Piani B

Alla fine questo sorriso al contrario è quello che mi resta.
Non perché sia triste, ma perché sono al contrario,
e la gravità decide un po’ tutto,
anche se non ho ancora letto il regolamento.

Il piano A mi ha fatto imitare un meteorite:
scenografico, certo, ma con un pessimo finale.
Il piano B? Di solito fa schifo.
Tipo quando cerchi di ordinare una pizza e il forno è rotto,
così ti rifilano l’insalata mista.

Il palazzo mi scorre accanto.
In una finestra ho visto un pianoforte.
Un piano, su un piano, mentre penso a un piano.
Un piano a matrioska.
Mi viene quasi da bussare per chiedere:
“Scusi, potrei usare le corde come rete di sicurezza?”
Ma a questa velocità mi affetterebbero.
E magari mi suonerebbero pure il Requiem in diretta.

E allora rido,
perché la fantasia è sempre più veloce della caduta.
Ma sotto il riso rimane l’eco,
un pensiero che non smette di cadere con me:
nessun piano regge davvero.
Ogni alternativa si spezza come vetro,
ogni idea evapora prima dell’impatto.

Alla fine tutti i piani,
dal più brillante al più disperato,
convergono sempre nello stesso punto.

Il piano terra.

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