I miei vestiti
non sono compatibili
con la mia età.
Fumetti, videogiochi, anime…
non sono passatempi:
sono una parte centrale di me.
Mi hanno detto:
“non cambiare mai”.
E forse
l’ho preso troppo
alla lettera.
Poi arriva la vita,
con la sua faccia seria,
a cercare di farmi rigare dritto.
E non sempre ci riesce.
Allora provo a mimetizzarmi,
a sembrare altro,
a indossare bene
il cosplay di un adulto.
Pago una bolletta
con la stessa espressione
con cui pago
un abbonamento ai videogiochi.
Mi chiamano “signore”
mentre io
sto ancora aspettando
l’arrivo di un adulto vero.
Ma poi
cos’è un adulto vero?
Una persona cinica
e morta dentro?
Uno di successo?
Uno che mi guarda con pena
perché non ho smesso
di somigliarmi?
Non lo so.
Magari
non lo sa neanche lui.
Forse l’adulto vero
è solo un riflesso
venuto male
della nostra società…

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