Le tue emozioni mi hanno aperto
come un corpo sul tavolo sbagliato.
Non c’era anestesia,
solo mani che sapevano dove strappare.
Ora mi osservano dall’alto,
con i guanti puliti,
e annotano il danno
come fosse una causa naturale.
La mia anima è uscita a forza,
ancora calda,
lasciata ovunque:
sui muri,
sul pavimento,
nell’aria che non riesco più a respirare.
Le lacrime non cadono,
filtrano,
mescolate alla delusione
che già sa di marcio.
Le emozioni, come le viscere,
non dovrebbero essere esposte.
Sembra una scena di Romero.
Ma il vero orrore
è che sto ancora respirando.

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