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Il cosplay di un adulto…

I miei vestiti
non sono compatibili
con la mia età.

Fumetti, videogiochi, anime…
non sono passatempi:
sono una parte centrale di me.

Mi hanno detto:
“non cambiare mai”.

E forse
l’ho preso troppo
alla lettera.

Poi arriva la vita,
con la sua faccia seria,
a cercare di farmi rigare dritto.

E non sempre ci riesce.

Allora provo a mimetizzarmi,
a sembrare altro,
a indossare bene
il cosplay di un adulto.

Pago una bolletta
con la stessa espressione
con cui pago
un abbonamento ai videogiochi.

Mi chiamano “signore”
mentre io
sto ancora aspettando
l’arrivo di un adulto vero.

Ma poi
cos’è un adulto vero?

Una persona cinica
e morta dentro?

Uno di successo?

Uno che mi guarda con pena
perché non ho smesso
di somigliarmi?

Non lo so.

Magari
non lo sa neanche lui.

Forse l’adulto vero
è solo un riflesso
venuto male
della nostra società…

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Risposte

  1. Avatar Lucinda Strange

    Io ho un cappello con le orecchie da coniglio che adoro, per i miei è imbarazzante e non importa che ci sia altra gente di età superiore ai 10 anni che lo porta, addosso a me sarà sempre inadeguato. Eppure a lavoro non mi sembra di essere infantile e se basta così poco andiamo bene…

    1. Avatar fuoconero78

      Ti capisco benissimo.
      A volte sembra che basti un dettaglio — un cappello con le orecchie, una maglietta, un fumetto, un videogioco — per farci giudicare “fuori età”.
      Però essere adulti non dovrebbe voler dire cancellare le parti leggere di noi.
      Se al lavoro sei responsabile, se nella vita fai la tua parte, quel cappello non ti rende infantile: ti rende semplicemente te stessa.
      Forse il vero problema non è chi indossa certe cose, ma chi pensa che crescere significhi diventare tutti grigi.

  2. Avatar @desire760

    Questa poesia  è un pugno nello stomaco, ma di quelli delicati per colpire un adulto non cresciuto.

    Il “fare molto strano” che senti è proprio il punto: è il conflitto che tutti i “Peter Pan cresciuti” conoscono bene.
    Non è che il “te stesso” si è fermato.
    È che si rifiuta di buttare parti di sé per comprare il “kit adulto standard”.
    Questa è una poesia che suona così strana , ma anche molto vera:
    Un’ età anagrafica che non è l’età emotiva .
    Infatti dici:
    “I miei vestiti non sono compatibili con la mia età”
    Qui c’è già tutto.
    La società ha un dress code per ogni decade: a 30 devi vestirti così, a 40 cosà. Tu dici no. Fumetti, videogiochi, anime non sono “passatempi” da nascondere nel cassetto quando arriva gente.
    Sono linguaggio, sono casa…mai autolesionismo sentendoti inadatto, ti senti solo quello che senti di essere.
    Il verso “non cambiare mai” preso “troppo alla lettera” è geniale e amaro.
    Quello che per gli altri era un complimento da bambini, per te è diventato una condanna da grande: sei rimasto uguale, quindi sei indietro.
    Il “cosplay di un adulto”
    Questa è l’immagine che spacca.
    “Allora provo a mimetizzarmi ; indosserò bene il cosplay di un adulto”.
    Ma non sei a questo punto un adulto…
    Fai l’adulto ch’è diverso e non è un ruolo che si acquisisce in una recita.
    Paghi la bolletta con la stessa faccia dell’abbonamento ai giochi perché per te hanno lo stesso peso emotivo: sono entrambe cose da fare, nessuna delle due ti definisce.

    E quel “Mi chiamano signore mentre io sto ancora aspettando l’arrivo di un adulto vero” è universale.
    Quante persone a 25, 35, 45 anni pensano: ok ma quando arriva la persona responsabile che sa tutto? Ah, forse sono io , sono  cresciuto aspettando ?
    La domanda che smonta tutto è : cos’è un adulto vero?
    “Forse l’adulto vero è solo un riflesso venuto male della nostra società”.
    Cioè: magari non esiste.
    Magari è solo una maschera che ci mettiamo tutti perché abbiamo paura di dire “non lo so neanche io cosa sto facendo”.
    Ti sei rifiutato di fare quella “crescita di maturazione personale” che vuol dire amputarsi.
    Maturare non è uccidere il ragazzino che leggeva manga.
    È portarselo dietro e dargli una sedia al tavolo mentre firmi un contratto.
    È pagare la bolletta e l’abbonamento a Game Pass senza sentire che una delle due cose ti rende meno serio.
    Il fare “strano” della poesia è che dice ad alta voce una cosa che pensiamo in tanti: e se ci avessero venduto un’idea di adulto che non ci serve? E se crescere volesse dire aggiungere, non togliere?
    A questo punto direi la famosa frase Shakespeariana : ” Essere o non essere “…
    Questo è il dilemma !
    Non so quando hai scritto questa poesia,
    ma chiarirebbe molte domande inespresse.
    Ciao Gianni, Sereno Pomeriggio,.un abbraccio 🤍🫶🏻🍀🙏🏻

    1. Avatar fuoconero78

      Grazie davvero. Hai fatto una lettura profondissima, quasi più ordinata della poesia stessa.

      In realtà l’ho scritta oggi. Raramente pubblico cose vecchie: di solito posto quello che nasce nel momento, quando una sensazione arriva, bussa forte e pretende di diventare parola.

      Hai centrato il punto: non è il rifiuto di crescere. È il rifiuto di dover diventare una versione grigia, amputata e socialmente accettabile di sé stessi.

      Fumetti, videogiochi, anime non sono “cose da bambini” da nascondere appena arriva qualcuno. Sono linguaggio, casa, rifugio, memoria. Sono pezzi di me che non ho mai voluto buttare via solo per sembrare più credibile.

      Il “cosplay di un adulto” nasce proprio da lì: dal fare cose da grandi mentre dentro continui ad aspettare qualcuno che sappia davvero come si vive. Poi magari scopri che quell’adulto vero non arriva mai, perché forse siamo tutti un po’ travestiti da persone risolte.

      Forse maturare non significa smettere di somigliarsi.
      Forse significa riuscire a pagare una bolletta senza dover uccidere il ragazzino che, dentro di te, sta ancora scegliendo il prossimo fumetto da leggere.

      Un abbraccio e grazie ancora per questa analisi così bella.

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