Ci sono serate che finiscono quando si spengono le luci. E altre che, in qualche modo, continuano a restarti dentro.
Il 19 agosto 2026, a Canterano, Fuoconero ha smesso per qualche ora di essere soltanto un libro. È diventato una voce in una piazza, persone sedute ad ascoltare, domande, sguardi, copie aperte e firme lasciate sulle prime pagine.
Quando una storia esce dalle pagine
Scrivere è una cosa strana: per mesi — a volte per anni — una storia vive quasi soltanto nella testa di chi la sta costruendo. Conosci i personaggi, sai dove sono nati certi passaggi, ricordi perfino le frasi cancellate. Poi arriva una sera come questa e ti accorgi che quella storia non è più soltanto tua.
Qualcuno la sta ascoltando. Qualcuno vuole sapere perché hai scritto proprio quella scena, da dove è arrivata un’idea, quanto c’è di vero e quanto invece appartiene al buio della fantasia. E qualcuno, alla fine, prende una copia di Fuoconero e se la porta a casa.
Una piazza, le domande, le dediche
La cosa che ricordo più volentieri non è un singolo momento. È l’insieme: la piazza di notte, il pubblico davanti, il libro sul tavolo, le domande durante la presentazione e poi le persone rimaste a parlare, a sfogliare le copie, ad aspettare una dedica.
Una serata che porterò con me.
Forse è questo il passaggio più bello per chi scrive: vedere qualcosa nato in solitudine trasformarsi in un incontro. Le parole restano le stesse, ma improvvisamente hanno altre voci, altre interpretazioni, altre domande.
La serata in immagini
Quello che resta
Di quella notte mi restano soprattutto le persone. Chi è venuto ad ascoltare, chi ha fatto una domanda, chi ha sorriso, chi si è fermato dopo, chi ha scelto di portarsi via una copia.
A tutti loro va il mio grazie. Perché il 19 agosto, per qualche ora, Fuoconero è uscito dalle pagine. E ha trovato una piazza in cui accendersi.
Fuoconero — Canterano, 19 agosto 2026.
















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