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83 esima…

fuoconero78 · ottantatreesima

83 esima…

Tump!

Tump!

Tump!

Tump!

Tump!

Sono i miei passi?

Tump!

Tump!

Tump!

Tump!

Di chi mi insegue?

Tump!

Tump!

Tump!

Tump!

Tump!

E’ il mio cuore?

Tump!Tump!

Tump!Tump!

Tump!Tump!

Mi nascondo senza fiato

cerco di guardare chi mi insegue

ha la mia faccia e i miei capelli??

scappo da me?

Ho Paura di me?

Guardo meglio mi somiglia molto…

ma forse…

non lo so…

fa una cosa che non farei mai

Uccide

mille donne

sono confuso

forse è solo una maschera

provo a fermarlo

a strappare quel viso specchiato

tolgo il viso

rimangono però due occhi rossi, luminosi

senza bocca o naso

solo due orbite cremisi

mi sento (ci sentiamo?) in colpa

anche se non ho fatto nulla

anche se non faccio parte di quel fascio d’erba

anche se sono lontano da tutto

anche se cambio pagina, come cambio le mutande

allora perché sento questo peso?

La società

non ho fatto abbastanza?

Non trovo pace o giustizia?

Forse non trovo solo il senso

e quello che sento non è colpa

è solo vuoto infinito

perché a volte soffro più delle vittime?

Io non sono in quella testa o in quelle mani

io sono dentro di me

vorrei lottare

difendere

magari anche morire

poi guardo il mondo

nessuno alza la testa

solo difese sterili

mulini con più lacrime di un oceano

leggi sbagliate

gente che si batte il petto

invece di sbattere la testa

non lo so

vorrei solo smettere di sanguinare lacrime dagli occhi

perché ogni volta che muore una di quelle donne

muoio un po anch’io…

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Risposte

  1. Avatar @desire760

    Questa poesia è un grido di dolore e di angustia, un’espressione profonda della sofferenza e della confusione che può provare una persona di fronte alla violenza e all’ingiustizia.  Il ritmo dei passi, il cuore che batte, la paura di sé stessi…
    È semplicemente un viaggio all’interno della psiche umana, dove la linea tra il bene e il male si fa sottile e incerta.

    Mi colpisce la parte in cui chi scrive si trova di fronte a sé stesso, con la sua faccia e i suoi capelli, e si chiede se è lui il persecutore o il perseguitato. È un tema molto profondo che tocca la questione della responsabilità e della colpa. Il fatto che tu ti senta in colpa anche se non hai fatto nulla, anche se non sei responsabile delle azioni degli altri, è un segno di quanto la società e la cultura possano influenzare la nostra percezione di noi stessi e del mondo.

    La parte finale, in cui  ti rivolgi al mondo e chiedi : “Perché nessuno alza la testa, perché le leggi sono sbagliate e la gente si batte il petto invece di sbattere la testa “?
    È solamente un grido di rabbia ,di frustrazione e di dolore.
    Un invito a riflettere sulla nostra responsabilità collettiva e sulla necessità di cambiare il mondo per evitare che queste tragedie si ripetano.
    È come se la violenza e l’ingiustizia fossero una sorta di rete che ci avvolge tutti, e noi ci sentissimo in qualche modo responsabili, come se avessimo contribuito a creare le condizioni perché queste cose accadessero.  È un sentimento di impotenza e di colpa che può essere molto opprimente , quasi una suggestione che fa mancare il respiro.

    Eppure, è importante riconoscere che non siamo noi a essere responsabili delle azioni degli altri, ma che possiamo fare la nostra parte per creare un mondo più giusto e più sicuro per tutti.
    La tua poesia è un invito a riflettere su questo, a non guardare dall’altra parte, a non pensare che “non è un problema mio”.
    Il problema tocca a tutti ed è di tutti o almeno chi è presente quando succedono questi fatti di violenza assistita,testimoni di una tale aberrazione tanto sconvolgente da segnarci con un marchio che sembra infamante perché nolenti si assiste a qualcosa che mai avremmo voluto assistere.

    Comunque  credo che ognuno di noi si possa sentire impigliato nella rete della violenza.  È un’immagine potente, che ci ricorda che siamo tutti connessi e che le azioni di uno possono avere un impatto sugli altri.
    Non bisogna mai voltare le spalle perché a quel punto ci rendiamo complici di quella mostruosa e devastante violenza. Bisogna avere tenerezza e empatia con chi la subisce e cercare un escamotage per  impedire che la cosa di possa ripetere.
    Mi sono dilungata , ma avrei potuto scrivere fino a domattina, ma realmente sono stanca e mi fa male la ferita.

    Buonanotte Gianni e sogni sereni 💤💤💤😴🫶🏻🙏🏻🤍 A domani !👍🏻🥰

    1. Avatar fuoconero78

      grazie davvero per questo commento così profondo, attento, umano. L’hai letto con il cuore prima ancora che con gli occhi, e si sente.
      Quel “Tump” che hai colto è proprio questo: un battito che non è solo del protagonista, ma rimbalza addosso a chi guarda, a chi resta, a chi assiste. Non volevo un mostro, ma uno specchio. E lo specchio, a volte, fa più paura di qualsiasi maschera.

      La linea sottile tra persecutore e perseguitato, tra colpa reale e colpa assorbita, è uno dei punti che più mi tormentavano mentre scrivevo. Quella domanda — “sono io?” — nasce proprio lì: nel sentirsi sporchi anche quando non si è toccato nulla, nel respirare una responsabilità che non ci appartiene ma che ci viene appiccicata addosso.

      Hai centrato anche il grido finale: non è una domanda retorica, è rabbia che non trova sfogo, è frustrazione che chiede al mondo perché preferisce battersi il petto invece di sbattere la testa contro ciò che non funziona. È l’impotenza di chi vede, sente, capisce… eppure resta con il fiato corto.

      E sì, quella rete che descrivi è reale. Invisibile, ma stretta. Non tutti ne sono colpevoli allo stesso modo, ma tutti ne siamo toccati. Voltarsi dall’altra parte è forse l’unico gesto che trasforma davvero in complici.

      Grazie anche per la tua tenerezza, per l’empatia che traspare nonostante la stanchezza e il dolore che porti. La ferita che nomini si sente tra le righe, e ti auguro davvero che possa trovare pace, almeno per stanotte.

      Buonanotte Desirè, e grazie per esserci stata dentro, fino in fondo. 🤍

      1. Avatar @desire760

        È bello quando scrivo un commento e chi lo riceve riesce a relazionarsi liberamente ampliando la tematica del discorso e riempiendo i vuoti dei tasselli mancanti e dare vita a quel dialogo che pensavi mai avresti avuto… Molti non rispondono e addirittura non lasciano manco il like.
        Certe volte mi sono chiesta : ” che stracazzolina ci faccio su questo post a cercare dialogo “?
        Quando leggo, spreco tempo e scrivo ,ma non sanno manco intrattenere una discussione su qualcosa che hanno scritto loro ,ma come deficienti se ne strafottono e non danno manco confidenza.
        Punto di domanda !
        Forse il commento è meglio della poesia?
        O ancora non sanno manco cosa hanno scritto perché stracopiano di qua e di là.Ciao Gianni !🌃👍🏻🫶🏻🤍

      2. Avatar fuoconero78

        Ciao Desirè,

        capisco benissimo quello che dici. Scrivere un commento così è già un atto di presenza, di cura, di ascolto vero. Non è affatto scontato, anzi. Purtroppo c’è chi pubblica per parlare da solo, non per entrare in relazione, e allora il dialogo diventa un fastidio invece che una possibilità.

        Per me, invece, il commento fa parte della poesia. A volte la completa, a volte la contraddice, a volte la porta dove nemmeno io pensavo potesse arrivare. Se scrivo è proprio per questo: per lasciare uno spazio aperto, non un monologo chiuso a chiave.

        Non stai sprecando tempo. Stai scegliendo di esserci. E chi sa ascoltare lo riconosce subito.
        Il problema non è se il commento è “meglio” della poesia: il problema è quando manca la voglia di guardare davvero ciò che si è scritto — e ciò che l’altro ha sentito.

        Grazie per questa tua presenza lucida e sincera. È rara, e per questo preziosa.
        Un abbraccio, Gianni 🤍

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