Ogni sera, poco prima che il sole s’abbassasse dietro le creste, una volpe si fermava sul ciglio del campo a guardare.
Non per fame. Non per paura.
Per abitudine, forse. O per quella curiosità che gli animali conservano quando il mondo cambia colore.
Da lì vedeva la strada sterrata che tagliava in due la valle. E su quella strada, quasi ogni giorno, passava lei: la ragazza coi capelli d’arancio.
Li portava sciolti, e quando il sole se ne andava a mozzicà le montagne, i suoi capelli sembravano incendiarsi per qualche secondo, come se il cielo li riconoscesse.
La volpe non sapeva niente di stagioni o amori, ma riconosceva gli odori:
castagne arrostite, bucce di mandarino, e quell’odore nuovo che ogni tanto portano le persone quando hanno qualcosa da dire e non trovano le parole.
Lei si fermava sempre un attimo, proprio accanto al muretto dove la volpe la spiava nascosta. Guardava l’orizzonte e sorrideva. Poi tirava su il cappuccio, come a proteggersi da un pensiero che faceva corrente dentro.
Intanto il cielo perdeva i colori, come un pittore che si stufa e butta via la tavolozza.
L’arcobaleno del giorno si scoloriva, eppure, in quel momento, la volpe pensava che una luce restasse — la luce degli occhi di lei.
Una luce calda, viva, che non sapeva di tramonto ma di ritorno.
Ogni tanto la volpe la seguiva per un tratto, tra gli alberi spogli, attenta a non farsi scoprire. Non per istinto, ma per compagnia.
Era come se camminassero insieme dentro un autunno che non faceva paura.
E quella sera, mentre l’aria sapeva di legna e pioggia lontana, la ragazza si fermò ancora.
“Chissà se domani piove,” disse a nessuno.
La volpe inclinò la testa. Non capiva le parole, ma riconosceva la voce.
C’era dolcezza, e un po’ di stanchezza, ma soprattutto quella cosa che gli animali sentono meglio di noi: l’attesa.
Poi lei sorrise, guardò verso il sole che scendeva, e aggiunse piano:
“Perché tanto, quando passi te, è sempre luglio.”
La volpe rimase ferma a lungo, anche dopo che lei scomparve dietro la curva.
E per la prima volta, non guardò più il tramonto. Guardò la strada.
Aspettando.

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