“Perché stai lì con la colla in mano?”
Gli chiedo, e lui non risponde.
Il vetro è rotto, e non tornerà mai trasparente.
Puoi rimettere insieme i pezzi, sì, ma resterà pieno di cicatrici, di riflessi sbagliati, di linee che ti ricordano ogni volta dove si è spezzato.
Le vecchie del mio paese farebbero lo stesso.
Ogni mattina vanno in chiesa con l’aria stanca di chi vuole convincere Dio a cambiare idea.
Portano con sé più peccati che speranze, più polvere che fede.
Eppure continuano a credere che l’acqua santa basti a lavare via un passato che non si lascia pettinare.
Anch’io, in fondo, non sono tanto diverso.
So che la battaglia è già stata persa — eppure continuo a combatterla.
Mi sento un Don Chisciotte fuori stagione, senza cavallo né mulini a vento, solo un po’ di pancia da contenere e qualche sogno di troppo da difendere.
Il desiderio non muore mai,
è una brace che finge di essere spenta.
La passione, invece, muore eccome.
Si svuota piano, come una noce guasta che non profuma più di niente, ma resta lì, attaccata all’albero della memoria.
Ripenso a noi.
Anzi, a te.
E un po’ a me.
Io cammino sul bordo di una vita che non mi vuole,
tu cammini su una che non mi contempla.
In mezzo, solo lo smog dei ricordi e la polvere dei giorni che non hanno più un senso.
La verità è che ho finito da tempo la brace ardente.
Non riesco più ad affrontare il presente senza rivederti in controluce.
Il tuo ricordo è come una pistola scarica: non uccide, ma fa ancora paura.
Eppure non mi arrendo lo stesso.
Non per fede, né per orgoglio.
Forse per abitudine.
Forse perché a modo mio, ci credo ancora.
Il desiderio non muore mai.
È un fuoco che non spegnerai,
anche quando non scalda più,
anche quando illumina solo quello che resta:
le battaglie perse,
e la voglia — ostinata, inutile, bellissima —
di combatterle ancora.
