Il mondo è lì fuori,
figo,
ma lontano.
Magari con un gioco
di specchi e leve
potrei vederne ogni angolo.
Ma il mondo
potrebbe guardare me.
E giudicarmi.
Va bene così.
Tanto sarebbe per cinque minuti.
Poi giudicherebbe altro.
Ecco perché mi interessa poco,
quasi zero,
del loro parere.
Non perché il mio sguardo valga di più,
ma perché è l’unico
che mi accompagna sempre.
Perché piacere agli altri
è come colpire un bersaglio
che si muove sempre,
che si sposta
a ogni nuova opinione,
a ogni cambio di peso,
a ogni luce diversa.
Allora cambio obiettivo.
E uso un solo specchio.
Quello puntato su di me.
Anche se mi vedo sempre sbagliato.
Anche se voglio migliorarmi sempre.
Ma forse è giusto così.
Perché gli altri
mi giudicano per cinque minuti.
Io invece,
da questo lato dello specchio,
ci resto ogni secondo…

L’ho letta a notte fonda e mi è rimasta addosso come un peso sullo stomaco. Perché è vera. Questa storia del mondo che guarda, giudica cinque minuti e poi passa oltre… mentre noi restiamo qui, da questo lato dello specchio, ogni singolo secondo.
Mi hai sbattuto in faccia una cosa che sapevo ma che facevo finta di non vedere: che rincorrere il parere degli altri è sparare a un bersaglio che si muove a ogni luce, a ogni opinione, a ogni chilo in più o in meno. E intanto l’unico specchio che conta è quello puntato su di noi. Anche quando ci vediamo sbagliati. Anzi, soprattutto allora.
Non so se volevi questo effetto, ma i tuoi versi mi hanno costretto a guardarmi. E non è stato comodo. Non è stato riposante. È da quando ho letto che ci penso.
Grazie per aver scritto qualcosa che non consola. Che non fa sconti. Che dice: gli altri ti giudicano cinque minuti, tu ti vivi per sempre. E forse è giusto così, anche se fa male.
Questa roba resta. E scusa se il commento è lungo, ma serviva.
PS: Ho da 4 giorni un dolore che non mi ha fatto dormire e durerà ancora tanto ,ho la “Pedrata di Martinel” una cosa dolorosissima che dura all’incirca dai 45/60 giorni la rottura di una vena che mi dà un dolore indescrivibile,gamba tumefatta e gonfia non riesco a stare in piedi.
Ti saluto, Buona Domenica, un abbraccio, ciao Gianni!🫂🤍🙏🏻🫶🏻🥰
Grazie davvero, mi hai lasciato un commento più bello della poesia.
Quando uno scrive spera sempre che qualcosa arrivi, ma quando poi qualcuno ti dice “mi ha costretto a guardarmi”, allora capisci che le parole hanno fatto il loro mestiere: non consolare per forza, ma accendere una luce dove magari stavamo evitando di guardare.
Mi dispiace tantissimo per il dolore che stai passando. Quello fisico, quando non ti fa dormire e ti impedisce pure di stare in piedi, diventa anche mentale, perché ti consuma piano piano. Ti mando un abbraccio enorme e ti auguro davvero che questi giorni passino il più velocemente possibile.
E grazie ancora: commenti così non si leggono soltanto, si tengono.