C’è un pensiero brutto, cinico, quasi antipatico da dire ad alta voce.
Gli animali in via d’estinzione sono davvero un problema della natura… o sono soprattutto un problema della nostra etica?
Perché, vista in modo freddissimo, la natura non piange. Non si mette il lutto per il panda, per il rinoceronte bianco, per l’orso marsicano o per una rana minuscola che viveva solo in una valle e che un giorno sparisce senza neanche avere il tempo di diventare famosa su un documentario.
La natura non dice: “Poverina, quella specie si è estinta”.
La natura fa una cosa molto più crudele.
Va avanti.
Una nicchia ecologica si svuota, qualcosa cambia, qualcun altro si adatta, qualcun altro occupa spazio, qualcun altro approfitta del buco lasciato da chi non ce l’ha fatta. Non è giustizia, non è vendetta, non è punizione. È semplicemente il grande meccanismo cieco della vita che continua a girare anche quando qualcuno cade dagli ingranaggi.
E allora viene da pensare: se una specie si estingue, forse ha “perso”.
Ha perso la gara dell’adattamento. Ha perso contro il clima, contro i predatori, contro le malattie, contro la mancanza di cibo, contro un ambiente che è cambiato troppo in fretta. Oppure, molto più spesso negli ultimi tempi, ha perso contro di noi.
E qui il discorso cambia.
Perché se una specie sparisce dopo milioni di anni di evoluzione naturale, possiamo anche dire che fa parte del gioco brutale della vita. Ma se sparisce perché noi abbiamo tagliato foreste, prosciugato paludi, inquinato mari, scaldato il pianeta, cacciato troppo, costruito troppo, consumato troppo… allora non è proprio “selezione naturale”.
È più una partita truccata.
È come invitare qualcuno a giocare a scacchi e poi ribaltargli la scacchiera addosso dicendo: “Eh, hai perso”.
La natura, probabilmente, non ha un’etica. Noi sì. O almeno dovremmo averla.
E forse è proprio questo il punto: salvare una specie in via d’estinzione non serve a “fare un favore alla natura”, perché la natura non manda biglietti di ringraziamento. Serve a ricordarci che non siamo solo spettatori del mondo, siamo diventati una forza capace di modificarlo. E quando hai il potere di distruggere qualcosa, hai anche la responsabilità di chiederti se devi davvero farlo.
Poi c’è anche il lato pratico, quello meno poetico e più fastidiosamente concreto: una specie non è mai solo una specie. È un nodo dentro una rete.
Togli un predatore e magari esplodono le prede.
Togli un impollinatore e alcune piante non si riproducono più.
Togli un animale che disperde semi e una foresta cambia lentamente faccia.
Togli troppi pezzi e l’ecosistema non diventa “più libero”. Diventa più povero, più fragile, più stupido.
Certo, prima o poi qualcosa si adatta. Prima o poi la vita trova un’altra strada. Ma “prima o poi” per la natura può significare migliaia, milioni di anni. Per noi, che abbiamo bollette, figli, raccolti, acqua potabile e la pessima abitudine di voler respirare, potrebbe essere un tantino troppo tardi.
Quindi sì, detta in modo glaciale: l’estinzione è un problema nostro.
Nostro perché siamo noi a dare valore alla perdita.
Nostro perché siamo spesso noi ad averla causata.
Nostro perché viviamo dentro la stessa rete che stiamo tagliando.
Nostro perché senza etica saremmo solo un’altra specie invasiva con il Wi-Fi.
Forse alla natura non importa se un animale scompare.
Ma dovrebbe importare a noi.
Non perché siamo buoni.
Non perché siamo superiori.
Non perché dobbiamo salvare ogni cucciolo con gli occhioni teneri per sentirci migliori.
Ma perché quando una specie sparisce per colpa nostra, non è solo lei ad aver perso.
È anche l’umanità che ha dimostrato, ancora una volta, di essere abbastanza intelligente da distruggere il mondo… ma non sempre abbastanza saggia da fermarsi prima.
Fonti e spunti per approfondire:
IUCN Red List – elenco e dati aggiornati sulle specie minacciate:
https://www.iucnredlist.org/
IUCN Red List – statistiche riassuntive per categorie e gruppi tassonomici:
https://www.iucnredlist.org/resources/summary-statistics
IPBES – Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, rapporto che segnala circa 1 milione di specie animali e vegetali a rischio estinzione:
https://www.ipbes.net/global-assessment
WWF – Living Planet Report 2024, con il dato sul calo medio del 73% delle popolazioni di vertebrati monitorate tra il 1970 e il 2020:
https://livingplanet.panda.org/
PDF del Living Planet Report 2024:
https://www.wwf.org.uk/sites/default/files/2024-10/living-planet-report-2024.pdf
OMS / WHO – Biodiversity, salute umana e servizi ecosistemici come impollinazione, fertilità del suolo, controllo dei parassiti e regolazione dell’acqua:
https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/biodiversity

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