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Etere…

Ho visto fogli urlare
Disegni che disturbano solo perché esistono
Tratti talmente pesanti da ferire il foglio
Senza strapparlo

Semplicemente c’è troppa matita
Troppo peso
Troppe sfumature

Li chiamano malati.
Psicopatici.
Solo perché urlano in modo diverso
Reale

A volte le mie parole sono come quei disegni
Troppo pesanti per essere ignorate
Troppo pregne di inchiostro
Per un fragile foglio di carta

Ecco perché affido le mie parole alla rete
Cercando di non restarci intrappolato.

Di liberarmi.

Grazie a parole
Che tagliano…

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Risposte

  1. Avatar @desire760

    Ciao Giovanni affidi le tue parole all’etere, come se volessi liberarle e farle vivere di vita propria.  È un po’ come se stessi dicendo che le parole, una volta scritte, prendono il loro percorso e possono toccare gli altri in modi inaspettati.  Fai riflettere su come le parole possano essere un ponte tra le persone, anche se non si conoscono direttamente per creare un ponte di connessione.
    Naturalmente quando si esprime qualcosa che il foglio stesso sarà incapace di imprimere quello che si sta provando allora l’ unica maniera di potersi esprimere è rimandare tutto all’ etere.
    La tua poesia  è potente e bella ! Anch’io nella poesia che hai avuto già modo di leggere , quella che ho postato l’ altro ieri, ho anche espresso la stessa medesima cosa riguardo alla potenza e alla furia che può avere la parola.
    Mi fa riflettere su come a volte le nostre parole e i nostri pensieri possano essere troppo intensi per essere contenuti su un foglio .L’immagine dei disegni che “disturbano solo perché esistono” è incredibile. E il finale, con l’idea di affidare le parole alla rete per liberarsi… è come un grido di libertà.
    La potenza con cui scriviamo è parimenti a ciò che proviamo, ma è difficile che possa arrivare a tutti con la stessa intensità.
    Buona giornata Giovanni, un abbraccio, ciao !🤗🤍👍🏻🫶🏻

    1. Avatar fuoconero78

      Ciao…

      forse sì, le affido all’etere proprio perché sul foglio a volte mi stanno strette.
      Il foglio è piatto, l’emozione no.

      Quando scrivo e poi pubblico è come se aprissi una finestra: non so chi passerà sotto, non so chi alzerà lo sguardo. Le parole smettono di essere mie e iniziano a camminare da sole. Alcune inciampano, altre trovano casa in qualcuno. Ed è lì che succede la magia: non nel testo, ma nell’incontro.

      Hai ragione quando dici che certe cose non stanno dentro la carta. Ci sono pensieri che bruciano troppo, che fanno pressione, che disturbano “solo perché esistono”. E allora l’etere diventa uno spazio più grande, più elastico. Non è fuga, è espansione.

      Mi piace molto quello che dici sulla potenza e sulla furia della parola. È vero: scriviamo con la stessa intensità con cui sentiamo. Poi però l’impatto cambia da persona a persona. Una parola che per me è una scossa, per un altro può essere solo un sussurro. E va bene così. Non dobbiamo arrivare a tutti allo stesso modo. Basta arrivare a qualcuno, davvero.

      Grazie per aver letto così a fondo.
      Quando una poesia genera questo tipo di riflessione, il ponte esiste già.

      Un abbraccio 🤍

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