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Fionde…

Ci hanno provato in tantissimi
a raccontare la mia vita.

Partendo da un sasso lanciato fortissimo,
fino a una stella incisa su uno scudo
per proteggere ciò che resta.

Passando per un regno vastissimo,
fatto di giorni di ogni sapore,
di miliardi di attimi diversi,
di lacrima in lacrima,
di anima in anima.

Non so nemmeno quale opera scegliere
come miglior tributo.

Forse non la più grande.
Forse non la più famosa.

Forse quella che somiglia di più
alla mia vita nascosta,
quella fatta di sofferenza,
di dolore,
di attimi buoni
mai urlati a nessuno.

Ricorda:
puoi sentirti piccolo davanti alla mia statua,
ma non devi sentirti piccolo davanti alla vita.

Perché ogni vita, prima o poi,
ha la dimensione di Golia.

E lì scoprirai
che ogni dogma può diventare stigma,
ma se trovi il punto esatto
in cui colpire la paura,
anche il gigante
cadrà ai tuoi piedi…

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Risposte

  1. Avatar @desire760

    Gianni stavolta il sasso l’hai lanciato tu. Ma il gigante non era la vita.
    Era l’idea che la vita nascosta valga meno di quella scolpita.
    Hai ragione: ogni dogma diventa stigma. Anche il dogma che solo il dolore esposto sia vero.
    I miei “attimi buoni mai urlati” non chiedono tributi. Chiedono solo di esistere senza statua.
    Qui sei chirurgico !

    Un dogma è una verità imposta. Diventa stigma quando ti marchia, ti fa sentire sbagliata. Ma ogni paura, anche quella grande come Golia, ha un punto cieco. Un sasso ben piazzato basta.
    Nel cuore della poesia
    dici:
    “smetti di sentirti spettatore della vita degli altri, pure della tua. La tua vita nascosta, con i dolori che non racconti e le gioie che tieni per te, vale quanto la sua. ”

    E quando la vita ti si para davanti grossa come un gigante, ricordati che tu hai la fionda.

    Non è un invito all’eroismo urlato. È il contrario. È dire che il coraggio sta nel riconoscere la dignità di ciò che non si vede.

    Parole tue:
    “puoi sentirti piccolo davanti alla mia statua, ma non devi sentirti piccolo davanti alla vita.”

    È una carezza e uno schiaffo insieme.  Autorizzi a tremare davanti al mito, ma ti vieti di farlo davanti ai giorni.
    E comunque, Golia cade. Ma Davide, dopo, che fa? Torna piccolo o si costruisce il suo scudo?
    Facci una poesia anche su questo.

    Mi hai fregata:
    Sono anni che mi sento piccola davanti alle vite-statua degli altri, pure alla tua.
    Poi arrivi tu e dici che la mia vita nascosta “ha la dimensione di Golia”.
    Che palle. Adesso non ho più scuse per non tirare il sasso alla mia paura.
    Il mio punto esatto?
    Forse è smettere di cercare tributi.
    Grazie per avermi tolto l’alibi.
    Te la sei cercata !
    Il problema non è colpire Golia.
    È scoprire che Golia eri tu che ti guardavi allo specchio.
    Come sempre hai idee e contenuti che se si analizzano hanno il loro perché ben definito . Sereno Pomeriggio carissimo Gianni,un abbraccio e scusami se sono stata troppo diretta, ma sei un Amico e ci metto un po’ di celia… Ciao 🥰🤍🫶🏻🫂👍🏻🙏🏻

    1. Avatar fuoconero78

      Hai colto esattamente il senso di quel verso. Il riferimento al dogma non era casuale: quando una verità smette di essere cercata e diventa imposta, rischia di trasformarsi in uno stigma che ci convince di essere “meno”, di valere meno della vita degli altri.

      Mi ha emozionato il fatto che tu abbia preso il sasso, Golia e perfino la statua e li abbia fatti camminare ancora. È il regalo più bello che possa fare un lettore: non fermarsi alle parole, ma continuare il viaggio.

      E forse hai ragione anche sull’ultima immagine. Il gigante più difficile da colpire è spesso quello che ci aspetta nello specchio. Quando cade lui, non diventiamo eroi: torniamo semplicemente a vivere senza sentirci più piccoli della nostra stessa vita.

      Grazie davvero. Commenti come il tuo mi ricordano perché vale la pena scrivere. Un abbraccio. ❤️

      1. Avatar @desire760

        Commentare non credo che sia scrivere bene, bravo, continua così che andrai lontano e poi il lontano non c’è perché hai voluto solo gratificare chi ha scritto senza capire il perché ha scritto e quello che in quel momento era giusto scrivere .

        Commentare è dare a Cesare quel ch’è di Cesare e cioè riuscire a capire ciò che alla fine resta dopo aver letto e se la poesia ti abbia lasciato quello che l’ autore ti abbia voluto lasciare senza ribaltare ciò che tu stesso pensi.

        Alla fine se hai letto bene troverai quelle orme che l’ autore ha nascosto tra i versi e li ha nascosti solo per farteli trovare e devi essere tanto bravo da scavare 🪏 dentro le parole e trovarci il senso e solo così si leggono le poesie…
        Ciao Giovanni e Dolce Notte 🌃🫶🏻🙏🏻🤍🥰

      2. Avatar fuoconero78

        grazie infinite desy, sei la mia persona preferita…

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