Cosa è successo
Il 3 settembre 2026, Lorena Isceri, 45 anni, è stata uccisa dall’ex compagno Federico Vella, 36 anni.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo l’avrebbe attesa nei pressi della sua abitazione, nel quartiere Rifredi di Firenze. Dopo averla aggredita, l’avrebbe sequestrata e rinchiusa nel bagagliaio della propria automobile, dirigendosi verso il viadotto Lora dell’autostrada A1, nei pressi di Barberino del Mugello.
Lorena aveva ancora con sé il cellulare ed è riuscita a contattare il 112. Attraverso la localizzazione del telefono, le forze dell’ordine hanno individuato l’automobile e raggiunto il cavalcavia.
All’arrivo degli agenti, Vella avrebbe gettato Lorena nel vuoto. Gli accertamenti medico-legali preliminari indicano che la donna fosse ancora viva al momento della caduta, ma la conclusione definitiva sarà contenuta nella relazione del medico legale.
L’uomo è rimasto sul viadotto mentre una giovane agente cercava di convincerlo a fermarsi. Dopo circa quaranta minuti si è lanciato a sua volta.
Nell’automobile sarebbero stati trovati fascette, forbici e un lenzuolo. Elementi sui quali gli inquirenti stanno lavorando per verificare l’ipotesi della premeditazione.
Fonti:
Il mio punto di vista
Secondo quanto raccontato dalla madre, Lorena aveva paura, ma non aveva denunciato l’uomo perché non voleva danneggiarlo.
Ed è proprio qui che, dopo una tragedia, comincia spesso il processo alla vittima.
Perché non lo ha lasciato prima? Perché non lo ha denunciato? Perché non ha chiesto aiuto?
Sono domande pronunciate da chi osserva tutto dalla luce del giorno, senza essere mai stato dentro quel bagagliaio. Il senno di poi rende ogni uscita chiaramente visibile, ma non conosce il peso della paura, dei sentimenti, del ricatto e del controllo.
Non è stata una tragica storia d’amore e non sono state due persone che hanno scelto di morire insieme. Un uomo ha sequestrato e ucciso una donna; successivamente si è tolto la vita.
Questi versi non pretendono di ricostruire gli ultimi pensieri di Lorena né di parlare realmente al suo posto. La voce narrante è immaginaria: cerca soltanto di rappresentare il buio, la paura e la disperata richiesta d’aiuto di una vittima che noi, troppo spesso, cominciamo ad ascoltare soltanto quando è ormai troppo tardi.
L’ultima luce…
Non tutte le scelte possono essere giuste.
A volte è il cuore a pensare,
a volte è la pancia.
In questo momento
lo stanno facendo i miei occhi.
Per assurdo,
vedono solo buio.
Magari, per un po’,
la luce su un cellulare,
finché non si scarica la mia batteria.
Aiuto:
lo sto chiedendo adesso.
Troppo tardi.
Magari avrei dovuto farlo prima.
Magari avrebbe dovuto farlo prima.
Ma le nostre pance
hanno deciso diversamente.
Con il senno di poi
non si costruisce la realtà,
ma si analizza perfettamente
in modo sbagliato.
Io non lo so.
Non so più nulla.
Non sono più nulla.
Sono solo un pianto.
Sono solo il mio shock.
Troppo bella.
Troppo brava.
Troppo preda.
Anche della società.
Anche adesso,
che nulla può toccarmi,
mi giudicate,
mentre vedo l’ultima luce,
prima di volare per l’ultima volta…
Se stai vivendo una situazione di violenza o stalking, puoi contattare gratuitamente il 1522, attivo 24 ore su 24, oppure utilizzare la chat disponibile sul sito: https://www.1522.eu/

Rispondi