Le mani poggiate a terra
sono il sintomo, non la causa.
Come la febbre.
Le uso per rialzarmi
mentre cerco di capire
cosa mi ha fatto cadere.
Perché questo trial and error
è così punitivo?
Va bene che non tutto riesca al primo colpo.
Ma nemmeno al dodicimilacinquecentosessantasettesimo.
Poi mi rialzo.
Da in piedi tutto cambia prospettiva.
Capisco.
Capisco a cosa è servito.
Sono milioni di anni che va avanti così.
Dalla prima ameba
fino a me.
Con tutte le tappe intermedie.
Perché è questo che siamo.
Non le volte che abbiamo vinto.
Quelle ci insegnano una strada.
Le sconfitte ci insegnano tutte le altre.
Sembrano la stessa cosa.
Non lo sono.
Formano il cervello in modo diverso.
E allora in piedi.
Per incappare nell’ennesimo errore.
Per aggiungere un’altra cicatrice invisibile.
Per trasformarci, ancora una volta,
in sopravvissuti.
Perché quello che siamo
fa rima con sconfitta.

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