[Intro – parlato / lento]
Non ho scalpelli, né marmo, né tela.
Solo inchiostro, e quello che resta di me.
Ti scrivo per darti forma,
come se il silenzio fosse creta.
[Strofa 1]
Ti ho vista passare tra versi e sigarette,
coi sogni infilati in tasca come lamette.
Ogni parola che tocco, diventa te,
come se fossi il motivo per cui scrivo ancora, anche se.
Mi dicono “lascia stare, è solo follia”,
ma tu sei la mia scultura di poesia.
Ti scolpisco piano, con dita di carta,
perché l’anima — la mia — non è spenta.
[Ritornello]
Sei la mia scultura di poesia,
ogni parola leviga la malinconia.
Ti creo da zero, ma sembri infinita,
sei la forma che ha preso la mia vita.
Scultura di poesia,
un colpo, una carezza, un’anatomia.
Ti scrivo col cuore, ma anche con paura,
perché ogni verso ti rende più vera,
e piĂą mia.
[Strofa 2]
Hai la pelle che sa di bozza incompiuta,
ma ogni crepa ti rende piĂą assoluta.
Io non cerco l’applauso, né la cornice,
solo un frammento di te che non finisce.
Ti ho scritta mille volte, cancellando la mia metĂ ,
perché la perfezione non esiste — e tu lo sai già .
Non sei musa, né salvezza o magia,
sei carne che diventa sinfonia.
[Ritornello]
Sei la mia scultura di poesia,
ogni parola leviga la malinconia.
Ti creo da zero, ma sembri infinita,
sei la forma che ha preso la mia vita.
Scultura di poesia,
un colpo, una carezza, un’anatomia.
Ti scrivo col cuore, ma anche con paura,
perché ogni verso ti rende più vera,
e piĂą mia.
[Bridge – parlato / emozionale]
Non c’è marmo che tenga,
quando ti penso.
Le mie mani tremano — ma incidono.
E ogni riga che scavo, sanguina un po’ di me.
[Finale – lento, sospeso]
Ti scrivo perché non so fermarmi,
perché l’amore non si dice — si scolpisce.
E se un giorno qualcuno leggerĂ tra le mie righe,
vedrĂ il tuo volto,
nascosto nel rumore delle mie parole.
Scultura di poesia…
sei tu.
