Il trapezio oscilla verso di me
come il pendolo di un orologio.
Il mio trapezio è teso,
pronto allo sforzo,
allo spasmo,
con il giusto mix
di sangue e adrenalina.
Il mio volo resta sospeso
tra aria e tempo.
Lo tsunami di applausi mi distrae,
ma la presa è salda.
I pensieri no.
Sfuggono.
Cadono fragorosamente,
attraversano la rete di sicurezza
come fosse aria
e si infrangono sulla sabbia,
fragili come specchi infiniti.
E mi riflettono.
Mentre rischio la vita
per un applauso
fatto di dolore e piacere.
A quanto pare
anche i voli pindarici
sono pericolosi.
Ma ne vale la pena.
Perché sei bella
come il mio primo respiro
e vali persino l’ultimo.
Non è un viaggio facile.
Nessun viaggio lo è.
Cosa c’è dentro questo salto?
Voglia.
Sentimento.
Luce.
Ombra.
La voglia di afferrare l’altro trapezio,
ma non tanto per sopravvivere.
Per arrivare da te.
Ogni presa avrà una doppia valenza.
Ogni secondo sarà dilatato,
come le mie pupille
quando incontreranno le tue.
Ora le mie mani mordono la piattaforma.
Il piedistallo mi concede una verticale.
Sono qui per dare spettacolo, in fondo.
Con il più grande spettacolo del mondo
dentro la mia mente.
E non porta il nome di un circo.
Ma quello del tuo respiro.

Rispondi