Questo dossier nasce da una storia vera.
Mirella Gregori è una persona reale. Aveva quindici anni quando scomparve a Roma il 7 maggio 1983. Il suo caso è ancora oggi senza una soluzione definitiva e continua a essere oggetto di approfondimenti, testimonianze e lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta istituita per le scomparse di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi.
Nel settembre 2026 una nuova notizia ha riportato l’attenzione su uno dei luoghi collegati alle ultime ore note di Mirella: il locale di via Nomentana 81, allora Bar Italia, conosciuto anche come “da Baffo”. Sotto il pavimento esiste un ampio ambiente sotterraneo. Il vecchio accesso tramite botola risulta oggi chiuso con cemento. È stata inoltre segnalata un’uscita secondaria sul retro.
È da questa notizia reale che ho preso ispirazione per il Dossier Fuoconero #10.
Una precisazione è necessaria: la parte iniziale di questo articolo ricostruisce esclusivamente fatti e informazioni pubbliche. Quando entreremo nell’Archivio Fuoconero, lo segnalerò in modo esplicito. Da quel punto in poi, sostanza nera, anomalie, documenti riservati e Stella Nera appartengono alla finzione narrativa del romanzo Fuoconero. Non intendono spiegare la scomparsa di Mirella Gregori né suggerire responsabilità reali.
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PARTE I — LA STORIA VERA
7 maggio 1983
Quel sabato pomeriggio Mirella Gregori era nella casa di famiglia, in via Nomentana 91. Suonò il citofono. Mirella disse che sarebbe scesa per incontrare un ragazzo chiamato Alessandro. Uscì di casa e non tornò più.
Il ragazzo indicato dalla famiglia dichiarò successivamente di non averla cercata quel giorno. Le ricerche iniziarono già nelle ore successive, ma di Mirella non venne trovata traccia.
Il suo caso sarebbe stato in seguito accostato a quello di Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma poche settimane dopo. Due vicende diverse, diventate nel tempo un unico grande labirinto di piste, testimonianze, contraddizioni e domande ancora aperte.
Il bar al civico 81
A pochi metri dall’abitazione dei Gregori si trovava il Bar Italia, conosciuto anche come “da Baffo”. Secondo le ricostruzioni riprese negli ultimi anni, Mirella entrò nel locale nel pomeriggio del 7 maggio per incontrare l’amica Sonia De Vito, figlia del titolare.
Da decenni quel tratto di via Nomentana fa parte della geografia del mistero. Ma nel 2026 è emerso un particolare concreto che ha riportato il locale al centro dell’attenzione.
La botola murata
Il 3 settembre 2026 il Corriere della Sera ha documentato l’esistenza, sotto il locale di via Nomentana 81, di un ampio piano sotterraneo, indicativamente esteso quanto il locale soprastante. L’accesso avveniva attraverso una botola che, secondo quanto ricostruito, negli anni è stata chiusa con una colata di cemento.
È stata inoltre segnalata un’uscita secondaria verso una chiostrina interna. Al momento della pubblicazione della notizia non risultava ancora effettuato un sopralluogo nel sotterraneo.
La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori è tuttora attiva e negli ultimi mesi ha proseguito audizioni e approfondimenti sul caso.
Quello che sappiamo. E quello che non sappiamo.
- È un fatto che Mirella Gregori sia scomparsa il 7 maggio 1983.
- È documentato che il locale di via Nomentana 81 sia tornato al centro degli approfondimenti sul caso.
- È stato documentato nel 2026 un sotterraneo con il vecchio accesso tramite botola oggi chiuso con cemento e un’uscita posteriore.
- Non sappiamo se il sotterraneo abbia avuto alcun ruolo nella scomparsa di Mirella.
- Non sappiamo se un eventuale sopralluogo potrà aggiungere elementi utili all’indagine.
Ed è proprio qui che la cronaca deve fermarsi.
Perché tutto ciò che viene dopo non è una ricostruzione investigativa.
È Fuoconero.
DA QUI COMINCIA L’ARCHIVIO FUOCONERO
La sezione seguente è interamente narrativa. Documenti, analisi, protocolli e anomalie citati da questo punto in poi sono parte dell’universo del romanzo Fuoconero.

ARCHIVIO FUOCONERO
FASCICOLO N81 / 10
CLASSIFICAZIONE: NERO — ACCESSO LIMITATO
La prima fotografia non mostra il sotterraneo.
Mostra il cemento.
Una superficie grigia, irregolare, versata sopra il punto in cui un tempo si apriva la botola. Nessun simbolo. Nessuna scritta. Nessuna crepa abbastanza grande da giustificare attenzione.
Il problema compare nella seconda fotografia.
Scattata diciassette secondi dopo.
Al centro della colata, dove nella prima immagine non c’era nulla, compare una macchia triangolare.
Non è umidità.
Non è olio.
Non è muffa.
La terza fotografia viene scattata dopo altri nove secondi.
La macchia ha tre prolungamenti.
La quarta non viene allegata al fascicolo.
Nella nota tecnica compare soltanto una frase:
“La geometria osservata è compatibile con il simbolo già classificato come STELLA NERA.”
Il tecnico che compila il rapporto non sa cosa significhi.
L’Archivio sì.
Il cemento non sigillava una stanza
Il fascicolo N81 non sostiene che il sotterraneo abbia alcun legame con la scomparsa di Mirella Gregori.
Anzi.
La prima direttiva interna è sorprendentemente chiara:
“Non confondere la tragedia umana con l’anomalia fisica. Nessuna correlazione causale dimostrata. Trattare separatamente.”
Quello che interessa all’Archivio è un’altra cosa.
Perché qualcuno, anni dopo i fatti, avrebbe dovuto trovare nel cemento una traccia identica a un simbolo già comparso in luoghi lontani, epoche diverse e materiali che non avevano nulla in comune?
E soprattutto: perché il sensore termico mostrava una temperatura più bassa esattamente sotto la botola, ma soltanto quando nella stanza non c’era nessuno?
Il campione N81-C
Il prelievo avviene senza demolire l’intera chiusura. Una microperforazione laterale permette di attraversare lo strato di cemento e raggiungere il vuoto sottostante.
La sonda torna indietro sporca di una sostanza nera.
Una quantità minima.
Meno di mezzo grammo.
Abbastanza.
Le analisi iniziali non coincidono con nessun composto organico noto presente nel campione. Il materiale non assorbe la luce nel modo previsto, non riflette correttamente alcune lunghezze d’onda e presenta una densità variabile tra una misurazione e la successiva.
Quando viene avvicinata acqua distillata, il campione reagisce.
Non esplode.
Non evapora.
Si accende.
Una fiamma nera, compatta, priva del comportamento luminoso di una combustione ordinaria.
La stessa anomalia descritta in altri fascicoli dell’Archivio.
La stessa sostanza che Carla, nel suo ultimo rapporto, aveva definito con una frase che nessuno era riuscito a trasformare in linguaggio scientifico:
“Il fuoco normale libera energia. Il fuoco nero trattiene ciò che dovrebbe finire.”
Il 95%
Nel romanzo Fuoconero, il numero ritorna continuamente.
95%.
La fisica ci ricorda che la materia ordinaria — quella di cui siamo fatti noi, i pianeti, le stelle — costituisce soltanto una piccola parte del contenuto complessivo dell’universo. Il resto viene descritto attraverso materia oscura ed energia oscura.
Fuoconero prende quel dato reale e lo trasforma in una domanda narrativa:
E se ciò che non vediamo non fosse soltanto qualcosa che ci manca da misurare, ma qualcosa capace di attraversare la materia visibile?
La sostanza nera dell’Archivio non sarebbe quindi semplicemente materia.
Sarebbe un’interfaccia.
Una contaminazione tra il cinque per cento che possiamo toccare e il novantacinque che continuiamo a descrivere senza poterlo prendere in mano.
Una soglia.
Una serratura.
O, nelle condizioni sbagliate, una porta.
La memoria della stanza
Il campione N81-C presenta l’anomalia già osservata da Carla: la persistenza informativa.
Oggetti esposti alla sostanza sembrano conservare configurazioni precedenti. Metalli che restituiscono tensioni di una forma che non possiedono più. Vetro che produce vibrazioni senza una sorgente acustica. Superfici che mostrano tracce di immagini assenti.
Il nero non registrerebbe il passato come una videocamera.
Lo tratterrebbe.
Questa distinzione spiega perché il protocollo dell’Archivio vieti categoricamente ogni tentativo di “interrogare” il materiale in un luogo legato a persone realmente scomparse.
“La memoria non è testimonianza. Un’eco non è una prova. Non usare l’anomalia per attribuire parole ai morti o agli assenti.”
È forse la pagina più importante dell’intero fascicolo.
Perché persino l’Archivio, davanti a un caso reale, stabilisce un limite.
La Stella Nera
La forma compare soltanto durante il secondo giorno di osservazione.
La microcamera inserita attraverso il foro non riesce a mettere a fuoco l’ambiente sotterraneo. Le immagini sono quasi completamente nere. La parete opposta alla sonda, però, restituisce per alcuni fotogrammi una geometria netta.
Tre segmenti.
Tre punte.
Un triangolo vuoto al centro.
La Stella Nera.
Non è dipinta.
Non è incisa.
Compare perché attorno a quella forma la parete riflette la luce in modo diverso.
Come se il simbolo non fosse stato aggiunto alla superficie.
Come se fosse ciò che resta quando la superficie smette di comportarsi come materia normale.
Perché murare?
Nel fascicolo esistono tre ipotesi.
- La botola è stata chiusa per ragioni del tutto ordinarie e indipendenti dall’anomalia.
- Qualcuno ha trovato qualcosa nel sotterraneo e ha deciso di impedire l’accesso senza sapere esattamente cosa fosse.
- Qualcuno sapeva perfettamente cosa stava chiudendo.
Il documento non sceglie.
L’Archivio raramente lo fa.
Ma una nota a margine, attribuita a un autore non identificato, contiene una frase:
“Il cemento serve a impedire agli uomini di passare. Non sappiamo se funzioni anche nell’altra direzione.”
La regola di Alinghi
Nella parte finale del fascicolo compare un’annotazione attribuita al commissario Giorgio Alinghi.
Niente formule.
Niente fisica.
Solo una regola investigativa:
“Quando un luogo reale entra nell’Archivio, la prima cosa da proteggere è la realtà. Se confondi ciò che sai con ciò che immagini, il nero ha già vinto.”
Per questo il fascicolo N81 termina senza una conclusione.
Nessuno scrive che la sostanza fosse lì nel 1983.
Nessuno scrive che abbia qualcosa a che fare con Mirella.
Nessuno trasforma una ragazza scomparsa in un personaggio.
Il dossier afferma soltanto che, decenni dopo, un luogo reale ha offerto all’immaginazione una porta perfetta.
E che, nell’universo di Fuoconero, le porte hanno un brutto vizio.
Prima o poi qualcuno prova ad aprirle.
Oppure scopre che erano già aperte.
Il fatto reale e le fonti
La scomparsa di Mirella Gregori è un caso reale e irrisolto. Le informazioni di cronaca riportate nella prima parte del dossier sono state ricostruite attraverso fonti giornalistiche e istituzionali pubbliche.
- Corriere della Sera, 3 settembre 2026 — “Caso Orlandi-Gregori, sotto il bar dell’amica di Mirella c’è un sotterraneo inaccessibile: la botola chiusa con il cemento”
Leggi la fonte - Camera dei Deputati — Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, resoconti e attività
Consulta i lavori della Commissione - Rai — Chi l’ha visto? — scheda sul caso Mirella Gregori
Consulta la scheda
Questo dossier appartiene all’Archivio Fuoconero.
La storia principale è raccontata nel romanzo Fuoconero: Roma, il commissario Alinghi, Paolo, Carla, il 95%, la sostanza nera e il simbolo della Stella Nera.
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