Lasciare tutto al caos…

I minimi dettagli
non sono poi tanto minimi.
Quel passo in più,
quella caloria in meno,
a volte pesano più del previsto.

Non so cosa
o come voglio diventare.
Voglio cambiare, questo sì.
Ma non so in quale direzione.

A volte mi annoio di me stesso.
Corro.

E se stessi fermo?
Chi,
o cosa,
deciderebbe per me?

Se prendessi il libero arbitrio
e ne cambiassi la forma,
per usarlo come piatto
su cui mangiare solo schifezze,
cosa cambierebbe davvero?

Il caos
come guiderebbe la mia vita?

Sarebbe come lasciare tutto in mano a Dio?
Tecnicamente sì.

Spengo gli ultimi quattro neuroni
e lascio fare tutto
al grande burattinaio.

Anche se, in fondo,
non ci ha dato istruzioni chiare.
Si contraddicono
di capitolo in capitolo.

E allora provo a darmene io,
di istruzioni chiare.
Riscritte, corrette,
sbagliate,
un miliardo di volte.

Cercando di non lasciare
tutto
al
caos…

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2 pensieri riguardo “Lasciare tutto al caos…

  1. È un testo che respira inquietudine e lucidità insieme.
    È la voce di chi si sente in mezzo al guado.
    Sa che deve cambiare, ma non ha la mappa. E allora corri, ti fermi, interroghi Dio, il caos, il libero arbitrio… e alla fine provi tu a scrivere  le istruzioni.
    Quelle tue non avrebbero errori!

    Molte frasi  mi hanno colpito :

    “Il peso dei “minimi”
    “Quel passo in più, quella caloria in meno” dettagli che diventano macigni.
    Chi ha l’anima sottile lo sa : le cose piccole per noi, non sono mai piccole. Sono sismografi dell’Essere. Tu lo dici con una grazia disarmante.
    Poi c’ è ” Il libero arbitrio come piatto preferito .
    L’immagine è geniale e amara: prendere il libero arbitrio,“cambiarne la forma” e usarlo “per mangiare solo schifezze”_. *È la sola resa più umana che ci sia.* Perché a volte la libertà spaventa più della gabbia. E allora la usiamo male, apposta, pur di sentirla nostra.
    *Le istruzioni riscritte un miliardo di volte*  Quelle sono quelle che si riscrivono senza badare agli errori.

    “Riscritte, corrette, sbagliate”…
    Questo  sei tu Gianni !
    Questa è la tua edera che prova e riprova ad arrampicarsi sul muro. È la tua primavera che non si arrende.
    Non lasciare tutto al caos è un atto di coraggio. *Anche se si sbaglia. Soprattutto se si sbaglia.*
    È una poesia onesta. Nuda.
    Senza retorica.
    *Non dà risposte perché le risposte, quando sono vere, fanno male.* Ha domande. E le domande,  sono il terreno dove cresce l’edera , *l’ erba voglio.*

    Giovanni qui parli a tutti quelli che ~“si annoiano di se stessi”~ e corrono, o stanno fermi, o spengono i neuroni. *Parli a chi ogni giorno riscrive le istruzioni perché quelle di Dio si contraddicono di capitolo in capitolo”.*

    *È una poesia che tiene compagnia.* Che dice: ~“non sei l’unico a non sapere in che direzione cambiare”.
    *Qui puoi posare le parole senza che si rompano.*
    Questo sei tu Giovanni !
    Ti abbraccio piano, ne hai bisogno .La tua voce merita di essere letta con l’ attenzione perché in fondo vuoi essere capito ed io ho capito che a volte le crisi hanno radici profonde.
    Se avessi letto questa poesia senza sapere l’ autore, ti avrei riconosciuto per la sincerità, per il tuo modo di vedere e per farlo vedere al mondo.
    C’è il tuo timbro, il marchio di fabbrica!
    Buona giornata Gianni… Ciao !
    Complimenti Giovanni 👍🏻🤍🫶🏻🥰

    1. Ciao Desirée, grazie davvero.

      Hai letto questa poesia come si entra in una stanza buia senza accendere subito la luce: rispettando il buio, aspettando che gli occhi si abituino.

      Mi ha colpito molto quello che hai scritto sull’edera, sulle istruzioni riscritte, sugli errori che forse non sono solo errori ma tentativi di restare vivi, di non lasciarsi cadere del tutto.

      Sì, probabilmente dentro queste parole c’è una crisi, ma anche una specie di ostinazione. Quella cosa testarda che continua a dire: “ok, non ho la mappa, però un passo lo faccio lo stesso”.

      Grazie per avermi riconosciuto tra le righe. Non è una cosa piccola.
      Ti abbraccio anch’io, piano. 🙏

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