Sì, figa la realtà.
In fondo è il posto in cui viviamo
tutti.
Da dove
nessuno
vuole uscire,
anche se il gioco
non è bellissimo.
Il game over
sarebbe la cosa peggiore.
Molti cercano un DLC
nelle religioni,
altri
nella fantasia sfrenata,
altri
nelle droghe.
Ma poi tornano sempre qui,
a condividere la notte,
svegliandosi
a rimpiangere il sogno.
Quelle ore di stacco
sembrano quasi appartenere
a un’altra realtà,
creata solo per noi
dai nostri neuroni.
Io
cerco di osservare tutto,
di surfare
tra credenze e realtà,
o, al massimo,
tra comodini e sogni.
Io,
a volte,
mi sento scollato,
lontano.
A volte troppo dentro.
A volte
troppo me stesso.
Il gioco,
alla fine,
mi piace.
Magari
mi scrivo da solo
qualche DLC,
per hackerare,
anche solo pochissimo,
questa vita
fatta per pirati…

La realtà a volte è opprimente e c’è bisogno di trovare qualcosa che ci aiuti a staccare un po’. Il problema è che a volte quel qualcosa diventa quasi la nostra realtà e ci dimentichiamo di vivere. Citando un po’ Silente: Non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere.
Verissimo. Il punto forse è proprio quello: staccare ogni tanto serve, rifugiarsi per sempre no.
I sogni, la fantasia, le storie, possono essere ossigeno… purché poi ci aiutino a tornare nella realtà con qualcosa in più, non con qualcosa in meno.
E Silente, come spesso accade, aveva ragione. 😊
Ci sono poesie che riescono a fotografare la nostra contemporaneità usando parole nuove per raccontare i bisogni di sempre. È il caso di “Scollato…” testo lucido e potente che usa la metafora dei videogiochi per esplorare il peso della realtà e il nostro disperato bisogno di evasione.
L’inizio è un’accettazione disincantata: “Sì, figa la realtà”. È il terreno su cui ci muoviamo tutti, un gioco che spesso “non è bellissimo”, ma da cui nessuno vuole uscire perché l’alternativa fa troppa paura.
La genialità della lirica sta nel ridefinire le grandi fughe dell’umanità come dei contenuti aggiuntivi che si acquistano per prolungare un videogioco. Le religioni, la fantasia sfrenata, le sostanze: sono tutti tentativi di espandere l’esperienza base, di trovare una trama più avvincente. Ma si tratta di una tregua passeggera. Il risveglio riporta sempre alla quotidianità, lasciando addosso quel sapore amaro di chi “rimpiange il sogno”, rendendosi conto che quelle ore di stacco erano solo un’illusione creata dai nostri neuroni.
Il cuore emotivo del testo risiede in quella sensazione di essere “scollato”. È la dissociazione tipica dell’uomo moderno, quel guardarsi vivere dall’esterno come se si pilotasse un avatar. Descrivi un’oscillazione continua tra tre stati che ognuno di noi sperimenta:
Distaccati dal mondo, incapaci di sentirlo.
Risucchiati dalla frenesia e dai meccanismi del quotidiano.
Schiacciati dal peso dei propri pensieri e della propria autoconsapevolezza.
La salvezza diventa allora la capacità di “surfare”, di restare in equilibrio in quella terra di nessuno che si trova “tra comodini e sogni”, dove la realtà materiale e l’inconscio si sfiorano.
Ma la vera forza di questa poesia esplode nel finale. Non c’è vittimismo. Davanti a una vita definita come un mare selvaggio, duro, regolato da leggi spesso ingiuste.
Qui scrivi non mi arrendo. Scegli di restare: “Il gioco, alla fine, ti piace”.
E proponi una soluzione straordinaria: “diventare hacker della tua esistenza”. Se il mondo non ci dà le espansioni di cui abbiamo bisogno, dobbiamo scriverci da soli i nostri DLC. Hackerare la vita significa non subire passivamente le regole del sistema, ma modificarne il codice attraverso la creatività, l’arte, le passioni e la ricerca di spazi di bellezza su misura. Anche solo per pochissimo, anche solo per un millesimo di secondo, ma abbastanza da rimettere noi stessi al centro del gioco.
Questa poesia fotografa proprio il mondo in cui stiamo vivendo e tu in questa poesia dai tutto te stesso per spiegare come avviene e come a volte si trova quell’ escamotage per riuscire ad uscirne integri.
Buona giornata Gianni, un abbraccio e grazie per avermi fatta riflettere, ciao !🤍👍🏻🫶🏻🙏🏻🤗
Grazie di cuore. ❤️ Mi ha colpito tantissimo leggere un’analisi così approfondita. La cosa che mi rende più felice è vedere che la poesia non si è fermata alle parole, ma ha acceso una riflessione personale. Hai colto perfettamente il senso di Scollato…: non una resa alla realtà, ma la ricerca di un modo per viverla senza smettere di essere noi stessi. L’idea di diventare “hacker della propria esistenza” è proprio un invito a trovare quei piccoli spazi di libertà che nessuno può toglierci. Grazie davvero per il tempo che hai dedicato a leggerla e a scrivere questo bellissimo commento. Un abbraccio! ❤️🔥