
Il 10 settembre 1945, in un ranch del Colorado, un contadino di nome Lloyd Olsen decise di preparare la cena per la suocera.
Scelse un pollo, lo mise sul ceppo e… zac! — ma il destino aveva altre idee.
Il pollo, ribattezzato Mike, semplicemente non morì.
Senza testa, continuò a camminare, a tentare di beccare e perfino a emettere suoni simili a un gorgoglio spettrale.
Il segreto? L’accetta aveva mancato la giugulare, lasciando intatto parte del cervello e un orecchio (forse quello buono).
Olsen, più stupito che spaventato, lo nutriva con un contagocce di latte e cereali direttamente nell’esofago.
Mike non solo sopravvisse, ma divenne una celebrità americana, viaggiando per fiere e circhi come “The Headless Wonder Chicken”.
Guadagnava più di molti attori di Hollywood.
Morì solo un anno e mezzo dopo, soffocato da un chicco di mais — un destino ironicamente “culinario”.
Morale: a volte la testa serve, ma non è tutto.
