Cammino senza meta, ma con un ritmo preciso.
Non vado da nessuna parte, eppure ogni passo mi porta più lontano da quello che ero.
Forse è questo crescere: smettere di cercare approvazione e cominciare a respirare, anche quando l’aria fa male.
In ogni attimo che passa sento tutto.
Le parole, le persone, i silenzi che pesano più dei rumori.
Mastico aria e rancore come se avessero lo stesso sapore — e forse è così.
Respiro la gente che incontro, e a volte mi sembra che il mondo intero mi entri nei polmoni, solo per vedere quanto posso sopportare.
Non so se sono buono o cattivo.
Credo dipenda da chi mi guarda, da cosa vede.
C’è chi scambia il silenzio per arroganza, chi la sincerità per rabbia.
Io so solo che faccio di testa mia.
Non per orgoglio, ma perché quando ho seguito i consigli degli altri, mi sono perso.
E adesso…
lascio che sia quel che sia.
Ho capito che la parte più visibile di me è solo la punta dell’iceberg.
Tutto il resto è sotto, nascosto, pesante.
Ciò che voi chiamate educazione e rispetto, spesso è solo paura di mostrare la verità.
Io la paura ce l’ho, ma non la nascondo.
La tengo nel petto, accanto al fuoco che mi tiene vivo.
I vostri consigli li ascolto — ma non li seguo.
Perché ogni volta che cerco sicurezza, qualcosa in me si spegne.
Distruggerò pure il mio luogo sicuro,
ma lo farò con il mio futuro, non con quello che avete scelto per me.
Pago sempre io, anche per gli altri.
Eppure, se i semi sono miei, anche i frutti lo saranno.
A volte alzo lo sguardo e ascolto i miei occhi.
Sì, li ascolto davvero.
Guizzano nel cielo come pesci spaventati, e non importa se è nuvoloso o sereno: cercano spazio, respiro, significato.
Si chiedono quale sia il plurale di “stelle”.
Forse è “universo”.
Forse è “noi”.
Non serve avere la pelle di un colore diverso per essere giudicati.
Basta essere diversi.
Basta essere.
Ho visto persone sorridere solo per essere accettate,
e altre farsi odiare pur di restare vere.
Il pregiudizio è una pietra che pesa quanto la terra.
E la guerra più feroce è sempre quella che combatti dentro.
A volte mi dicono che dovrei fidarmi di più, che dovrei essere più “adatto”.
Ma adatto a cosa?
A un mondo che ti insegna a nasconderti per sopravvivere?
Io non voglio sopravvivere. Voglio vivere.
Voglio farlo anche se sbaglio, anche se brucio, anche se cado.
E allora ascolto solo me stesso.
Non per arroganza — per istinto.
Perché, in fondo, il risultato è sempre lo stesso:
che io sia giusto o sbagliato, sono comunque io.
Sorrido, ma non per compiacere.
Sorrido perché ho capito che l’iceberg non è freddo: è vivo, e dentro c’è un fuoco che non si spegne.
Quello che non vedete… è ciò che mi tiene in piedi.
E se il mondo continua a colpire, io continuerò a germogliare.
Perché sì —
sono io quello che paga per tutti.
Ma i miei semi daranno i miei frutti.
