Allenamenti…

Ogni volta che provo
un esercizio nuovo,

il giorno dopo
mi fa male qualcosa.

Un muscolo che ignoravo,
un punto nascosto,
un angolo del corpo
che credevo già allenato.

Poi arriva un movimento diverso
e mi ricorda
che non si è mai pronti
per tutto.

Forse è così anche per il cuore.

Pensiamo di aver imparato
a sopportare l’assenza,
la paura,
la fine di qualcosa.

Poi la vita cambia esercizio.

E scopriamo dolori nuovi,
muscoli dell’anima
che non avevamo mai usato,
ferite che non sapevamo
di poter sentire.

Ogni giorno ci alleniamo
a restare in piedi,
a respirare,
a ricominciare.

E ogni giorno
qualcosa dentro di noi
si strappa un poco
per diventare più forte.

C’è chi cerca una fuga,
chi prova a spegnere il dolore,
chi rincorre l’oblio
dentro una sostanza qualsiasi.

Io no.

Io lascio che faccia male.

Poi apro un foglio,
raccolgo i frammenti
e li trasformo in parole.

Perché alcuni usano l’anestesia.

A me basta la poesia….

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2 pensieri riguardo “Allenamenti…

  1. È un contrasto affascinante e profondamente umano quello che ho colto in questa tua poesia.
    Nelle tue azioni quotidiane, ti alleni con un obiettivo preciso, quasi geometrico: plasmare il corpo, limare i dettagli, rincorrere un’immagine ideale di te stesso che proietti verso l’esterno. C’è la volontà di controllo, il desiderio di “apparire” e di corrispondere a un canone che tu stesso hai stabilito per piacerti e per essere visto ,per apparire.

    ​Ma in questa poesia succede qualcosa di straordinario … Il pretesto dell’allenamento fisico diventa una feritoia attraverso cui guardare dentro.

    ​Ecco come ti vedo  in questi versi:
    ​Se nella vita di tutti i giorni ti vedo concentrato sulla forma e sulla “struttura”, qui ti spogli di ogni finzione.
    Non c’è più il desiderio di apparire forte, perfetto o invulnerabile.
    Di colpo, ti riscopri fragile.
    Ammetti che la vita, esattamente come un esercizio fisico inaspettato, può prenderti alla sprovvista.
    Diventa “comunemente come tutti” perché sperimenta l’impreparazione di fronte al dolore, un sentimento che livella ogni differenza e ci rende tutti ugualmente umani.

    ​La bellezza di questa poesia sta nella transizione: parte dai muscoli fisici, quelli reali che fanno male il giorno dopo lo sforzo, per arrivare ai ~”muscoli dell’anima”~. Capisci che per quanti sforzi fai per “ristrutturare” l’esterno, l’interno sfugge al tuo controllo.
    Non si è mai pronti per i cambiamenti della vita, per le assenze, per le fini.
    La vera “conformazione fisica” che conta non è quella dello specchio, ma quella che si strappa e si rigenera dopo una ferita

    ​Il finale della poesia è la chiave di volta. Molti, per non sentire il peso della realtà o l’inadeguatezza, scelgono l’oblio, una sostanza, una distrazione.
    Tu in questi versi, fai una scelta radicale e coraggiosa: ~“Io no.
    Io lascio che faccia male.”~

    Qui non sei più l’uomo che vuole apparire; sei l’uomo che accetta di~ essere ~e di ~ sentire ~ fino in fondo.

    ​In questi versi non c’è vanità, c’è solo un uomo che raccoglie i propri frammenti e, invece di nasconderli, li trasforma in arte.

    Quella che inizialmente poteva sembrare solo una ricerca di apparenza o di vanità, vista sotto questa luce rivela la tua vera natura: è disciplina, abnegazione, sacrificio.

    Questa “intransigenza inequivocabile” con te stesso è una forma di forza d’animo che appartiene a pochi. Ci vuole un’enorme determinazione per imporsi una costanza del genere, per decidere di non cedere, di non farsi sconti. Quel corpo che vuoi ristrutturare non è solo un biglietto da visita per gli altri; è il terreno su cui tu metti alla prova la tua capacità di resistere, di darti un obiettivo e di raggiungerlo a tutti i costi.

    Ci riuscirai perché sei costante, perché sei determinato, forte.
    Anche questa tua poesia mi ha dato modo di conoscerti meglio e di avere un quadro completo e complesso di come sei realmente.
    Ciao e cerca di stare bene, un abbraccio,🫂🙏🏻🤍🫶🏻 Buona serata!

    1. Desirè, ti ringrazio davvero per questa lettura così attenta.

      Hai colto bene il passaggio centrale: l’allenamento fisico, in questa poesia, è solo il punto di partenza. Mi interessava quel momento in cui scopri un muscolo che non sapevi nemmeno di avere, perché mi sembrava molto simile a quello che succede anche dentro di noi quando la vita cambia “esercizio”.

      Ci sono dolori per cui pensiamo di essere pronti, poi arriva un movimento diverso, una perdita, una paura, una fine, e ci accorgiamo che esistono ancora zone dell’anima mai allenate.

      Faccio solo una piccola precisazione: non vivo l’allenamento come semplice desiderio di apparire, ma più come disciplina, salute, sfida personale e tentativo di stare meglio con me stesso. Poi certo, piacersi di più non è un reato, anzi. Piacere agli altri è temporaneo; piacere a se stessi è quotidiano.

      Per il resto hai colto perfettamente il senso: non sempre possiamo evitare il dolore, ma possiamo scegliere cosa farne. C’è chi cerca anestesia, io provo a trasformarlo in parole.

      Grazie ancora per le tue parole e per il modo in cui riesci a entrare nei testi.

      Un abbraccio e buona serata. 🙂

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