
Sembra una barzelletta, ma è realtà: in Argentina, un gruppo di scienziati ha davvero equipaggiato alcune mucche con piccoli zaini trasparenti collegati a tubi inseriti nello stomaco.
Lo scopo? Catturare il metano prodotto durante la digestione, per studiarlo e riutilizzarlo come fonte di energia pulita.
Ogni mucca, nel corso di una giornata, può produrre fino a 300 litri di metano, un gas serra più potente dell’anidride carbonica.
Gli zaini servivano a misurare quanto si potesse recuperare e, in alcuni esperimenti, il gas veniva effettivamente usato per alimentare un fornello da campo.
L’immagine era surreale: pascoli verdi, cielo azzurro e decine di mucche con uno zaino che sembrava uscito da un film di fantascienza.
C’era chi rideva, chi si indignava, chi invece applaudiva l’idea.
Perché a volte la scienza, per salvare il pianeta, deve prima sembrare folle.
“La cosa più strana dell’umanità,” scrisse un ricercatore,
“è che non ci spaventa distruggere la Terra,
ma ci fa ridere chi prova a salvarla in modo strano.”

Voglio credere a questo esperimento e ti domando: se fosse applicato agli umani che ne diresti? Non sarebbe una forma di tortura?
Purtroppo, come spiegato nel post, si tratta di un male necessario.
L’idea ha una doppia valenza: da un lato permette di recuperare gas naturale dalle mucche anziché estrarlo dal sottosuolo con metodi molto più invasivi; dall’altro contribuisce a ridurre l’effetto serra.
Va anche detto che gli animali non soffrono: durante la riproduzione o l’inseminazione artificiale vengono già inseriti strumenti (o addirittura braccia intere) senza che mostrino segni di dolore o fastidio. Per questo motivo, il tubo in questione non rappresenta per loro un particolare disagio.