A volte ci avviciniamo,
con le mani tese e il cuore nudo,
come chi offre il petto
dove batte più forte,
senza scudi.
Crediamo che la vicinanza
sia cura,
che la pelle mostrata
inviti carezze,
non colpi.
Ma più ci togliamo l’armatura,
più diventiamo bersagli.
E chi ci stringe
senza saperci reggere,
ci lascia segni invisibili
che bruciano a distanza.
È il rischio dell’incontro:
potersi ferire,
solo perché
ci si è sfiorati davvero.
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