Non è facile essere sempre se stessi.

Non è facile non tradirsi mai, soprattutto quando ti piace un cantante solo e quel cantante è Max Pezzali — e devi passare la vita a spiegare che no, non è “solo nostalgia”, non è “solo anni ’90”, non è una fase. È casa.

Non è facile quando perde la Roma e tu vorresti essere superiore, elegante, distaccato… e invece ti ritrovi a soffrire come se ti avessero tolto il telecomando dell’universo.

Non è facile essere nerd, amare mondi che per gli altri sono “solo fumetti”, “solo manga”, “solo giochi”, “solo fantasia”, mentre per te sono rifugi, simboli, pezzi di identità.

Non è facile quando scrivi poesie, libri, canzoni, quando ti affezioni troppo alle cose, quando senti tutto più forte degli altri e magari qualcuno pensa pure che esageri.

Però forse essere se stessi è proprio questo: continuare a riconoscersi anche quando gli altri non capiscono.

Restare fedeli alle proprie fissazioni, ai propri sogni, alle proprie ferite.

Perché alla fine uno non è fatto solo di scelte importanti.

È fatto anche delle canzoni che non smette di ascoltare.

Delle squadre che non smette di amare.

Degli eroi improbabili che si porta dentro.

E di tutte le cose per cui, anche se ti prendono in giro, continui a dire:

“Va bene, ridete pure. Ma questa cosa sono io.”

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