Introduzione
Una “O” sola divide Dio dal Bene.
Eppure in quella lettera ci siamo persi tutti: religioni, ideologie, rivoluzioni, perfino la pace.
Questo racconto nasce da una canzone — ma racconta molto più di una nota: racconta un mondo che prega e impreca allo stesso tempo.
Una “O”.
Una lettera che separa Dio dal Bene.
Una differenza piccola come un battito, ma abbastanza grande da farci perdere secoli.
Le strade erano ancora bagnate di pioggia e propaganda.
Nei bar, la gente parlava di fede come si parla di calcio: con rabbia, con appartenenza, senza memoria.
Tutti convinti di essere nel giusto, ognuno col dito puntato, e una mano — l’altra — sempre pronta a colpire.
Avevo smesso di capire quando avevano cominciato tutti a credere.
E non a credere in qualcosa, no: a credere contro qualcuno.
Le preghiere erano hashtag, i sermoni podcast sponsorizzati.
La pace, un filtro da mettere sotto un post.
Mi trovavo nel mezzo, come sempre.
Tra i poli opposti, tra chi diceva che Dio è tutto e chi giurava che Dio è niente.
Io non sapevo più cosa fosse Dio, ma sapevo che la differenza tra “God” e “Good” era solo una O, eppure quella O pesava come un mondo.
Una rotella minuscola nel meccanismo arrugginito dell’umanità.
Avevamo provato con l’odio, con le croci, con le bandiere, con le bombe.
Avevamo provato anche con la speranza, ma quella si era stancata prima di noi.
E così restava il rumore: quello sì, non manca mai.
La televisione parlava di eroi e martiri, ma nessuno parlava di chi si limitava a sopravvivere.
Lì, tra l’indifferenza e la fede a rate, tra il santo e il furbo, cercavo un punto fermo.
E forse lo trovai nel riflesso di una vetrina sfondata, dove il mio viso sembrava diviso in due metà: una che pregava, l’altra che bestemmiava piano.
Ho capito che non volevo scegliere.
Non tra Dio e il Bene, ma tra essere cieco o guardare troppo.
Ho scelto il dubbio, che almeno non uccide.
Il mondo intorno continuava a girare, lento come un disco rigato.
Le guerre erano passate al digitale, le armi alle parole.
La gente combatteva nei commenti, sanguinava nei messaggi vocali.
E mentre tutto crollava, un pensiero mi rimase addosso:
Forse Dio non è morto.
Forse si è solo iscritto ai social, per vedere come finisce.




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