni pezzo del tuo nome,
allora sai che certe fiamme
non fanno luce: fanno fame.

Di ogni taglio che è rimasto,
di ogni amore andato storto,
di ogni volta che ho sorriso
con il cuore quasi morto.

Nel nero di quel fuoco
c’è una legge più sincera:
non ti salva dalla guerra,
ma ti insegna chi eri.

Fuoconero, esplodimi dentro,
fai tremare il mondo con quello che sento,
spacca la notte, divorala tu,
fammi gridare quello che non dico più.

Fuoconero, sfondami il petto,
strappa via tutto quello che accetto,
forse vediamo solo il cinque per cento,
ma il resto mi urla da dentro.

Novantacinque fuori vista,
fuori pagina, fuori lista,
fuori dai discorsi buoni,
fuori da ogni paradiso.

Noi tocchiamo solo il vetro,
ma dall’altra parte è vivo,
c’è un linguaggio fatto nero
che mi chiama e mi tiene in piedi.

Stella nera sopra il nome,
sulle ossa, sulle parole,
se precipito nel buio
non è fine:
è fame di verità.

Non tutto quello che arde
vuole essere salvato,
certe fiamme ti attraversano
per lasciarti cambiato.

E se il nero mi somiglia
non è colpa né condanna,
è la parte che resiste
quando il resto si allontana.

Fuoconero, esplodimi dentro,
fai sentire al mondo ciò che sento,
brucia il cielo, strappami il fiato,
fammi restare vivo e sbagliato.

Fuoconero, restami addosso,
anche se il mondo mi vuole diverso,
forse vediamo solo il cinque per cento,
ma il resto mi esplode attraverso.

Fuoconero…
non mi spegnere adesso.

Fuoconero…
fammi diventare me stesso.


Ascolta “Fuoconero”

Il nuovo singolo di Fuoconero è disponibile su HyperFollow / DistroKid.

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