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Il pulibile

Mani sporche di inchiostro che si lavano in un lavandino con un sapone nero, simbolo della scrittura come forma di pulizia interiore e poesia contemporanea.

Ogni giorno
mi sporco le mani e l’anima.

Non importa se di terra
o di tristezza.
Mi sporco.

Cammino, tocco, vivo,
e qualcosa resta addosso
anche quando non lo voglio.

E forse l’unico modo per pulirmi
è un sapone fatto di inchiostro,
con cui strofino piano
quello che pesa
senza fare rumore.

Scrivo
non per cancellare,
ma per lasciare un ricordo
nel punto esatto
in cui fa male.

E quando evapora
non salva tutto,
non guarisce ogni cosa,
non mi rende migliore.

Ma pulisce il pulibile.
Il resto
imparo a portarlo.

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Risposte

  1. Avatar @desire760

    Ciao Giovanni, non so se è questa la poesia, ma me lo dirai poi tu:
    Questa poesia è potente ! Credo che tu stia parlando di come la scrittura sia un modo per te di elaborare le emozioni e le esperienze difficili, di come ti “sporchi” con la vita e poi usi l’inchiostro per pulirti, per lasciare un segno di ciò che hai vissuto.

    La parte che mi colpisce di più è “Scrivo non per cancellare, ma per lasciare un ricordo nel punto esatto in cui fa male”. Sembra che la scrittura sia un modo per te
    di riconoscere e onorare il dolore, più che cercare di cancellarlo.

    Forse vuoi che io possa capire che la poesia è un modo per te di affrontare la vita e le sue difficoltà, e poi elaborare per cercare di pulire tutto quello che ha sporcato.
    Ti dico con semplicità che anch’io scrivo per elaborare e scaricare la tensione di quando quello che mi succede mi appesantisce l’ Essenza.
    Per me scrivere è elaborare anche il dolore, la sofferenza e l’ instabilità. La poesia mi piace e fai bene a scrivere perché scrivere è la nostra terapia migliore.
    Sereno Pomeriggio Giovanni, un abbraccio, ciao 🙋🏻🤍🫶🏻👍🏻

  2. Avatar fuoconero78

    Ciao 🤍
    grazie davvero per quello che hai scritto, l’ho sentito tutto.

    Sì, hai colto il senso.
    Questa è la seconda poesia in cui parlo di quello che chiamo il secondo problema.
    L’altra è “Tabula rasa”.
    Sono due testi diversi, ma nati dallo stesso punto: non dall’idea di cancellare, ma da quella di restare, anche dove fa male.

    Scrivo non per pulirmi davvero, ma per non far finta che lo sporco non esista.
    L’inchiostro non lava, segna. E per me è l’unico modo onesto di attraversare certe cose.

    Mi fa molto bene sapere che anche per te la scrittura è elaborazione, scarico, respiro.
    In fondo è questo: una terapia imperfetta, ma sincera.
    Non guarisce, però tiene in vita.

    Grazie ancora per l’attenzione e per la delicatezza con cui hai letto.
    Un abbraccio grande,
    Giovanni 🤍

  3. Avatar Vincenza63

    Pienamente espressiva e dolorosa

    1. Avatar fuoconero78

      Grazie di cuore. A volte il dolore non va spiegato, solo lasciato passare attraverso le parole. Se arriva, allora ha senso scrivere.

      1. Avatar Vincenza63

        Sono pienamente d’accordo.

      2. Avatar fuoconero78

        grazie infinite

  4. Avatar @desire760

    Quando scrivi alla fine il” resto imparo a portarlo” è come se dicessi che impari a sopportare, impari a farti scivolare quello che non riesci a pulire… Questo avevo scordato a scriverlo.
    Quando leggo poi riflettendo riesco a capire anche cos’è che prima non avevo visto, è come se avessi trovato un altro anello della stessa catena…Ok… Dolce Sera Giovanni, scrivi bene e col tempo riuscirai a farti conoscere di questa pianta che pare muta…Un abbraccio 🤗🤍👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻Sei stato bravo!

    1. Avatar fuoconero78

      Grazie per aver letto così a fondo. “Imparare a portarlo” è esattamente questo: non cancellare, ma convivere. Quando una poesia accende un pensiero nuovo, per me ha già fatto il suo lavoro.

  5. Avatar @desire760

    Ho scritto in velocità: dovevo scrivere ” riuscirai a farti conoscere su questa piattaforma che pare muta”🙏🏻👍🏻

    1. Avatar fuoconero78

      Grazie davvero, e sì… qui sembra tutto muto, ma leggere parole come le tue fa sentire meno soli. Un abbraccio

  6. Avatar @desire760

    Ti farò compagnia, mi connetto per tempo brevi, ma ti farò visita , tanto la porta è aperta e non devi scomodarti manco ad aprire e non devi offrire manco il caffè 😅.
    Alla prossima poesia… Grazie Giovanni , ciao !👍🏻🙏🏻🤗🫶🏻

    1. Avatar fuoconero78

      Grazie davvero 😊
      La porta resta aperta, senza cerimonie e senza caffè obbligatori. Le visite silenziose sono spesso le migliori.
      A presto, alla prossima poesia. Un abbraccio 🤍

  7. Avatar Manuela Di Dalmazi

    Molto vera questa poesia, un inno intimo e crudo alla sporcizia inevitabile della vita, che si attacca alle mani e all’anima come terra o tristezza, senza distinzioni.
    Sei riuscito a catturare quel senso di resa al peso dell’esistenza, quel qualcosa resta addosso anche quando “non lo voglio” che rende ogni verso un graffio autentico sull’anima.
    L’immagine del sapone d’inchiostro è geniale, non un pulitore miracoloso, ma uno strumento gentile per strofinare il dolore in silenzio, lasciando un ricordo nel punto esatto in cui fa male.
    Scrivi per tramandare, per dare forma al male senza illusioni di guarigione totale. “Pulisce il pulibile” è un imparare a convivere con le cicatrici.
    Una poesia che restituisce al dolore la sua forma più vera e sopportabile.🌹

    1. Avatar fuoconero78

      Grazie davvero.
      Hai colto esattamente il punto: non c’è redenzione, non c’è miracolo, solo il tentativo onesto di non lasciare che lo sporco resti muto.
      Scrivere, per me, è proprio questo: non lavare via tutto, ma dare un nome a quello che resta addosso, renderlo almeno abitabile.
      Se qualcosa di questo è arrivato, allora quel “sapone d’inchiostro” ha fatto il suo mestiere. 🌹

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