Ti ho visto ferire la carta
in modo gentile,
inciderla come per tatuarla,
come per renderla eterna,
usando la tua anima come inchiostro.
Mentre sorridevi piangendo,
senza neanche una bugia,
trasparente
come una realtà fatta soltanto di verità.
Magari anche troppo.
Senza atteggiamenti da scrittrice,
ma soltanto sensazioni
che hanno il tuo sapore.
Quel segreto a forma di diario
è una strada emotiva:
alti e bassi,
morsi e baci,
tu e te.
Io sono qui
solo per la fredda cronaca.
Anzi, in questo caso è bollente.
Infuocata.
Perché ogni volta che mi guardi
mi salta un battito,
il respiro diventa un’opinione
e io divento bravissimo con l’apnea.
Perché quegli occhi,
che hanno attraversato con te
ogni guerra e ogni rinascita,
sono gli unici
in cui vorrei perdermi.
Non per essere salvato.
Non per trovare una risposta.
Ma per restare.
Quando tutto il resto
avrà smesso di fare rumore,
quando perfino le parole
saranno diventate cenere,
io vorrei essere ancora lì:
l’ultima riga del tuo diario,
quella che non si cancella,
quella che non mette un punto,
quella che continua a bruciare
anche dopo la fine…

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