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Obsolescenza programmata

Ci vendono la giovinezza come un aggiornamento automatico.
Ogni tanto ti svegli e scopri che la tua versione è già vecchia.
Che le tue emozioni non sono più compatibili con il nuovo formato dell’amore.

Ti dicono “basta reinventarsi”,
ma nessuno spiega come si fa a reinstallare la fiducia.
Così viviamo in modalità provvisoria,
senza audio, senza colore, con la batteria quasi scarica.

Ci cambiano come cover,
ci sostituiscono per noia,
e ci chiamano fragili —
come se non fossimo stati progettati per rompersi.

Ogni tanto penso che la vera obsolescenza non sia nei telefoni,
ma nei sentimenti.
Quando smettiamo di sentirci necessari,
andiamo in stand-by da soli.

Eppure, ogni tanto, qualcuno ti trova ancora.
Ti accende.
E anche se il sistema traballa,
tu riparti lo stesso —
con mille errori e un solo messaggio sullo schermo:
“La vita non è più supportata, ma continua a funzionare.”

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